Le Vie Normali più belle e famose delle Dolomiti19 min read

Le Vie Normali più belle e famose delle Dolomiti19 min read
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via normale

In alpinismo con il termine via normale si intende il percorso più facile per raggiungere la vetta di una montagna ed in genere è anche la prima via di salita compiuta dai primi salitori.

Non solo trekking, escursioni, vie ferrate o arrampicata in falesia, la montagna offre molto di più. Per chi inizia a muovere i primi passi nel mondo dell’alpinismo, prima di affrontare vie di roccia, potrebbe cimentarsi nelle vie normali.

In Dolomiti ce ne sono molte, alcune facili con passaggi di I° grado o poco più, altre invece che hanno anche qualche passaggio più impegnativo ed esposto per cui è necessario utilizzare imbracatura, caschetto, corda e altro materiale alpinistico utile alla progressione. Alcune vie normali infatti prevedono dei brevi tratti di arrampicata da fare assicurati con la corda e delle calate in corda doppia.

Cos’è una via normale

In alpinismo con il termine via normale si intende il percorso più facile per raggiungere la vetta di una montagna. Spesso, ma non sempre, si tratta della via seguita dai primi salitori.

Sull’intero arco alpino e sulle “nostre” Dolomiti ce ne sono moltissime di vie normali, alcune famosissime come la via normale al Monte Pelmo o la via normale dell’Antelao, ma molte altre invece sono sconosciute ai più. Basti pensare che per salire in cima a una montagna ci sono sostanzialmente tre modalità: o per una via ferrata, o facendo una via di roccia oppure una via normale.

Ovviamente la via normale non è da sottovalutare anche quelle che sembrano più facili perchè non è necessario utilizzare la corda se non per qualche breve passaggio. Spesso le vie normali sono infime e hanno passaggi esposto non proteggibili e per questo (per assurdo) molto più pericolosi di vie che prevedono l’utilizzo della corda.

Di sicuro è lo step successivo della via ferrata per un approccio alla roccia e al “mondo verticale” e in quota però occorre prestare sempre la massima attenzione ed avere la giusta preparazione fisica e tecnica.

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7 Vie Normali più belle e famose delle Dolomiti

In Dolomiti sono moltissime le vie normali, da quelle più facili alla portata di tutti dove a parte il dislivello non ci sono grosse difficoltà tecniche (basta essere escursionisti esperti senza capacità alpinistiche), a quelle più impegnative che richiedono l’utilizzo dell’attrezzatura alpinistica: corda, caschetto, imbracatura, cordini e moschettoni vari, qualche protezione come nuts o friend e se serve (in base alla stagione alla quota) anche piccozza e ramponi.

E impossibile elencarle tutte in questo articolo, perciò mi limiterò a fare una classifica di quelle che secondo me sono fra le più belle.

1) Via Normale Antelao (3.264 m)

via normale antelao
Antelao visto salendo verso la Baita Sun Bar

Descrizione

Si tratta della più alta cima del Cadore, da cui il soprannome di Re del Cadore o “Re delle Dolomiti”, terza vetta dolomitica per altezza dopo la Punta Penìa e la Punta Rocca in Marmolada. Via di salita non difficile ma che richiede condizioni adatte, assenza di ghiaccio, esperienza e molta attenzione in alcuni punti con brevi passaggi su roccia.

Per fare questa via normale si parte da San Vito di Cadore, si seguono le indicazioni per per gli impianti di risalita fino alla Baita Sun Bar (parcheggio). Da qui si percorre la strada sterrata fino al Rif. Scotter e poi, per sentiero CAI si prosegue fino alla Forcella Piccola. Dalla forcella si segue il sentiero segnato per pendio erboso fino ad arrivare a una placca bianca (La Bala) con targa in ottone. Si continua attraverso un breve camino di II+ fino all’inizio delle Laste superiori. Si prosegue tra ometti e sfasciumi fino a un altro camino (II) portandosi sul lato sinistro delle laste con pendenza tra i 40 – 45° restando vicini alla cresta. Fare attenzione alla presenza di ghiaccio o neve e ai massi instabili. Di fronte troviamo un torrione dove era situato il Bivacco Cosi, ora distrutto nel crollo del 2014 (fine laste).

Si aggira il torrione per cengia esposta e si arrampica quindi intuitivamente la facile parete alla nostra destra e per camini, diedri e salti di roccia si rimonta sulla aerea cresta sopra il torrione (pp. II+/III-) fino a un breve diedro che superiamo senza difficoltà (II). Si continua a destra sempre per traccia fino ad una grande freccia rossa e si percorre orizzontalmente il lato nord aggirando tutta la parete rocciosa fino a portarsi sul lato est per cengia esposta fino al suo termine.

Ora si risale un canale friabile ma appoggiato (ometti), si percorre un’altra crestina, ampia e con pendenze di 35/40 gradi e la si segue tutta facendo una facile paretina (II) fino alla aerea e panoramica cresta che conduce all’anticima. Dinnanzi a noi la cima vera e propria che si raggiunge scendendo per pochi metri nel lato nord (esposto) per poi risalire le facili roccette fino alla croce di vetta.

Per la discesa si percorre lo stesso itinerario. Nella parte alta e nei 3/4 delle laste superiori, sono state attrezzate delle soste con cordini e spit per eventuali brevi calate in corda doppia, utili in caso di neve e vetrato. Estrema attenzione nel percorrere a ritroso le laste superiori!

Dati tecnici

  • Tipo di percorso: traccia e roccette, passaggi su roccia
  • Difficoltà:  EE – A – II+ – PD+
  • Attrezzatura: caschetto, scarponi, imbrago, corda, piccozza e ramponi
  • Libro di vetta: SI
  • Dislivello: 2.260 m D+
  • Punti di appoggio: Rif. Galassi (2.108 m)
  • Periodo consigliato: Estate – Autunno
  • Cartografia: TABACCO N. 16 – Dolomiti del Centro Cadore – 1:25.000

Note

La via normale dell’Antelao tecnicamente non difficile ma di grande impegno fisico se fatta in giornata (consigliato il pernotto al Rifugio Galassi) e molto appagante, sia dal punto di vista visivo che alpinistico. A seconda del periodo di scalata, consiglio: ramponi, imbrago e uno spezzone di corda da 20 m per le eventuali calate a corda doppia o assicurazione. La via di salita non è difficile ma richiede condizioni adatte, assenza di ghiaccio, esperienza e molta attenzione.

2) Via normale Tofana di Rozes (3.225 m)

via normale tofana di rozes
Tofana di Rozes vista dal Rif. Giussani

Descrizione

Questa via normale è una delle più semplici in quanto priva di difficoltà alpinistiche ma che porta in cima alla Tofana di Rozes a 3.225 m di altezza. La partenza avviene dal Rif. Angelo Dibona (2.080 m) che si trova tra Cortina d’Ampezzo e il Passo Falzarego dove si parcheggia l’auto.

Dal rifugio si imbocca il sentiero CAI 403 che salendo per strada sterrata prima e per ghiaioni e massi poi arriva fino al Rifugio Giussani (2.580 m). Dal rifugio Giussani si seguono i bolli blu e rossi attraverso una zona di massi all’inizio, poi il sentiero taglia un ghiaione e un canale e da qui si seguono i bolli blu e gli ometti risalendo delle terrazze detritiche. Si continua risalendo una placca inclinata fino all’inizio del crestone NW (targa uscita ferrata Lipella). A questo punto si risale il crestone NW e poi per serpentine sul versante detritico W si giunge alla croce di vetta.

Dati tecnici

  • Tipo di percorso: sentiero e traccia segnata
  • Difficoltà:  EE – I – F+
  • Attrezzatura: caschetto, scarponi,
  • Libro di vetta: SI
  • Dislivello: 1.200 m D+ dal Rif. Dibona, 600 m D+ dal Rif. Giussani
  • Punti di appoggio: Rif. Dibona (2.080 m) e Rif. Giussani (2.580 m)
  • Periodo consigliato: Giugno – Settembre
  • Cartografia: TABACCO N. 03 – Dolomiti Ampezzane 1:25000

Note

Via normale molto semplice e quindi adatta anche ai neofiti e a chi affronta la sua prima via normale anche se si superano i 3000 metri di quota in ambiente dolomitico. Bisogna avere piede fermo e sapersi muovere agevolmente su sentieri EE in quota e avere un buon allenamento fisico. La via di salita è di fatto la via di discesa della via ferrata Lipella.

3) Via normale Piz Boè (3.152 m)

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Piz Boè e Sass Pordoi Gruppo del Sella

Descrizione

Anche questa via normale è molto semplice e alla portata di tutti ma è anche molto bella e conduce in uno dei posti più belli delle Dolomiti, in cima al Piz Boè che è il picco più alto del Gruppo del Sella. In questo percorso non c’è nessuna difficoltà alpinistica se non il dislivello e la quota che supera i 3.000 metri perciò occorre avere un minimo di allenamento sulle gambe e sui polmoni.

Chi non vuole fare molta fatica dal Passo Pordoi a quota 2.239 m può prendere la funivia che in 5 minuti porta al Sass Pordoi (q. 2950 m), da dove si prosegue il sentiero che per facili rocce porta alla forcella del Pordoi (q. 2829 m – 15 min). I più temerari invece, partendo sempre dal Passo Pordoi possono salire direttamente in forcella Pordoi attraverso il sentiero CAI 627 che in circa 1,30 h conduce alla forcella.

Arrivati in forcella si continua sempre sul sentiero CAI n. 627 fino ad arrivare dopo circa 15 minuti al bivio con il sentiero CAI n. 638. Da qui si prosegue arrivando dopo pochi minuti sull´altopiano antistante la vetta. Adesso arriva la parte più interessante ovvero l´ultima parte della salita che richiede più attenzione e passo fermo senza però preoccupare troppo. Si troveranno delle corde fisse per aiutare a superare i tratti di sentiero più esposti e in poco tempo si guadagna quota fino ad arrivare alla terrazza che precede il rifugio Capanna Fassa (q. 3152 m).

La discesa avviene per lo stesso percorso dell’andata facendo attenzione soprattutto nella prima parte che dalla cima arriva in forcella e al primo tratto di ghiaione sotto la forcella Pordoi e il rifugio omonimo.

Dati tecnici

  • Tipo di percorso: sentiero e traccia segnata
  • Difficoltà:  E (escursionistico)
  • Attrezzatura: sono sufficienti i scarponi,
  • Libro di vetta: SI
  • Dislivello: 200 m (con seggiovia), circa 1.000 m se si sale a piedi
  • Punti di appoggio: Rif. Boè (q. 2871 m) Rif. Capanna Fassa (q. 3152 m)
  • Periodo consigliato: Luglio – Settembre
  • Cartografia: TABACCO N. 06 – Val di Fassa e Dolomiti Fassane

Note

Il Piz Boè con i suoi 3.152 m è il punto più alto del massiccio del Sella e grazie alla sua posizione dominante garantisce un panorama bellissimo sui più famosi e blasonati gruppi dolomitici come il Catinaccio, il Sassolungo, le Odle, la Marmolada, le Tofane, il Pelmo, il Civetta e molti altri. Anche se la salita è relativamente semplice e alla portata di tutti occorre comunque prestare attenzione vista anche la quota elevata che si raggiunge. Per raggiungere la vetta del Piz Boè si può salire per la via ferrata Piazzetta e poi scendere per il sentiero indicato nella relazione.

4) Via normale Cima Presanella (3.558 m)

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Vista sulla Presanella nel Gruppo Adamello-Brenta

Descrizione

La via normale sud-est della Presanella è un percorso che no presenta grosse difficoltà tecniche ma è un percorso molto lungo e impegnativo che permette di raggiungere la cima a quota 3.558 m godendo di un panorama bellissimo. La partenza avviene dal parcheggio vicino alla Malga Vallina d’Amola a 2.008 m dove si prende in sentiero CAI n. 211 fino a raggiungere il rifugio Segantini ( 2.373 m) dove è consigliato pernottare.

Il giorno dopo, partendo all’alba dal rifugio, si prendono le tracce di sentiero che si dirigono verso nord-ovest in direzione di una vistosa morena che si trova nel centro del vallone fino ad arrivare sulle rocce sottostanti la vedretta di Monte Nero. Si continua a salire senza grosse difficoltà in direzione della Bocchetta di Monte Nero fino ad incontrare il piccolo ghiacciaio che, a seconda dell’innevamento, può richiedere l’uso dei ramponi. Questo è un tratto un pò delicato da fare velocemente e con attenzione.

Successivamente tagliata in diagonale la vedretta si raggiunge la roccia con passaggi di I superiore fino a raggiungere la via ferrata Monte Nero (3.070 m). La ferrata non è continua e in alcuni tratti termina. Si raggiunge una stretta cengia attrezzata, una rampa esposta e infine si arriva in cresta che è il punto più alto della via ferrata (3.165 m).

Raggiunta la Bocchetta (q. 3078 m. – ore 2,00 dal rifugio), si deve scendere nel versante opposto per circa 50 metri, calandosi nella conca della Vedretta di Nardis Orientale, per mezzo di una lunghissima scala metallica verticale dove finisce la ferrata. Si prosegue verso N-O fino al termine della valle per poi raggiungere il pianoro sopra la vedretta e il bivacco Orobica a quota 3.382 m. Si segue la traccia sul lato sinistro della cresta fino ad arrivare alla vetta della Presanella.

Il rientro avverrà a ritroso per l’itinerario di andata, fino al rifugio poi alla malga e infine al parcheggio dove si trovano le auto.

Dati tecnici

  • Tipo di percorso: sentiero e traccia segnata, via ferrata
  • Difficoltà:  EEA – A – II – PD+
  • Attrezzatura: NDA (normale dotazione alpinistica) caschetto, imbrago, scarponi, corda, piccozza, ramponi (valutare preventivamente le condizioni dell’eventuale presenza di neve o ghiaccio)
  • Libro di vetta: SI
  • Dislivello: 1.550 m D+
  • Punti di appoggio: Rif. Val d’Amola « G. Segantini » – (q. 2373 m)
  • Periodo consigliato: estate
  • Cartografia: KOMPASS N. 639 – Presanella 1:25:000

Note

La via normale della Cima Presanella, è un percorso vario, impegnativo, mai monotono e in qualche punto un po’ delicato, che permette di raggiungere la più alta cima completamente in territorio Trentino che offre un panorama stupendo verso il gruppo dell’Adamello con i suoi ghiacciai, verso nord il gruppo dell’Ortles-Cevedale. Consigliabile farla in due giorni dormendo al rifugio Val d’Amola. Vista la quota raggiunta e l’ambiente dolomitico valutare sempre attentamente le condizioni meteo e della montagna.

Le condizioni variano molto in funzione se c’è la presenza di neve e ghiaccio oppure no. Fare particolare attenzione al tratto sotto la Bocchetta di Monte Nero, sia in salita ma soprattutto in discesa al ritorno, che è il punto più pericoloso della via a causa dei massi instabili, a volte anche di notevoli dimensioni che sia per il passaggio, sia che spontaneamente, rotolano verso valle.

5) Via normale al Duranno (2.668 m)

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Il rifugio Maniago e sullo sfondo il monte Duranno

Descrizione

Il Duranno si trova all’interno del Parco delle Dolomiti Friulane ed è chiamato anche il “Cervino” del Friuli grazie alla sua inconfondibile forma piramidale. Una volta parcheggiato l’auto presso il parcheggio vicino a Casera Mela si raggiunge il rifugio Maniago e da li si prosegue lungo sentiero verso forcella Duranno prima per  mughi e un buon sentierino tra le ghiaie e poi per facili roccette.

Dalla forcella si sale seguendo piccoli ometti e dei bolli rossi sbiaditi. Fatto un primo passaggio un pò esposto e scomodo presso una rientranza di roccia (si trova un cordone per aiutarsi) si prosegue fino a un pendio detritico per poi rimontare su una crestina. Seguendo i bolli rossi si fanno dei passaggi su facili roccette e un breve canalino di II grado. Si arriva a una terrazza detritica dove bisogna tenere la sinistra fino ad una rientranza di ghiaie, prima che la cengia entri nell´ampio canalone al centro del Duranno. Seguire la freccia arrampicando su una paretica di II per una ventina di metri fino al bordo di una cengia dove sull´orlo sinistro si trovano i primi anelli cementati.

Ci si sposta qualche metro a sinistra e si sale la parete obliquando sempre verso sinistra fino ad incontrare altri due anelli cementati (II° e II°+, 25 m circa). Si continua per ghiaie e roccette per poi abbassarsi verso il canalone centrale lo si raggiunge sotto ad un caminetto di 15 m (III ) fino a due anelli cementati.

La discesa avviene per lo stesso itinerario della salita; dalla cima fino alla forcella sono necessarie le calate in corda doppia di 20/25 m massimo comodamente attrezzate su anelli cementati. Si prosegue facilmente fino ad arrivare al punto chiave della via, ovvero la base del camino di 45 m (III +) con anelli intermedi e chiodi strategici per rinviare, fino a un terrazzino con anelli cementati. A questo punto una paretina sulla destra porta al pendio detritico del Cadin alto da cui, per tracce e roccette verso destra alla stretta cima (circa 2,30 h dalla forcella).

Dati tecnici

  • Tipo di percorso: traccia e roccette, passaggi su roccia
  • Difficoltà: EE – AR – III+ – AD
  • Attrezzatura: NDA (normale dotazione alpinistica), corda, friends, nut
  • Libro di vetta: SI
  • Dislivello: 1.500 m D+
  • Punti di appoggio: Rif. Maniago (q. 1730 m)
  • Periodo consigliato: estate – autunno
  • Cartografia: TABACCO 021 – Dolomiti di Sinistra Piave – 1:25.000

Note

L’intero percorso è molto lungo perciò conviene partire presto la mattina e calcolare le ore di luce. La lunghezza della via dipende molto dall’utilizzo o meno della corda durante la salita. A parte i passaggi di III da fare con tiri di corda il resto si può procedere slegati, in conserva oppure con tiri di corda. Considerare che occorre fare 4-5 doppie per scendere e il terreno è molto instabile quindi porta via molto tempo soprattutto se non si è molto pratici. Fare attenzione ai numerosi massi instabili e alla possibilità di far cadere sassi. Gli anelli cementati per le calate sono perfetti e in buono stato.

6) Via normale del Monte Cridola (2.581 m)

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Monte Cridola

Descrizione

Si parcheggi l’auto presso il rifugio Padova e da qui si prende il sentiero CAI 346 lungo l´Alta Via delle Dolomiti n. 6 che risale ben segnato la lunga Vla Pra di Toro fino a poco prima della Forc. Scodavacca a quota 2.043 m. Poco prima di arrivare in forcella bisogna seguire la traccia e i colli rossi verso sinistra lungo un franoso e ripido ghiaione che sale alla Tacca del Cridola.

Dalla Tacca del Cridola piegare a sinistra per traccia segnata, raggiungendo una sella dove si sale un muretto con facili passaggi di I+ e si prosegue per una larga cengia a destra. Si aggira uno spigolo e si scende per traccia fino alla base di un canalone. Si risale la parete a destra per circa 50 metri uscendo per breve fessura camino alla sommità del canalone (II-). Si risale un pendio sovrastante a sinistra per tracce su cengia a zig zag e per filo di cresta un pò esposto. A questo punto si prosegue verso destra fino ad entrare in un canalone, lo si risale fino a un salto con due spit per poi entrare in un canale ghiaioso fino a una parete di 4 metri (I+).

Ora si scende a destra sull´altro versante per facile cengetta e si traversa fino ad una placca bianca di 3 m a destra di un camino-diedro. Si risale la placca a destra su appigli (III-), uscendo su un ampio pianerottolo alla base di un canalone. Risalire facilmente il canalone per 20 m, accedendo alla cengia superiore da traversare verso sinistra ed aggirare uno sperone roccioso fino ad arrivare alla cresta della cima con passaggi di I superiore.

Dati tecnici

  • Tipo di percorso: via di roccia
  • Difficoltà: EEA – AR – (II/III-) – PD+
  • Attrezzatura: NDA (normale dotazione alpinistica), corda, friends, nut
  • Libro di vetta: SI
  • Dislivello: 1.295 m D+
  • Punti di appoggio: Biv. Vaccari (q. 2050 m) nella opposta Val Cridola
  • Periodo consigliato: Giugno – Ottobre
  • Cartografia: TABACCO N. 016 – Dolomiti del Centro Cadore 1:25000

Note

Via molto bella, poco frequentata e non troppo difficile, adatta anche per chi si cimenta con le prime vie normali. Occorre prestare molta attenzione per tutta la via in quanto il terreno è molto franoso ed è molto facile far cadere sassi. E’ vivamente consigliata la sosta al rifugio Padova, molto bello e accogliente.

7) Via normale Torre di Brenta (3.014 m)

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La Torre di Brenta vista dal rifugio Alimonta

Descrizione

La torre di Brenta è il pilastro monolitico più grande delle Dolomiti di Brenta e con i sui 3014m è anche la torre più alta. Sovrasta la magnifica conca sopra il Rifugio Alimonta ed è attraversata quasi alla base dalla cengia delle Bocchette Centrali.

Partiti dal rifugio Vallesinella (1.513 m) dove si parcheggi l’automobile, si risale fino ad arrivare al rifugio Casinei (1.825 m), poi rifugio Brentei (2.182 m) e infine il rifugio Tosa Pedrotti (2.491 m). Dal Tosa si arriva all’attacco delle Bocchette Centrali, si segue il tracciato della ferrata girando attorno alla Torre di Brenta fin sotto alla Bocchetta Alta degli Sfulmini. Qui si abbandona il sentiero, salendo prima un tratto del canale che porta alla Bocchetta stessa, poi la paretina rocciosa di destra.

Raggiunta l’altezza della cengia mediana la si segue tornando sul versante N della Torre con arrampicata esposta e passaggi di III+ (assimilabili a un IV grado) per risalire un camino fino alla forcella tra anticima e cima. Superato il passaggio chiave della via si prosegue per le roccette terminali fino alla cima vera e propria dove occorre prestare attenzione.

Il rientro segue la linea di salita fino alle Bocchette Centrali con una serie di calate in corda doppia (almeno 5-6) per poi concludere la via ferrata fino alla Bocca degli Armi. Da qui si scende al rifugio Alimonta, Brentei, Casinei e infine al Vallesinella. Volendo per accorciare un pò l’itinerario arrivati alla cengia mediana si può decidere di svoltare verso sinistra e ridiscendere tutta la parete N con un’ulteriore serie di calate e qualche passaggio su roccette.

Dati tecnici

  • Tipo di percorso: via di roccia
  • Difficoltà:  EEA – A – III+ – AR
  • Attrezzatura: NDA Imbrago, Casco, Scarponi, corda, Ramponi (in base alle condizioni del ghiacciaio alla bocca degli Armi).
  • Libro di vetta: SI
  • Dislivello: sviluppo via 450 m
  • Punti di appoggio: Rif. Tosa Pedrotti (2.491 m)
  • Periodo consigliato: Estate

Note

La salita è molto varia e divertente con un panorama unico e pazzesco, intervallando tratti di arrampicata facile a tratti da fare in conserva. Consigliato spezzare il giro in due giornate dormendo al rifugio Tosa Pedrotti. Volendo è possibile farla anche in giornata; una volta arrivati al rifugio Brentei invece di proseguire verso il rifugio Tosa Pedrotti si può salire direttamente verso il rifugio Alimonta (2.580 m). In questo caso si sale e si scende per lo stesso itinerario, facendo il giro in due giorni si riesce a fare un percorso ad anello ed è anche più panoramico.

La via è molto lunga, poco frequentata ma gli spit delle soste sono messi bene. Non ci sono bolli rossi ma solo ometti e occorre prestare attenzione all’orientamento e all’attacco della via. Attenzione ai numerosi sfasciumi e a non far cadere sassi soprattutto nella parte che sovrasta la via ferrata delle Bocchette Centrali. In base alle condizioni della montagna potrebbero servire i ramponi sulla Bocca degli Armi (2.750 m).

Leggi anche questo articolo scritto dai miei amici Erica e Gabriele di inmontagna.blog: Torre di Brenta: via normale dalle Bocchette Centrali

Conclusioni

In questo articolo ho elencato solo alcune delle vie normali, tra le più famose e che ho fatto personalmente. Si tratta di vie normali alcune semplici altre che richiedono una minima capacità di arrampicata e di orientamento con un minimo di conoscenze alpinistiche. Sono comunque alla portata di (quasi) tutti. Ovviamente le Dolomiti sono piene di vie normali ed è impossibile raccoglierle tutte.

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