Tre Cime di Lavaredo patrimonio UNESCO9 min read

Tre Cime di Lavaredo patrimonio UNESCO9 min read

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Le Dolomiti sono uno dei moltissimi siti naturalistici italiani dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO: questa catena montuosa delle Alpi Orientali, si stende nelle regioni del Friuli Venezia Giulia, del Trentino Alto Adige e del Veneto e comprende vette leggendarie, dalla Marmolada al Latemar, dall’Antelao al Catinaccio. Le Tre Cime di Lavaredo fanno parte delle Dolomiti di Sesto e rappresentano forse il gruppo dolomitico più iconico; non a caso ogni anno vengono migliaia e migliaia di turisti ed escursionisti a vederle.

E’ possibile frequentarle sia d’estate che d’inverno con le ciaspole oppure salire le numerose vie di roccia. I tre caratteristici pinnacoli rocciosi rappresentano, in passato come oggi, il paradiso dell’alpinismo e dell’escursionismo, regalando agli sportivi e agli avventori uno scenario naturalistico che ha pochi uguali al mondo.

Le Tre Cime di Lavaredo

Le Tre Cime di Lavaredo sorgono nel cuore dell’Alta Pusteria, tra le Dolomiti di Sesto nel territorio di Dobbiaco e Auronzo di Cadore, a due passi dal pittoresco Lago di Misurina. Dichiarate Patrimonio dell’Unesco, sono protagoniste di fiction di grande successo ma anche della leggendaria tappa del Giro d’Italia che dallo stesso Lago di Misurina porta al rifugio Auronzo, tra pendenze che in alcuni punti sfiorano anche il 19%.

Le Tre Cime di Lavaredo sono così suddivise: la Cima Grande di Lavaredo alta 2.999 metri, la Cima Ovest di Lavaredo alta 2.973 metri e infine la Cima Piccola di Lavaredo che sfiora i 2.857 metri. A queste tre cime principali dove si è fatta la storia dell’alpinismo ci sono altre due cime minori, la Punta di Frida alta 2.792 metri e la Piccolissima alta 2.700 metri.

Si tratta di fatto di tre alti speroni rocciosi in dolomia che, a seconda delle ore del giorno, passano dal colore grigio pallido al rosa fino al rosso e al viola: qui il fenomeno dell’Enrosadira raggiunge il suo apice, in particolare all’alba e al tramonto, affascinando i visitatori, proprio come se fosse davvero il riflesso del Rosengarten, il roseto del leggendario Laurino re del Catinaccio. Queste spettacolari vette dolomitiche sono attraversate anche dalla Grohmann, ossia l’Alta Via n.4 che in 85 km collega Pieve di Cadore a San Candido, raggiungendo il punto più alto nei Cadini di Misurina a 2624 mt di altezza.

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Tre Cime Lavaredo – Dolomiti di Sesto, simbolo delle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO

Le Tre Cime come fronte di guerra

Le Tre Cime di Lavaredo, oggi meta turistica tra le più amate al mondo, sono state in passato uno dei più sanguinosi teatri della Grande Guerra. Si trovano da sempre al confine tra l’Austria e l’Italia e quando quest’ultima dichiarò guerra nel maggio del 1915, queste montagne (compreso il Monte Paterno, la Forcella Col di Mezzo e la Forcella Lavaredo) si trasformarono in un fronte di guerra: si pensi che gli italiani portarono in cima un faro per illuminare meglio tutte le postazioni dei Kaiserjäger. I baraccamenti, le gallerie e le trincee della Grande Guerra sono ancora ben visibili sulle Tre Cime di Lavaredo, mai cancellate dall’uomo e la natura, per mantenere un’eterna memoria degli orrori del passato.

A combattere qui c’è stata anche una donna, Viktoria Savs, passata alla storia come “l’eroina delle Tre Cime”: nel 1915 la fanciulla, per seguire il padre al fronte, si finge uomo e si arruola prima nei Standschützen Merano I e poi nel Landsturm Innsbruck II. Una granata fa crollare un masso e Viktoria, travolta dalla frana, viene ricoverata a Silian dove si scopre il suo inganno.

Uno dei più grandi conoscitori delle Tre Cime di Lavaredo è stato Sepp Innerkofler, che nel 1915 si arruolò nella famosa “Pattuglia Volante” di Standschutzen, tenendo sotto scacco le truppe italiane, per poi trovare la morte sul Monte Paterno. Su quest’ultimo c’è una targa commemorativa scritta dagli italiani “Al morto re delle Dolomiti, i suoi nemici”: in realtà vi è anche un’altra lapide, presente anche sulle Tre Cime di Lavaredo, che ricorda l’incidente mortale che nel 1974 vide precipitare l’elicottero Bell 206, causando la morte dell’intero equipaggio.

Le prime scalate sulle Tre Cime di Lavaredo

Fu Paul Grohmann a raggiungere per primo la vetta della Cima Grande nel 1869: fu accompagnato dalle guide alpine Salcher e Innerkofler e, salendo dalla parete sud, impiegò solamente 3 ore. Cinque anni dopo toccò ad Anna Ploner, la primissima donna scalatrice che riuscì nell’impresa a soli 21 anni senza peraltro un minimo di esperienza.

Ciò che però ha da sempre affascinato gli alpinisti è la Direttissima, ossia la ripidissima e ostica parete nord della Cima Grande: i primi a scalarla sono stati i fratelli Dimai ed Emilio Comici nel 1933, utilizzando decine e decine di moschettoni, chiodi di ferro e tantissima corda. Sfidato dai dettami dell’alpinismo classico, quattro anni dopo Emilio Comici ripeté l’impresa ma stavolta senza corda. Ben più ardua si è rivelata l’impresa che però qualche anno prima, nel 1963, realizzarono Reiner Kaushke, Gerd Uhner e Peter Siegert: questi impavidi scalatori infatti si arrampicarono sulla parete nord in pieno inverno, a -30° in una settimana.

A scalare invece la Cima Occidentale per primi furono nel 1879 Georg Ploner e Michel Innerkofler, mentre bisogna attendere il 1935 per vedere Vittorio Ratti e Riccardo Cassin arrampicarsi sulla difficile parete nord della Cima Ovest.

La Cima Piccola, nonostante più bassa delle altre due, è considerata da sempre la più impegnativa, con un grado di difficoltà pari a 4: ad aprire la strada furono Hans e Michel Hinnerkofler nel 1881, impiegando “solo” 2 ore.

Principali vie alpinistiche e di roccia

Queste sono tutte le principali vie di salita che sono avvenute su queste pareti rocciose. Con il termine “aprire una via” significa individuare, realizzare e portare a termine una via, un percorso di salita su una parete rocciosa. Significa aprire una via di salita dove prima non c’era nulla. Le prime salite risalgono agli inizi del 1900 per poi arrivare fino a metà anni sessanta del secolo scorso. Alcune salite sono diventate poi leggendarie e molto impegnative da fare ancora oggi.

  • (1904) J. Innerkofler, J. Reider e A. Witzenmann aprono la via dei Camini alla Cima Piccola;
  • (1909) A. Dibona ed E. Stubler aprono lo Spigolo Dibona lungo lo spigolo nord-est della Cima Grande;
  • (1909) Fehrmann e da Perry Smith aprono il Camino Fehrmann sulla Cima Piccolissima,
  • senza piantare chiodi;
  • (1911) Paul Preuss apre la Fessura Preuss lungo la parete nord della Cima Piccolissima. Da notare che durante questa salita non sono stati utilizzati chiodi da roccia e la corda è stata usata da Preuss solamente per mettere in sicurezza il suo compagno di cordata;
  • (1913) H. Dülfer e W. von Bernutha prono la via Dülfer che risale lungo la lunga fessura che si trova sul margine destro della parete ovest della Cima Grande.
  • (1933)  Demuth, Lichtenegger e Peringer aprono il Spigolo Demuth lungo lo spigolo nord-est della Cima Ovest.
  • (1933)  Emilio Comici con i fratelli Dimai aprono la famosissima via Comici-Dimai,  la prima via sulle nord delle Tre Cime. Questa è una via di roccia di fama internazionale che conta migliaia di ripetizioni;
  • (1933) Emilio Comici, Mary Gennaro Varale e Renato Zanutti aprono lo Spigolo Giallo, una dei più celebri ed estetici itinerari delle Dolomiti, lungo la sud-est della Cima Piccola, toccando il settimo grado;
  • (1934) La cordata Cassin-Ratti-Vitali apre una nuova via sulla parete sud-est della Cima Piccolissima, l’itinerario tocca difficoltà di settimo inferiore;
  • (1935) La cordata Ratti-Cassin apre la via Cassin lungo lo spigolo nord-ovest della Cima Ovest, una delle vie più difficili del periodo, che ha messo a dura prova i due apritori che già avevano effettuato alcuni tentativi e anche Emilio Comici che aveva provato in un’altra occasione;
  • (1936) Emilio Comici e P. Mazzorana salgono lo spigolo nord della Cima Piccola;
  • (1955) Egger e Sauschekaprono la via Egger alla Cima Piccola passando per la parete sud;
  • (1959) D. Hasse, L. Brandler, S. Löw e J. Lehne aprono una via che sale centrale alla parete nord della Cima Grande;
  • (1959) Viene aperta la via degli Scoiattoli sulla Cima ovest  dagli Scoiattoli di Cortina. Questa via è l’unione di due vie esistenti: la parte iniziale della Cassin e la Harrer-Wallenfels sopra i grandi tetti dello spigolo;
  • (1959) R. Desmaison e P. Mazeaud aprono la via in ricordo di Jean Couzy sul lato sinistro della parete nord della Cima Ovest;
  • (1959) Schelbert e Weber aprono la via degli Svizzeri sulla Cima Ovest. La cordata si muove in competizione con quella italiana formata da Bellodis e Franceschi;
  • (1959)  Bellodis e Franceschi aprono la via degli Italiani durante la “sfida” con gli svizzeri;
  • (1961)  Abram e Schrott aprono una via lungo il gran diedro a destra del muro, sulla nord della Cima Grande;
  • (1963) I tedeschi Peter Siegert, Gerd Uhner e Reiner Kauschke aprono la Direttissima dei Sassoni, la prima salita invernale sulla parete nord della Cima Grande. La salita ha richiesto ai tre alpinisti ben 17 giorni di scalata;
  • (1965) Molin e Lancelloti aprono una via che dalla parete sud della Cima Piccolissima alla sella nord della Punta Frida;
  • (1967) E. Mauro e M. Minuzzoaprono la via Camillotto Pellissier sul lato sinistro della Cima Grande;
  • (2017) Simon Gietl e Michi Wohlleben realizzano la prima traversata invernale;
  • (2020) Simon Gietl realizza la prima traversata invernale in solitaria delle Tre Cime di Lavaredo.

VEDI ANCHE: Vie classiche in Dolomiti

Escursione sulle Tre Cime di Lavaredo

Chi vuole, non proprio scalare, ma almeno avvicinarsi al cospetto delle Tre Cime di Lavaredo, deve raggiungere il Lago di Misurina a 24 Km da Auronzo di Cadore. Sono solo 7 i chilometri che permettono di raggiungere il Rifugio Auronzo (a 2333 mt di altezza) dal lago, attraverso un sentiero facile e praticabile anche dai bambini. Dal rifugio parte il sentiero CAI n.104 che, in circa 40 minuti, porta dritto al Rifugio Lavaredo, attraversando pascoli verdi con la vista sempre sulle Tre Cime, ma anche sull’Antelao, sul Sorapis, sulla Croda dei Toni, sulla Croda Rossa d’Ampezzo e sul Monte Cristallo.

Dal qui si può raggiungere il turchese Lago di Cengia oppure proseguire verso il Rifugio Locatelli a 2438 mt di altezza, dal quale attraverso il sentiero n.105 si può raggiungere la Malga Lunga. Imperdibile visitare poi le sorgenti del fiumiciattolo Rienza e due pittoreschi laghetti alpini, nelle cui cristalline acque si specchiano le spettacolari Tre Cime di Lavaredo. Dal Col Forcellina, oltrepassando un ghiaione ripido, si arriva alla panoramica Forcella Cold di Mezzo.

Filmografia

Ecco tre film che parlano e raccontano delle Tre Cime di Lavaredo:

  • 2015 – Christoph Hainz – L’uomo delle Tre Cime, di Marco Polo, Davide Marinovic, Lukas Kobler e Karl Ventura
  • 2018 – Tre Cime di Lavaredo, la Trinità delle Dolomiti, di Giovanni Carraro
  • 2019 – Die Goroße Zinne – La cima grande, di Reinhold Messner.

Libri sulle Tre Cime di Lavaredo e la Grande Guerra

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