Renato Casarotto e lo spostamento dei limiti

Renato Casarotto e lo spostamento dei limiti

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Morto molto giovane all’età di 38 anni, Renato Casarotto è stato uno dei maggiori alpinisti italiani che ha saputo regalare straordinarie pagine di storia dell’alpinismo in diciotto anni di scalate leggendarie sfidando i limiti fino ad allora concepiti. A 35 anni dalla sua scomparsa sul K2 continua a vivere nel ricordo e nella memoria degli scalatori.

renato casarotto

“Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male”. cit. Renato Casarotto.

Chi è Renato Casarotto

Morto 35 anni fa in un crepaccio ai piedi del versante meridionale del K2, Renato Casarotto è stato uno dei più forti alpinisti italiani degli anni ’70 e ’80 che ha lasciato il segno per gli alpinisti di ogni epoca. Lo scalatore veneto è diventato famoso a livello internazionale per le sue importanti e impegnative imprese alpinistiche invernali in solitaria durante la stagione invernale sulle Dolomiti, sul Monte Bianco e aprendo nuove vie in Patagonia, in Perù e nel Karakorum. Avendo con se lo spirito di esplorazione, in un certo senso è stato uno dei pionieri di quell’alpinismo estremo che cercava di superare i propri limiti ma che allo steso tempo portava rispetto per la natura e quello che faceva.

Renato Casarotto era un alpinista completo che amava esplorare l’ambiente e i suoi elementi fisici portandolo a compiere delle prime salite in condizioni davvero difficili per un essere umano. Non a caso era dotato di un grande equilibrio psico-fisico che gli permetteva di compiere determinate imprese. Erano i primi anni degli sponsor e dei riflettori per diventare famosi ma a lui interessava principalmente la montagna.

La vita di Renato Casarotto

Renato Casarotto è nato ad Arcugnano, un piccolo paese vicino Vicenza, il 15 Maggio 1948. E’ durante la fase adolescenziale che inizia a muovere i primi passi in montagna facendo delle escursioni, qualche via ferrata e delle semplici vie di arrampicata. Un amore che non lo abbandonerà per tutta la vita. La svolta arriva nel 1968 quando parte per il servizio militare che lo trascorrerà il Battaglione Esploratori Alpini in Cadore. E’ qui che frequenta diversi corsi e inizia a fare le prime scalate su roccia e su ghiaccio. Tornato a casa ha fatto per qualche anno il lavoro di impiegato presso le Ferrovie dello Stato per poi fare l’alpinista a tempo pieno. Nel 1973 si innamora di Goretta Traverso che diventerà un paio d’anni dopo sua moglie e compagna inseparabile delle sue spedizioni.

Le imprese alpinistiche di Renato Casarotto

Quanto torna a casa finito il periodo di servizio militare Renato Casarotto inizia a frequentare le Piccole Dolomiti dove comincia fin da subito a fare vie in libera (senza assicurazione con la corda). Inoltre nelle sue salite evita sempre l’artificiale che in quegli anni andava molto di moda. Il 1971 è l’anno dove Renato inizia la sua vera attività alpinistica con l’esecuzione in solitaria della Via Carlesso sul Pasubio. Un mese dopo ne farà un’altra via sempre in solitaria mentre nel 1972 assieme a Adriana Valdo, Renato Gobbato, Renzo Timellero, Paolo e Ludovico Cappellari, farà la via Solleder al Sass Maor in inverno. Vie in solitaria e in inverno sono le caratteristiche che contraddistinguono il suo modo di vedere e fare alpinismo.

Nel Marzo del 1973 invece apre un’altra via alla Torre Trieste in Civetta assieme a Diego campi e sempre nello stesso anno assieme a Diego apre la via Casarotto-Campi al Soglio Rosso. Nello stesso anno in Agosto con Giacomo Albiero farà la traversata integrale del Civetta, il risultato della traversata sono ben 22 cime, 4000 metri di dislivello per un totale di cinque giorni.

Nel Marzo del 1974 fa la prima invernale allo Spigolo Strobel sulla Rocchetta Alta di Bosconero assieme a Diego Campi e Piero Radin. Nel Dicembre dello stesso anno impiega cinque giorni per ripetere in solitaria una prima invernale sulla via Simon-Rossi. L’anno successivo in Febbraio sale la Adrian-Faè al Civetta impiegando ben sei giorni.

Nel 1978 tocca al Monte Bianco dove apre una via sulla parete nord dell’Aiguille Verte, la goulotte Comino-Grassi-Casarotto assieme a Gianni Comino e Gian Carlo Grassi. Nell’inverno del 1982 inventa il Trittico del Frêney, una delle sue imprese di maggior rilievo. Successivamente sale altre vie: la Ratti-Vitali all’Aiguille Noire de Peuterey, la Gervasutti-Boccalatte al picco Gugliermina e la Bonington al Pilone Centrale del Frêney. Tra il 1982 e il 1983 affronterà da solo il Diedro Cozzolino al Piccolo Mangart di Coritenza impiegando ben dieci giorni.

Nel 1984 ripete in solitaria e in inverno la via Gervasutti sulle Grandes Jorasses, mentre l’anno precedente aveva aperto la via Casarotto-Grassi al Pic Tyndall assieme a Gian Carlo Grassi.

L’esperienza all’estero

Renato Casarotto nella sua vita ha aperto e ripetuto moltissime vie impegnative sulle Alpi e sulle Dolomiti. Verso la fine degli anni ’70 inizia a fare le sue prime esperienze all’estero spostandosi in America Latina (Patagonia e Perù) e in Karakorum. Il primo successo extraeuropeo che lo consacra come alpinista di taratura internazionale è la salita in solitaria in soli 17 giorni sulla parete nord dell’Huascarán fatta nel 1977.

Nel 1978 si sposta in California dove compie la sua prima Big Wall mentre nel 1979 va in Patagonia affrontando in solitaria il pilastro nord-nordest del Fitz Roy. In questi anni aveva già conosciuto sua moglie Goretta, compagna fedele che lo aspettava sempre al campo base. Nel 1979 partecipa come membro della spedizione Messner sul K2. Casarotto e Messner tentarono la Magic Line per salire in vetta ma sono costretti a rinunciare. A quel punto mentre Messner decide di salire lo stesso per lo Sperone Abruzzi Casarotto invece torna a casa deluso da quella esperienza.

Gli anni ottanta sono molto prolifici per Renato Casarotto dove impiega molte energie. E’ del 1980 un tentativo fallito di salita invernale del Makalu. Nel 1983 supera in soli sette giorni, il difficile sperone nord sulla nord del Broad Peak Nord (7538 m). Nel 1984 percorre la prima salita del Denali per la cresta sud-est. Nel 1985 arriva in cima al Gasherbrum II stavolta assieme a sua moglie Goretta Traverso, facendola diventare così la prima donna italiana ad aver raggiunto la cima di un Ottomila.

goretta e renato casarotto
Goretta e Renato Casarotto assieme

La morte di Renato Casarotto

Gli anni ottanta sono gli anni in cui Renato Casarotto esplora e compie imprese straordinarie sugli ottomila. Ed è proprio qui che banalmente troverà la morte. Nel 1986 decide di salire il K2 per la cresta sud-ovest in solitaria. Al campo base come sempre c’è la moglie Goretta che lo aspetta. Purtroppo Casarotto è costretto a fermarsi a pochi metri dalla vetta a causa del maltempo. Torna al penultimo campo in quota dove passa la notte e ritenta la salita il girono dopo. Ancora una volta è costretto a tornare indietro a causa del maltempo e questa volta decide di scendere.

Il 16 Luglio del 1986 quando ormai è quasi arrivato al campo base a poche ore dalla tenda, un ponte di neve è ceduto sotto i suoi piedi e lo ha fatto precipitare in un crepaccio del ghiacciaio De Filippi sul versante meridionale del K2. Con la radio riesce a chiamare i soccorsi che arrivano sul luogo immediatamente. Quando arrivano è ancora vivo e riescono addirittura ad estrarlo dal crepaccio ma morirà poco dopo tra le braccia di Goretta a causa delle ferite interne subite dopo la caduta.

Fu seppellito in un crepaccio e nei primi anni 2000 il suo corpo è ritornato alla luce dai movimenti del ghiaccio. Ora i resti del suo corpo si trovano presso il Memorial Gilkey al campo base della montagna.

Bibliografia

Questa è la bibliografia inerente a questo grande alpinista:

  • Oltre i venti del Nord, di Renato Casarotto, Dall’Oglio, 1986
  • Goretta e Renato Casarotto. Una vita tra le montagne, di Goretta Traverso, De Agostini, 1996
  • I monti di ghiaccio, di Goretta Traverso, GET, 2001
  • La via della montagna. Un cammino possibile, di Goretta Traverso, Priuli & Verlucca, 2008

Filmografia

Film: Solo di cordata. Esplorando Renato Casarotto, di Davide Riva, 2016

“Raccontare, parlare, è molto difficile. È sempre duro arrivare così vicino all’essenza della vita e poi, dopo, ritornare indietro e sentirsi imprigionati nelle strettoie del linguaggio, completamente inadeguato a tradurre in simboli i concetti e la totalità dell’esperienza vissuta”. Renato Casarotto 1986

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