Reinhold Messner il mito vivente10 min read

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reinhold messner alpinista

Camminare per me significa entrare nella natura. Ed è per questo che cammino lentamente, non corro quasi mai. La Natura per me non è un campo da ginnastica. Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori. Le alte montagne sono per me un sentimento. (cit. Reinhold Messner).

Chi è Reinhold Messner

Reinhold Messner è sicuramente l’alpinista più conosciuto al mondo. Altoatesino e amante della montagna è stato il primo uomo in assoluto a scalare tutte le vette della Terra che superano gli ottomila metri (sono ben quattordici in totale) senza ossigeno. Oltre a questo vanta ulteriori imprese da record che gli hanno consentito di legare il suo nome al monte Everest, sul quale ha raggiunto la vetta senza ossigeno superando limiti che parevano impossibili da raggiungere. Nato il 17 Settembre del 1944 a Bressanone in Alto Adige, oggi vive tra Merano e Castel Juval (uno dei sei musei del MMM – Messner Mountain Museum) all’imbocco della Val Senales, in Val Venosta.

Messner conta oltre cento spedizioni e migliaia di scalate (i bene informati scrivono che sono poco più di 3500 in totale). Nell’anno 2010 viene insignito del premio del Piolets d’Or come riconoscimento alla carriera.
Oggi Messner è una persona polivalente in grado di mettere la sua esperienza alpina a disposizione di tutti gli appassionati, attraverso i suoi diversi musei, i libri, i documentari.

Un talento giovanissimo

La passione per la montagna interessa Reinhold Messner fin da bambino. Vivendo in Alto Adige, le Dolomiti hanno rappresentato uno straordinario scenario di prove e allenamenti, come pure l’intera catena delle Alpi. Basti pensare che in otto anni (fino al 1973) l’allora ventinovenne riuscì a compiere più di cinquecento arrampicate.
Messner fece dello stile alpino un modo di scalare che lo portò a contare solo sulle sue forze, senza equipaggiamenti speciali, minimizzando gli interventi esterni e riducendo quasi a zero eventuali supporti artificiali (come ad esempio l’ossigeno in bombola).

Lo scalatore altoatesino ha più volte esplorato nuove vie, aprendosi percorsi mai battuti grazie ad un innovativo rapporto con la montagna e con la scalata stessa. Tutti i versanti più impegnativi delle Alpi sono stati superati da Messner. Questa complessa palestra naturale a cielo aperto ha permesso all’alpinista di prepararsi al meglio per le vette più elevate, fino ad arrivare a superare la quota di ottomila metri.

L’istinto di sopravvivenza è il sacro fuoco che ci costringe ad andare avanti. (cit. Reinhold Messner)

Il record sugli Ottomila e la morte dei fratelli Ghunter e Siegfried

Il primo approccio con la catena montuosa dell’Himalaya per Messner avviene nel 1970. Accompagnato dal fratello Ghunter è salito sul Nanga Parbat da una via che nessuno aveva mai osato, ovvero dalla parete Rupal, mentre la discesa è avvenuta dal versante chiamato Diamir, anch’esso intonso fino a quel momento. Fu proprio quest’ultima la fase più delicata e drammatica: una valanga travolge il fratello. Reinhold lo cerca a lungo ma senza trovarlo. Durante le operazioni il congelamento prende il sopravvento e lo stesso Reinhold capisce che è giunto il suo limite di sopravvivenza. Scende a valle da solo, con 6 dita dei piedi totalmente insensibili (che verranno poi amputate) e riesce a raggiungere alcuni abitanti locali che lo portano in salvo. Il fratello è morto ma il corpo non viene ritrovato fino al 2005, ovvero a distanza di 35 anni dal fatto. La montagna con Messner non è stata certo tenera e il prezzo da pagare per i suoi record è stato elevatissimo: negli Anni Ottanta un fulmine colpisce l’altro fratello durante un’escursione, con conseguenze mortali.

Tornando negli Anni Settanta, il Gasherbrum I viene conquistato da Reinhold Messner nel 1975 in compagnia di Habeler il quale sarà suo compagno di avventura anche tre anni dopo quanto i due scrivono la storia. Mai nessuno, prima di quel momento, era salito in vetta all’Everest senza ausilio di ossigeno supplementare. L’impresa era considerata ai limiti dell’impossibile.

Sono proprio queste sfide improbabili che rappresentano uno stimolo che Messner riesce a fare proprio. Non è un caso se moltissimi ricordano l’alpinista di Bressanone come colui il quale vince i limiti in solitaria. Ancora il Nanga Parbat e il Monte Everest identificano i prossimi traguardi dello scalatore, ma questa volta da raggiungere in solitaria e sempre senza ossigeno: nessuno era mai riuscito. Il successo lancia definitivamente Reinhold Messner nell’olimpo degli scalatori mondiali assoluti.

Le imprese proseguono sempre attaccando quota ottomila metri. Cadute e crepacci non spaventano lo scalatore che prosegue nel suo obiettivo, ovvero quello di raggiungere tutte le quattordici vette “over 8000”. L’ultima in ordine cronologico è quella del Lhotsem sempre appartenente alla catena dell’Himalaya. Raggiunta la cima, Reinhold Messner diventa la prima persona ad aver fatto l’en plein senza l’ausilio dell’ossigeno in bombola.

les piolets d'or bonatti messner
L’amicizia vera tra Walter Bonatti e Reinhold Messner

L’amicizia “vera” con Walter Bonatti

Anche se all’inizio i due non andavano troppo d’accordo per via dei loro caratteri un pò duri, nel corso del tempo però hanno imparato a conoscersi e a stimarsi a vicenda. Fra Walter Bonatti e Reinhold Messner è nata così un’amicizia profonda che ha regalato al mondo alpinistico e non solo perle di rara saggezza e bellezza. Ascoltare i loro racconti e le loro avventure è davvero qualcosa di indescrivibile.

Walter Bonatti è stato (almeno per me) il più grande alpinista e uomo di montagna di tutti i tempi ed è stato (e lo è ancora) un modello e un esempio per le generazioni future. Lo stesso Reinhold Messner, quando era giovane si ispirava alle imprese epiche di Walter, diventando il suo erede. I due sono stati accomunati da due tragedie che li hanno visti coinvolti e che per anni hanno subito delle ingiustizie morali fino all’uscita della sacro santa verità: per Walter la tragica vicenda del K2, mentre per Reinhold la tragedia avvenuta sul Nanga Parbat con la scomparsa del fratello minore Gunter.

Reinhold Messner oltre l’alpinismo

Messner ama le sfide e una volta resosi conto che il vero vincitore era lui, ha dato lustro alle sue nuove ambizioni. Una volta capito che non vi era più nulla da scalare di così tanto stimolante, avendo già raggiunto il massimo possibile, si è dedicato ad altro.

Un’impresa sicuramente interessante ha coinvolto due attraversamenti: Antartide e Groenlandia con gli sci ai piedi e varcando alcuni passaggi a piedi. Ma in tema attraversate Messner si è anche spostato più a sud, nei deserti del Talkamakan in Cina e del Gobi. Il primo, anticamente rappresentava una grande strada di passaggio per il commercio della seta, ma ora identifica appieno il concetto di aridità. Sebbene totalmente differenti dalle scalate alpine e montane, le traversate di ghiacci e deserti meritano citazione perché hanno contribuito a fare di Reinhold Messner un uomo in grado di superare se stesso e i propri limiti in condizioni differenti, opposte.
L’ascesa alle vette coinvolge un movimento in verticale, la traversata in orizzontale, tra temperature glaciali e altre molto calde.

messner mountain museum zaha hadid
Uno dei sei poli museali a Plan de Corones che fa parte del MMM Messner Mountain Museum realizzato dall’architetto Zaha Hadid

Oggi Reinhold Messner ha aperto alcuni musei della montagna, si mette a disposizione per comunicare e raccontare le sue avventure, è autore di libri autobiografici ed è molto vicino a diverse iniziative per le popolazioni montane, a salvaguardia dei luoghi in cui lo hanno visto protagonista assoluto sui monti. Sono inoltre molteplici le occasioni in cui la sua esperienza torna utile a tanta altra gente, anche in ambito politico. Più volte è stato interpellato come profondo conoscitore della natura, delle zone montuose e dei popoli, sempre molto rispettoso della sua terra natia e delle questioni legate all’ambiente.

VEDI ANCHE:

Film di Reinhold Messner

  • Still Alive, dramma sul Monte Kenya. Regia di  Reinhold Messner, Hans-Peter Stauber.
  • Holy Mountain, la scalata del monte Ama Dablam. Regia di Reinhold Messner, 2018

Bibliografia Reinhold Messner

  • Ritorno ai monti. L’alpinismo come forma di vita. Pensieri e immagini, Bolzano, Athesia, 1971.
  • Gli sviluppi, in Sesto grado, Milano, Longanesi, 1971.
  • Manaslu, cronaca di una spedizione in Himalaya, Milano, Gorlich, 1973.
  • L’avventura alpinismo. Esperienze d’un alpinista in cinque continenti, Bolzano, Athesia, 1974.
  • Il 7º grado. Scalando l’impossibile, Milano, Görlich, 1974; Settimo grado. Clean climbing, arrampicata libera, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1982.
  • Vita fra le pietre. Popoli montanari prima che soccombano, Bolzano, Athesia, 1976.
  • Arena della solitudine. Spedizioni ieri, oggi, domani, Bolzano, Athesia, 1977.
  • Due e un ottomila, Milano, Dall’Oglio, 1977.
  • Pareti del mondo. Storie, vie, esperienze vissute, Bolzano, Athesia, 1978.
  • Everest, Novara, De Agostini, 1979.
  • Il limite della vita, Bologna, Zanichelli, 1980.
  • K2, con Alessandro Gogna, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1980.
  • Nanga Parbat in solitaria, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1980.
  • La mia strada, Milano, Dall’Oglio, 1983.
  • Orizzonti di ghiaccio. Dal Tibet all’Everest, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1983.
  • Il mio grande anno himalayano, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  • Scuola di alpinismo, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  • Tutte le mie cime. Una biografia per immagini dalle Dolomiti all’Himalaya, Bologna, Zanichelli, 1984; Milano, Corbaccio, 2011.
  • La dea del turchese. La salita al Cho Oyu, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1985.
  • Corsa alla vetta, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1986.
  • Sopravvissuto. I miei 14 ottomila, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1987.
  • L’arrampicata libera di Paul Press, ideato e curato da, Novara, Istituto geografico De Agostini-Serie Görlich, 1987.
  • Le mie dolomiti, Bolzano, Tappeiner, 1988.
  • Antartide. Inferno e paradiso, Milano, Garzanti, 1991.
  • Attorno al Sudtirolo, Rovereto, BQE, 1992.
  • La libertà di andare dove voglio. La mia vita di alpinista, Milano, Garzanti, 1992; Milano, Corbaccio, 2013.
  • Le più belle montagne e le più famose scalate, Lainate, Vallardi industrie grafiche, 1992.
  • Un modo di vivere in un mondo da vivere, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1994.
  • Monte Rosa. La montagna dei Walser, Anzola d’Ossola-Varese, Fondazione Enrico Monti-Fondazione Maria Giussani Bernasconi, 1994.
  • 13 specchi della mia anima, Milano, Garzanti, 1995.
  • Oltre il limite. Polo Nord, Everest, Polo Sud. Le grandi avventure ai tre poli della Terra, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1997.
  • Hermann Buhl. In alto senza compromessi, con Horst Höfler, Torino, Vivalda, 1998.
  • Yeti. Leggenda e verità, Milano, Feltrinelli traveller, 1999.
  • Non troverai i confini dell’anima, Milano, Mondadori, 1999.
  • Annapurna. Cinquant’anni di un Ottomila, Torino, Vivalda, 2000.
  • Salvate le Alpi, Torino, Bollati Boringhieri, 2001.
  • La seconda morte di Mallory, Torino, Bollati Boringhieri, 2002.
  • Popoli delle montagne. Fotografie e incontri, Torino, Bollati Boringhieri, 2002.
  • Montagne. Immagini, pensieri. Per riuscire a salvare la montagna è fondamentale che le generazioni future ne capiscano i valori, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2002.
  • Dolomiti. Le più belle montagne della terra, con Jakob Tappeiner, Lana d’Adige, Tappeiner, 2002.
  • Vertical. 100 anni di arrampicata su roccia, Bologna, Zanichelli, 2003.
  • La montagna nuda. Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine, Milano, Corbaccio, 2003.
  • Re Ortles, Lana-Trento, Tappeiner-BQE, 2004.
  • König Ortler, Lana d’Adige, Tappeiner, 2004.
  • K2 Chogori. La grande montagna, Milano, Corbaccio, 2004.
  • La mia vita al limite. Conversazioni autobiografiche con Thomas Huetlin, Milano, Corbaccio, 2006.
  • La montagna incantata, con Georg Tappeiner, Lana d’Adige, Tappeiner, 2006.
  • Le Alpi. Fra tradizione e futuro, Caselle di Sommacampagna, Cierre, 2007.
  • Nanga Parbat. La montagna del destino, Milano, Mondadori, 2008.
  • La montagna a modo mio, Milano, Corbaccio, 2009.
  • Grido di pietra. Cerro Torre, la montagna impossibile, Milano, Corbaccio, 2009.
  • Avventura ai poli. L’eterna corsa ai confini del mondo, Milano, Mondadori, 2010.
  • Dolomiti. Patrimonio dell’umanità, Lana, Tappeiner, 2009; Milano, Mondadori, 2010.
  • Razzo rosso sul Nanga Parbat, Milano, Corbaccio, 2010.
  • Tempesta sul Manaslu. Tragedia sul tetto del mondo, Scarmagno, Priuli & Verlucca, 2011.
  • Parete Ovest, Milano, Corbaccio, 2011.
  • Spostare le montagne. Come si affrontano le sfide superando i propri limiti, Milano, Mondadori, 2011.
  • On top. Donne in montagna, Milano, Corbaccio, 2012.
  • Solitudine bianca. La mia lunga strada al Nanga Parbat, Scarmagno, Priuli & Verlucca, 2012.
  • Gobi, il deserto dentro di me, in Edizioni Mare verticale, 2013.
  • Reinhold Messner, Walter Bonatti. Il fratello che non sapevo di avere, Mondadori Electa, 2013.
  • La vita secondo me, Milano, Corbaccio, 2014.
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