Selvaggio Blu: il trekking più impegnativo d’Italia6 min read

Selvaggio Blu: il trekking più impegnativo d’Italia6 min read
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Il trekking del Selvaggio Blu si trova in Sardegna ed è considerato il trekking più bello, selvaggio (e impegnativo) d’Italia, in un’ambiente unico e spettacolare.

In Italia sono centinaia i sentieri che permettono agli appassionati escursionisti di attraversare terre incantevoli sia dal punto di vista paesaggistico che storico. Vi sono però percorsi che si contraddistinguono dagli altri perché permettono quasi di fare un salto temporale in tempi lontani, in terre che sembrano remote e quasi prive della presenza umana: tra questi non si può non citare il Selvaggio Blu, definito da coloro che lo hanno percorso come una vera e propria esperienza di vita, un elisir per l’anima e un modo per ritrovare l’ancestrale legame con Madre Natura.

Selvaggio e spettacolare

Selvaggio Blu: in queste due parole c’è l’essenza di questo percorso da trekking che si snoda nel cuore della Sardegna più autentica, lontano dalle più mondane località turistiche dell’isola. Attraversa infatti il “Parco Nazionale del Gennargentu” e il Supramonte di Baunei, costeggiando costantemente il Golfo di Orosei, vera e propria bussola per gli escursionisti che si cimentano su questo percorso. Il suo lato selvaggio è legato alle asperità del terreno, alle arrampicate, ai traversi e alle discese in corda doppia che si fanno necessari durante il percorso: a completare il tutto c’è quella sensazione di beato isolamento, non essendoci davvero nessuno in giro, se non gli eventuali compagni di escursione. A compensare però la fatica, ci sono i paesaggi che Selvaggio Blu regala, tra le spiagge, i boschetti di lecci, antichi ovili e alte falesie che si buttano nel mare cristallino.

Non sorprende dunque che Selvaggio Blu sia stato definito uno dei percorsi più belli e difficili di tutta Europa: si pensi che la notte si dorme in bivacchi realizzati in loco sotto la volta stellata oppure in ricoveri naturali o rupestri, come gli antichi ovili dei pastori sardi. Per lavare poi la fatica di ciascuna tappa c’è il meraviglioso mare sardo ad attendere gli escursionisti, che potranno godersi le acque cristalline di alcune delle più belle spiagge al mondo.

Avvertenze e precauzioni prima di iniziare

Il trekking del Selvaggio Blu in Sardegna è un trekking molto impegnativo di stampo alpinistico che dura 6 giorni e 5 notti completamente immersi nella natura selvaggia. Vi sono infatti dei tratti impegnativi dove bisogna arrampicare, fare alcune manovre con la corda da arrampicata e tratti in cui bisogna avere piede fermo e non perdere l’equilibrio. Prima di affrontare un trekking di questo tipo è opportuno avere un’adeguata preparazione fisico-tecnica, avere dimestichezza nei percorsi e sentieri di montagna e preparare accuratamente lo zaino. Inoltre è opportuno avere già fatto qualche trekking di più giorni in modo da essere preparati.

Nel caso del Selvaggio Blu se non si conosce bene la zona è facile disorientarsi e perdere l’orientamento. In ogni caso per fare il trekking del Selvaggio Blu è vivamente consigliato affidarsi alle guide alpine locali oppure essere esperti o scegliere dei compagni di viaggio esperti e ben attrezzati. Viene definito trekking ma di fatto è un sentiero alpinistico di più giorni in una natura selvaggia e incontaminata.

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La nascita del Selvaggio Blu

Selvaggio Blu è un percorso nato alla fine degli anni 80 grazie all’allora sindaco di Baunei, Pasquale Zucca e agli alpinisti Peppino Cicalò e Mario Verin che hanno riscoperto le antiche strade del Supramonte di Baunei. Il loro scopo era quello di collegare quei sentieri e mulattiere un tempo percorsi solo dai pastori e dai carbonai, che qui lavoravano i legni di leccio e di ginepro per contribuire alla costruzione delle traversine per la linea ferroviaria negli anni 60. Per loro non fu facile scovare queste antiche strade, ormai inghiottite dalla vegetazione circostante e ancora oggi rimaste intatte, contribuendo al fascino di questo percorso.

Nel 1989, grazie alla passione e all’impegno di Verin, Cicalò e Zucca, pubblicarono la brochure “Baunei Sentieri”, ancora oggi seguitissima per chi vuole scoprire il territorio: da qui è nato il percorso Selvaggio Blu.
La versione originale prevede la percorrenza di 50 km in soli 4 giorni, ma oggi per godersi pienamente il percorso servono circa 5-6 giorni, suddivisi in altrettante tappe che possono durare dalle 5 alle 7 ore.

Periodo migliore per fare il Selvaggio Blu

Il periodo migliore per percorrere il trekking del Selvaggio Blu sono in Primavera e in Autunno. Nello specifico i mesi perfetti sono quelli da marzo a maggio e poi ottobre e novembre: in questi periodi le acque del mare sono ancora calde ed è possibile fare un bagno refrigerante dopo le fatiche di ogni tappa.

Per intraprendere l’impegnativo percorso Selvaggio Blu è importante essere allenati ed essere accompagnati da una guida alpina: infatti anche i tratti apparentemente più difficili, come le discese in corda o le arrampicate, possono essere superate anche da chi non è avvezzo a queste attività.

Alla scoperta del Selvaggio Blu

Il punto di partenza della prima tappa è Santa Maria Novarrese, piccola frazione di Baunei fondata, secondo la leggenda, da una principessa della Navarra in fuga da suo padre Garcia IV: sarebbe stata lei a volere la costruzione della chiesina bianca che ancora oggi domina il meraviglioso Golfo di Arbatax. Il percorso prosegue dall’iconico sperone in calcare dolomitico della Pedra Longa alto 128 mt, attraverso lunghe sporgenze di pietra esposte come la Cengai Giradilli e iscales des fustes (rudimentali scalette di tronchi), fino ad arrivare al Cuile Us Piggius, un antico ovile posto a 700 mt di altezza. A due passi si trova anche il Cuile Bertarelli, dove è possibile degustare i piatti tipici sardi nelle Pinnettas, le antiche abitazioni dei pastori.

Le seconda tappa prosegue oltrepassando bellezze paesaggistiche dell’Altopiano del Golgo, dalla falesia di Loppodine alla depressione Bacu Tenadili. Si arriva a Capo di Montesanto, il promontorio davanti al quale il Golfo di Orosei e quello di Arbatax si incontrano, fino a raggiungere il piccolo fiordo di Portu Cuau e quello di Portu Pedrosu, dove è possibile fare un bagno ristoratore proprio nel luogo in cui un tempo i carbonai caricavano sulle barche il carbone.

Da Cala Goloritzé a Cala Sisine

La terza tappa si snoda nel cuore del Supramonte di Baunei e passa per il Cuile Runcu e per Su Pressu in direzione di Cala Goloritzé, una delle spiagge più belle al mondo: l’arenile, composto di piccoli ciottoli bianchi, è bagnato da acque straordinariamente turchesi ed è incorniciato da falesie rocciose che sfociano nell’iconica guglia rocciosa di Su Caroddi.

La quarta tappa passa per l’incantevole Cala Mariolu, altrimenti nota come Is Pùligi De Nie, tanto bianca che sembra essere composta da fiocchetti di neve: il nome della spiaggia rimanda alle foche monache che in passato rubavano i pesci a quei pescatori che provenivano dall’isola di Ponza. Da Cala Mariolu, superando la cresta della Serra Maore e la più panoramica cengia esposta del Selvaggio Blu, si arriva a Bacu Mudaloru e all’omonima spiaggia. Si prosegue oltrepassando la fenditura rocciosa di Sa Nurca fino a discendere nella Foresta di Biriola, per poi raggiungere la Grotta del Fico, formatasi almeno 800.000 anni fa.

L’ultima tappa è la più difficile e tecnica, prevedendo discese in corda e arrampicate: la meta è Cala Sisine, affacciata sul bellissimo Golfo di Orosei, abbracciata da pareti in granito che si tuffano direttamente in mare e punteggiate dalla rigogliosa macchia mediterranea.

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