Storia delle vie ferrate: dalle origini ai giorni nostri7 min read

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storia vie ferrate

La via ferrata è il primo approccio al “mondo verticale” della roccia e permette di superare itinerari su pareti di roccia in sicurezza dove sarebbe necessario utilizzare una corda da arrampicata.

Una via ferrata è un percorso con sviluppo prevalentemente in verticale, attrezzato con cavi metallici, staffe, scalette e ancoraggi fissi che facilitano l’accesso alla vetta e  il superamento di un salto di roccia inaccessibile altrimenti senza attrezzatura o corda da arrampicata.

Le vie ferrate (dal tedesco Klettersteig) hanno diversi gradi di difficoltà (che dipende dal tipo di roccia, dalla lunghezza, dalla quota, dall’esposizione, etc.) ma per farla basta avere un buon allenamento e un minimo di forza di braccia. Non sono richieste competenze alpinistiche particolari anche se si conoscono i fondamentali dell’arrampicata assieme ai nodi e alle manovre di corda sarebbe meglio.

Cosa sono le vie ferrate

Le vie ferrate non sono altro che dei “sentieri attrezzati” ovvero provvisti di elementi come fittoni, staffe metalliche e soprattutto il cavo d’acciaio dove attaccarsi con il kit EAS (Energy Adsorbing System). Per affrontare una via ferrata infatti è fondamentale avere l’imbracatura, il set da ferrata con i due rami e il dissipatore e il caschetto che devono essere omologati CE UIAA per garantire la sicurezza.

Il set da ferrata a Y (o kit EAS) è costituito da:

  • Due longe elastiche che terminano con un moschettone (connettore “K”) per il collegamento al cavo;
  • Un dissipatore a strappo;
  • Una fettuccia pre-cucita per collegare il set all’anello di sicurezza dell’imbrago con un nodo a strozzo detto anche a bocca di lupo.

Le vie ferrate come dicevo si differenziano dai sentieri attrezzati per il loro sviluppo prettamente verticale; in alcuni casi si possono avere anche passaggi difficili con la roccia strapiombante in cui bisogna tirare di braccia. Alcune vie ferrate (soprattutto quelle storiche) hanno spesso e volentieri un bel avvicinamento prima di arrivare all’attacco e sono particolarmente lunghe. Quindi la lunghezza, la quota, il grado di difficoltà possono far si che alcuni itinerari richiedano molta energia e un buon allenamento fisico.

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Storia e nascita delle vie ferrate

Anche se non si può parlare propriamente di via ferrata vera e propria la prima volta che è stata attrezzata una parete per superare un ostacolo è stato nel lontano 1492 quando il Capitano dell’esercito francese Antoine De Ville fece installare una scala a pioli per salire sul Monte Anguille lui assieme al suo esercito. Da li in poi ci vollero altri 500 anni prima di vedere un’altra installazione artificiale su una montagna.

L’allestimento della prima “vera via ferrata” risale a circa nel 1843 ad opera del Prof. Friedrich, un noto esploratore delle montagne del Dachstein, che dopo aver raggiunto la cima dell’Hocher Daschein mise giù 190metri di cavo d’acciaio, chiodi ed anelli in ferro oltre a una scala di cinque metri fissata alla roccia.

Passarono altri 25 anni fino al 1869 per vedere allestita una seconda via ferrata ad opera stavolta dei pionieri dell’alpinismo dell’epoca che vollero facilitare la salita della creta Sud-occidentale del Grossglockner. In questa occasione vennero praticati dei fori sulla montagna con scalpelli a croce dove si posizionarono dei chiodi in ferro fissati con piombatura. Un modo arcaico non molto diverso dai moderni spit e fittoni.

Ben presto due tedeschi Thomas Rupert e Michel Groder realizzarono un altro tratto attrezzato per percorrere la difficile “via Studl” posando 400 metri di cavo d’acciaio, molti chiodi e anche dei gradini d’appoggio. Di questi rudimentali passaggi ferrati sul Glossglockner, sul Dachstein, sull’Ortles, sul Watzmannspitze, sull’Heibronner Weg nell’Algovia oggi non rimane più traccia ma rimane il fatto che hanno “aperto” la strada al mondo della via ferrata intesa come la vediamo oggi.

via ferrata

Le vie ferrate in Italia

In Italia l’allestimento della prima via ferrata si deve aspettare risale al 1893 ed è la via ferrata del Monte Procinto sulle Alpi Apuane, intitolata ad Aristide Bruni che salì nel 1879 per primo assieme ad altri questo singolare monte.

A contendere il primato poi vi sarebbe la via ferrata Hans Seyffert Weg sulla cresta occidentale della Marmolada realizzata nel 1903. In realtà il vero inizio si deve alla Grande Guerra dove i soldati per superare tratti di roccia e portare materiale e munizioni iniziarono a mettere giù cavo, pioli, staffe sulla roccia di tutto l’arco alpino.

Nel 1910, in occasione del quarantennale dell’associazione alpinistica di Villach, venne attrezzato il passaggio più difficile e impervio della parete settentrionale dello Jof di Montasio sulle Alpi Giulie, scalato per la prima volta nel 1902 dall’alpinista Julius Kugy.

Nel 1912 durante il loro 25° anniversario della loro fondazione, un gruppo di volontari della sezione di Pobnek allestirono un tratto ferrato sulla parete Nord occidentale del Piz de Ciavazes al Passo che percorreva l’itinerario degli alpinisti bolzanesi Haupt e Mayr.

Nel 1915 venne attrezzata l’impervia cresta rocciosa tra Zugspitze el’Hochblassen aprendo la via ai collegamenti della rete sentieristica di alto livello.

Le prime vie ferrate erano realizzate con l’intento di facilitare delle salite di stampo alpinistico, alcune erano delle vere e proprie vie di roccia oppure ricalcavano sentieri di discesa dei rocciatori, ma gli intenti dei primi apritori non erano quelli dedicati all’utilizzo bellico.

Le vie ferrate e la Prima Guerra Mondiale

Durante la Prima Guerra Mondiale, molti tratti attrezzati furono allestiti sulle montagne di confine come l’Ortles, le Dolomiti trentine e venete e le Alpi Giulie. I soldati costruirono nuovi sentieri, fissarono scale in legno, stesero tratti di cavi d’acciaio e corda di canapa, scavarono vie sotterranee e gallerie in salita per il facile raggiungimento delle varie postazioni di sparo.

Il Lagazuoi, il Monte Paterno, la Tofana di Roces, la Marmolada e altri grandi montagne dolomitiche furono teatro di aspre battaglie e di diverse vie ferrate. Finita la Grande Guerra ci fu una breve ripresa di questi tratti per poi interrompersi nuovamente durante la Seconda Guerra Mondiale.

Problematiche legate alle vie ferrate

La grandissima diffusione delle vie ferrate sulle montagne ha posto il problema etico del “maltrattamento della montagna” rendendola brutta. Le vie ferrate infatti sono ideali per chi ha poca dimestichezza con l’arrampicata e nel mondo alpinistico non sono ben viste dai puristi tanti che si era detto di fermare l’apertura di nuove vie ferrate in quanto ce ne sono già abbastanza.

Un altro problema legato alla frequentazione delle vie ferrate è che spesso vengono sottovalutate ed è li che ogni anno succedono un sacco di incidenti e il Soccorso Alpino deve intervenire. La sicurezza è il dogma principale ed è per questo che bisogna avere la corretta formazione tecnica e teorica seguendo anche corsi con il CAI.

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Le vie ferrate moderne

Le difficoltà del dopo guerra e l’inizio di una nuova era non permisero un normale ritorno alla costruzione delle vie ferrate sulle montagne; per realizzare la famosa via ferrata Alleghesi sul Monte Civetta ad esempio ci sono voluti ben 17 anni (dal 1949 al 1966).

Attorno agli anni ’70 vennero ripresi vecchi itinerari, se ne costruirono di nuovi e la logica dell’attrazione turistica agevolò anche la possibilità di ottenere, dalle varie amministrazioni, opportuni contributi per sopperire ai costi. Furono le varie sezioni del CAI (Club Alpino Italiano) assieme alle Guide Alpine a realizzare e sistemare vecchi e nuovi itinerari cercando sempre lo sviluppo verticale delle pareti, seguendo itinerari che sanno offrire panorami e ambienti naturali d’eccezione fino alla vetta.

Oggi sono moltissimi gli appassionati di questa attività che trovano anno dopo anno, un miglioramento degli itinerari per ciò che riguarda l’attrezzatura infissa e per i materiali di autoassicurazione utilizzati. Attorno agli anni 2000 poi hanno preso sempre più sopravvento le vie ferrate prettamente tecniche, con pochissimo (o nullo avvicinamento) molto esposte che riprendono le ferrate francesi. Queste non hanno niente a che fare con le “classiche” vie ferrate delle Dolomiti invidiate in tutto il mondo, ma è un nuovo approccio (quasi da luna park) che attira molti escursionisti.

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2 pensieri su “Storia delle vie ferrate: dalle origini ai giorni nostri

  1. Sono certo che è stata una svista ma la prima ferrata in Italia risulta essere la ferrata del Monte Procinto sulle Alpi Apuane.
    La ferrata del Monte Procinto è la ferrata più antica d’Italia e risale al 1893, poi ristrutturata più volte in seguito (ultima revisione nel 2020). La via è intitolata ad Aristide Bruni che salì nel 1879 per primo assieme ad altri questo singolare monte.
    Prego la redazione di correggere l’articolo in oggetto

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