Annapurna, la montagna con il più alto tasso di mortalità7 min read

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annapurna himalaya

L’Annapurna è il primo Ottomila a essere scalato dall’uomo ed è considerata anche la più mortale. Con i suoi 8091 m è la decima montagna più alta del mondo.

Quando si pensa alla catena montuosa dell’Himalaya, situata in Asia Meridionale, la mente non può che correre alle sue vette che rappresentano il paradiso per gli alpinisti di tutto il mondo: si pensi all’Everest, al Lhotse, al Nanga Parbat e poi all’Annapurna, ossia quella che viene definita da molti esperti come la più mortale tra tutti gli 8000. Circa 1/3 degli alpinisti e scalatori che tenta la scalata all’Annapurna non torna vivo e tra questi compare anche l’italiano Christian Kuntner. Nonostante le difficoltà tecniche che presenta la sua ascensione, è stato il primo tra tutti gli 8000 ad essere stato conquistato al primissimo tentativo avvenuto nel 1950, segnando anche in questo caso la storia dell’alpinismo mondiale.

Alla scoperta dell’Annapurna

L’Annapurna è un massiccio montuoso himalayano situato in Nepal, nel cuore dell’“Annapurna Conservation Area” che si estende per circa 7629 Km²: l’Annapurna è alto, nella sua cima massima chiamata Annapurna I, ben 8091 mt ed è incastonato tra la Gola di Kali Gandaki, la Valle di Pokhara e quella del Marshyangdi.
L’intero massiccio ha un’estensione di 55 km ed è composto da altre vette sotto gli 8000 mt di altezza, che sono l’Annapurna Sud, la Gangapurna, l’Annapurna IV, l’Annapurna III e l’Annapurna II.

Il suo nome è strettamente legato alla divinità Indù Annapurna, legata al nutrimento e al cibo in abbondanza: questo riferimento è probabilmente relativo ai torrenti che, proprio dai piedi del massiccio montuoso, si stendono rendendo fertili le valli circostanti. Dai ghiacciai dell’Annapurna, posti sui pendii nord-occidentali, viene alimentato il tumultuoso fiume Kali Gandaki che, attraversando l’intero Himalaya, ha scavato una delle più profonde gole del pianeta.

Scalare l’Annapurna non è un’impresa facile per via delle pareti molto ripide, delle condizioni meteorologiche spesso avverse con tanto di fitte nevicate e soprattutto a causa delle valanghe e del crollo di formazioni di ghiaccio chiamate seracchi, che spesso sorprendono gli scalatori. Certamente il periodo migliore per l’ascensione comprende il mese di ottobre, aprile e maggio, dunque ben lontani dalle intemperie monsoniche. Alpinisticamente parlando l’Annapurna è uno dei 14 Ottomila più mortale e pericolosi da scalare. Fra gli alpinisti famosi che qui hanno perso la vita ricordiamo Anatolij Bukreev. 

La prima salita dell’Annapurna

La vetta dell’Annapurna è stata conquistata nel 1950 senza precedenti tentativi fallimentari, che invece hanno riguardato ad esempio il Nanga Parbat e l’Everest. Si dovette però attendere il lasciapassare nepalese per poter raggiungere l’Annapurna e in generale il Nepal: prezioso è stato il lavoro diplomatico che la dinastia Rana fece con gli Stati Uniti d’America. All’inizio fu concesso l’ingresso in Nepal solo per motivi scientifici e solo successivamente il Paese fu aperto agli alpinisti: i primi ad arrivare furono i francesi Marcel Schatz, Jean Couzy, Gaston Rébuffat, Louis Lachenal e Lionel Terray, guidati da Maurice Herzog e accompagnati da un medico, un cineasta e ben otto portatori di acqua.

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Partiti dalla Francia alla volta del Nepal il 30 marzo dell’anno 1950, ci impiegarono un mese per esplorare il territorio e scegliere di scalare l’Annapurna, avendo la loro base a Tukucha. Era una sfida ardua la loro, visto che si apprestavano a scalare la decima montagna più alta del mondo senza praticamente avere mai avuto esperienza con gli 8000 ma solo con i 4810 mt di altezza del Monte Bianco. Erano però spinti dalla voglia di riprendersi la vita in mano dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e di dare un moto di orgoglio alla propria nazione francese.

Il 22 maggio raggiunsero così il campo base all’ombra della parete nord, proseguendo velocemente e fissando man mano ben cinque campi base fino a 7400 mt di altezza. A conquistare la vetta furono Lachenal ed Herzog, coprendo in otto ore e senza bombole d’ossigeno, gli ultimi 680 mt. Certamente una volta in vetta ridiscesero in fretta per le condizioni proibitive, ma la loro impresa fu straordinaria e in patria furono accolti come veri eroi.

Le principali vie alpinistiche

Grazie alla prima e vittoriosa spedizione del 1950, fu segnata la via alpinistica principale seguita ancora oggi dagli scalatori che vogliono raggiungere la vetta dell’Annapurna, ovvero dalla parete nord. Proprio su questo versante è presente la Falce, ossia uno dei più pericolosi tratti della scalata, un labirinto che si snoda a quasi 7000 mt di altezza, tra pericolosi seracchi di ghiaccio che da un momento all’altro possono staccarsi.

Circa vent’anni dopo fu Chris Bonington ad ascendere l’Annapurna dall’ostico versante opposto, assieme a Ian Clough (l’unico della spedizione a perdere la vita), Dougal Haston e Don Whillans: furono questi ultimi due a raggiungere la vetta, senza usare le bombole di ossigeno in loro possesso e aprendo la via ad innovative tecniche di alpinismo accolte in maniera entusiasta in patria.

A passare alla storia è stata anche la prima scalata invernale dell’Annapurna, avvenuta il 3 febbraio del 1987: a compierla, sfidando i rigori dell’inverno himalayano, sono stati Artur Hajzer e l’esperto Jerzy Kukuczka, che già si era distinto in scalate invernali di alcuni 8000 dell’Himalaya. Toccarono gli 8091 mt di altezza dell’Annapurna alle ore 16 del pomeriggio e tornarono al campo base nel cuore della notte.

Altre vie aperte sull’Annapurna

Fra le numerose vie aperte su questa montagna segnaliamo le suguenti:

  • 1974 – il 29 aprile gli spagnoli José Manuel Anglada, Emilio Civís e Jorge Pons aprono una nuova via (via degli Spagnoli) sul versante nord.
  • 1977 – In autunno una spedizione olandese apre una variante al tracciato dei primi salitori. Via degli Olandesi.
  • 1981 – Il 23 maggio Maciej Berbeka e Bogusław Probulski, membri della spedizione organizzata dal Club Alpino di Zakopane, raggiungono la vetta (passando dalla parete sud) per una nuova via chiamata Zakopiańczyków.
  • 1981 – In autunno una spedizione giapponese sale per un nuovo tracciato lungo la parete sud. La loro via sale tra quella degli inglesi e quella dei polacchi.
  • 1985 – Reinhold Messner e Hans Kammerlander salgono per l’inviolata parete ovest-nordovest.
  • 2013 – Ueli Steck completa la via Lafaille, percorso visto e tentato nel 1992 da Jean-Christophe Lafaille e Pierre Beghin. 28 le ore impiegate dallo svizzero pe salire e scendere dalla montagna.

Salite importanti

  • 1978 – Vera Komarkova e Irene Miller, partecipanti alla spedizione American Women’s Himalayan Expedition, sono le prime donne a raggiungere la vetta dell’Annapurna I. Era il 15 ottobre.
  • 1984 – I catalani Enric Lucas e Nil Bohigas salgono in stile alpino la parete sud. Rimangono sulla montagna per otto giorni.
  • 1984 – Una spedizione svizzera raggiunge la vetta percorrendo l’inviolata cresta est. In cima arrivano Erhard Loretan e Norbert Joos. Dalla cima principale sono ridiscesi per la via degli Olandesi.
  • 1987 – I giapponesi Noboru Yamada, Yasuhira Saito, Teruo Saegusa e Toshiyuki Kobayashi segnano la prima invernale della via dei Britannici.
  • 1996 – Lo svizzero André Georges realizza la prima solitaria sull’Annapurna. Raggiunge la vetta passando per la via dei Francesi in sole 22 ore. Due settimane prime si era reso protagonista di un simile exploit sul Dhaulagiri.
  • 2007 – Lo sloveno Tomaž Humar realizza la prima solitaria della parete sud.

Le escursioni più belle ai piedi dell’Annapurna

L’Annapurna è al centro di due tra i sentieri da trekking più belli al mondo, uno dei quali si insinua nel Santuario dell’Annapurna: ci si ritrova a camminare in una conca glaciale di ben 40 Km, situata a 4000 mt di altezza, completamente cinto dalle vette dell’Himalaya, come se fosse una spettacolare corona di roccia.

Altrettanto emozionante è il Circuito dell’Annapurna, un percorso che attraversa paesaggi indimenticabili come la Valle del Marsyangdi, la Valle del Kali Gandaki e un’area tipicamente tibetana: nel corso dell’escursione è possibile sostare presso uno dei villaggi che si incontrano, appartenenti ai popoli locali dei Thakali, dei Manangi e dei Gerung, godendo costantemente della vista della maestosa Annapurna.

Entrambi i sentieri si possono percorrere partendo dalla città nepalese di Pokhara, piccolo gioiellino definito come la “Città dei 7 Laghi” che custodisce bellezze naturalistiche meravigliose: si pensi ad esempio alla cascata Devi’s Falls e al Lago Phewa, punteggiato dalla tipiche barche colorate chiamate doonga.

Organizzare un trekking sull’Annapurna

Il trekking al campo base dell’Annapurna è uno dei più famosi e frequentati trekking ad alta quota, percorso ogni anno da migliaia di escursionisti/visitatori appassionati di montagna e di trekking. Una volta raggiunta Kathmandu con un volo aereo la partenza del trekking inizia dalla cittadina di Pokhara. Come anticipato l’Annapurna è certamente uno degli Ottomila più difficili da scalare, con il più alto tasso di mortalità al mondo, ma organizzare un trekking al campo base non è una cosa difficile. Per chi è abituato a gestire i viaggi per conto proprio può farlo in autonomia, mentre per chi preferisce andare sul sicuro può sempre affidarsi ad agenzie di viaggi che organizzano tra l’altro trekking in giro per il mondo.

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Libri sull’Annapurna

Ecco alcuni libri che parlano e raccontano dell’Annapurna.

  • Annapurna. Cinquant’anni di un ottomila, di Reinhold Messner, CDA & Vivalda, 2000
  • Annapurna. Il primo 8000, di Maurice Herzog, Corbaccio, 2000
  • Cometa sull’Annapurna, di Simone Moro, Corbaccio, 2003
  • Prigioniero dell’Annapurna, Jean-Christophe Lafaille, CDA & Vivalda, 2007
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Annapurna. Il primo 8000
  • Herzog, Maurice (Autore)
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Annapurna: The First Conquest Of An 8,000-Meter Peak
  • Used Book in Good Condition
  • Herzog, Maurice (Autore)
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