Ueli Steck: l’alpinista dei record5 min read

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ueli steck

Ueli Steck, promessa dell’alpinismo mondiale ha fatto parlare di se per i suoi innumerevoli record di velocità e in solitaria, tanto da aver vinto due Piolets d’or ed essere soprannominato Swisse Machine. Purtroppo il 30 Aprile 2017 all’età di 41 anni Ueli Steck muore travolto da una scarica di ghiaccio e roccia sulla parete ovest del Nuptse, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo dell’alpinismo.

“Scalare correndo la parete nord dell’Eiger in due ore e quarantasette minuti non ha alcun senso. Ma allargando l’orizzonte di questo ragionamento potremmo allora dire che in definitiva non ha alcun senso scalare una qualsiasi montagna. Credo che in realtà ciò che conta è sapere accettare che ciò che non ha senso per qualcuno può averne parecchio per qualcun altro.” Ueli Steck

Ueli Steck: gli esordi di un recordman

Il 4 ottobre 1976 nasce in un paese svizzero di neanche diecimila abitanti, Langnau im Emmental nel Cantone Berna, Ueli Steck destinato a diventare una leggenda dell’alpinismo mondiale. Terzo di tre figli maschi, comincia con lo sport praticato dai fratelli più grandi: l’hockey su ghiaccio. Ruolo difensore ma, appena conosce meglio la montagna, appende i pattini e la mazza al chiodo e vede con chiarezza la sua strada: ascensioni e arrampicate sui monti. La sua prima camminata in montagna la compie da dodicenne sullo Schrattenfluh (2000 metri), grazie al suggerimento di un amico di famiglia.

Ed è amore a prima vista, il giovane Ueli è affascinato dall’altezza dei monti e dichiara a se stesso che farà l’alpinista. Nel 1995, a poco più di diciotto anni, il giovane Steck percorre la famosa via Heckmair che gli permette di scalare la parete nord dell’Eiger, montagna elvetica alta quasi quattromila metri.

Adesso non si scherza: l’alpinismo chiama e Ueli risponde

Dopo questo primo successo, seguono altre scalate sulle Alpi e la sua fama crescente gli permette di abbandonare il lavoro da carpentiere per dedicarsi 24h alla sua passione: l’alpinismo. Adesso Steck prova ad abbinare alle scalate anche la velocità, nel 1998 conquista il monte svizzero Monch da solo con un tempo di salita fantastico – solo tre ore e mezzo per salire mille metri. Tra il 1999 e il 2000 sale due volte sull’Eiger in solitaria e torna ancora sul Monch, stabilendo un record di velocità e trovando un percorso diretto per la cima.

Nell’anno 2001 affronta le Grandes Jorasses del Monte Bianco in inverno e poi apre una nuova pista sul – solito – Eiger stavolta insieme a Stephan Siegrist. Nello stesso anno si cimenta per la prima volta fuori dal continente europeo e riesce ad aprire una nuova via sulla parete ovest del Pumori, montagna nepalese di oltre settemila metri di altitudine, in coppia con l’altro svizzero Ueli Buhler.

I record europei non bastano più

Comincia in questo modo per Steck un ciclo di esplorazioni in quota sulle pareti di tutto il mondo ad altissimo coefficiente di difficoltà. Nell’anno 2002 insieme a Sean Easton scova un nuovo percorso sulla parete est del Mount Dickey in Alaska. Poi prova più volte sul Jannu, montagna appartenente alla catena dell’Himalaya.

Nel suo girovagare Ueli raggiunge il Sudamerica e conquista Punta Herron in Patagonia. Poi torna in Nepal e piazza due emozionanti scalate in solitaria nel massiccio dell’Himalaya: inizia con i 6515 metri del Tawoche e termina con i 6440 del Cholatse. Nell’anno 2007 torna a giocare in casa e batte il record di tempo nella salita sulla parete nord dell’Eiger, ci impiega 3 ore e 54 minuti, mezzora buona meno del precedente record di Christoph Hainz stabilito nel 2003. L’anno seguente, si allena in maniera specifica per limare ancora il suo timing e ci riesce facilmente, arriva in vetta con lo strabiliante tempo di 2 ore, 47 minuti e 33 secondi.

Doppio Piolet d’Or per Ueli Steck

Il Piolet d’Or è il massimo riconoscimento mondiale riservato agli alpinisti, lo assegnano dalla Francia il Groupe de Haute Montagne e la rivista specializzata Montagne. Ueli ne vince due: il primo nel 2009 in coppia con Simon Anthamatten per aver aperto una via nuova sulla vetta nepalese del Tengkangpoche e il secondo nel 2014 per aver conquistato l’Annapurna (un ottomila sempre in Nepal) tracciando un nuovo percorso in solitaria sulla parete sud.

Anni, quelli tra i due premi, densi di imprese per il corridore arrampicatore svizzero: record di velocità nella salita del Cervino, il concatenamento delle Tre Cime di Lavaredo e del Monte Bianco terminando la Cresta di Peuterey in appena 11 ore e mezzo. Nella stagione estiva dell’anno 2015 Ueli si diverte concatenando tutti i quattromila delle Alpi, realizza quest’idea in soli 62 giorni. Nello stesso 2015 torna sulla vetta di casa dell’Eiger per riconquistare il record strappatogli dal compatriota Dani Arnold, Steck ci riesce salendo in 2 ore, 22 minuti e 50 secondi.

Il pensiero dell’alpinista da corsa

Quello che non ha senso per una persona può averne per un’altra – dichiarava Ueli Steck – e questo concetto deve essere accettato. Salire sull’Eiger di corsa in meno di tre ore può sembrare una cosa folle, è vero, ma forse scalare una montagna non è un pò da pazzi? – In queste parole c’è racchiuso tutto lo Steck-pensiero, alpinista di spessore e sportivo a tutto tondo.

Infatti oltre che a correre fino alla cima dei monti si cimentava pure in competizioni di corsa in pianura, Ueli ha corso perfino alla celebre Maratona di New York. – Il trail running – raccontava spesso – è la base del mio modo di fare alpinismo – L’asso svizzero ha trovato la morte il 30 aprile 2017, a soli quarantuno anni, sulla parete ovest del Nuptse (7800 metri) ancora nel suo amato Nepal. Il legame con il lontano paese asiatico era così forte che Ueli Steck è stato sepolto lì.

Ricordi dei record battuti

Tutta la stampa specializzata e non sull’alpinismo ha commemorato la fine di un campione fuori dagli schemi. Gli addetti ai lavori svizzeri hanno ricordato con rispetto Ueli Steck, ma vicino agli elogi c’erano state per lui anche critiche. Il soprannome di Ueli era sintomatico del personaggio: Swiss Machine. E proprio riprendendo il suo soprannome Der Bund scrive che – nessuno sforzo era troppo grande per Swiss-Machine.

Ecco invece l’opinione di 24Heures – Se ne è andata una stella tormentata, Ueli non lasciava indifferenti: la maggior parte degli appassionati di alpinismo lo amava, ma a qualcuno dava fastidio il suo modo di affrontare le ascensioni. Ueli Steck ha sempre rifiutato ostinatamente di documentare i suoi successi e questo, in tempo di camere digitali ultraleggere e GPS è risultato di difficile comprensione – Questa l’opinione di Le Temps – Steck si faceva burla dell’alpinismo classico. I testimoni delle sue salite vedevano, stupiti, quasi la roccia adattarsi ai suoi piedi: uno spettacolo!

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