Nodi e manovre di corda che tutti gli escursionisti dovrebbero sapere14 min read

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nodi e manovre

Anche l’escursionista che affronta una via ferrata o un sentiero attrezzato dovrebbe avere con se uno spezzone di corda e se serve saper fare i nodi fondamentali e le principali manovre di corda.

Nodi e Manovre per l’escursionismo

I nodi principali e basilari che servono anche agli escursionisti che si cimentano in vie ferrate e sentieri attrezzati di modesta difficoltà in ambiente si possono raggruppare, in base al loro utilizzo e alla loro funzione, in quattro categorie:

  1. Nodi per legarsi
  2. Nodi per autoassicurazione e assicurazione 
  3. Nodi di unione
  4. Nodi autobloccanti.

Oltre ai nodi che vedremo di seguito che appartengono a queste quattro categorie sarebbe opportuno che ogni escursionista con un certo grado di preparazione fosse in grado di eseguire, in caso di necessità, almeno tre manovre di corda al fine di condurre in completa sicurezza un’escursione e nel caso prestare soccorso a chi fosse in difficoltà. Queste manovre sono utili alla pratica escursionistica e sono il necessario bagaglio per chi affronta le vie ferrate. Ovviamente per poter eseguire le manovre di corda si presuppone che l’escursionista abbia i concetti base dell’alpinismo, sappia eseguire correttamente i nodi e abbia con se uno spezzone di corda da 35 metri.

Le manovre di corda che vedremo e che ogni escursionista deve saper fare sono:

  • Corda doppia per gruppi;
  • Stesura della corda fissa;
  • Paranco semplice.

LEGGI ANCHE: Differenza tra via ferrata e sentiero attrezzato 

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Nodi per legarsi

In questa categoria di nodi rientrano tutti quei nodi che vengono usati per unire l’imbracatura alla corda di cordata. Questi nodi nello specifico sono:

Nodo delle Guide

Il nodo delle guide si usava un tempo quando non esistevano le imbracature, e gli alpinisti lo utilizzavano per legarsi direttamente in vita alla corda di cordata. Capita di vedere alcune immagini in bianco e nero di alpinisti con camicia a quadri e pantaloni alla zuava e scarponi pesanti che scalano con la corda di canapa legata in vita. Questo modo di legarsi era puramente irrisorio perchè in caso di caduta ovviamente lo strappo che subiva l’alpinista se non era mortale lasciava rivolti negativi permanenti.

Oggi ovviamente non ha più questa funzione e viene utilizzato in tutti quei casi in cui è necessario realizzare un’asola per poi infilarci un moschettone. Questo nodo non è altro che un’asola bloccata con un nodo semplice. Se sottoposto a trazione è difficile da sbloccare e non permette una rapida regolazione della distanza dall’ancoraggio.

Nodo a Otto o delle Guide con Frizione

La naturale evoluzione delle guide è il nodo delle guide con frizione: in pratica si va a creare un’asola come con il nodo delle guide ma l’asola viene fatta ruotare su se stessa prima di essere bloccata con un nodo semplice. Questo nodo viene utilizzato per realizzare un’asola nelle manovre di corda dove attaccare un moschettone oppure per l’autoassicurazione. Anche questo nodo non permette una rapida regolazione della distanza dall’ancoraggio e se sottoposto a trazione è difficile da sbloccare, ma a differenza del nodo delle guide semplice ha un “potere tranciante” minore grazie alla frizione (mezzo giro in più). Inoltre il nodo delle guide con frizione ha un’ottima capacità di tenuta, difficilmente si presta ad un scioglimento involontario e scarica sulla corda uno stress limitato anche in caso di trazione violenta.

Nell’esecuzione di questo nodo (come di tutti del resto) bisogna prestare attenzione facendo in modo che le spire siano sempre ben ordinate e non accavallate fra di loro: così facendo lo stress sulla corda rimane minimo e lo scioglimento rimane più facile. Ovviamente bisogna tenere in considerazione che l’esecuzione di tale nodo porta via più corda o cordino rispetto all’altro.

Nodo a Otto infilato o delle Guide con Frizione infilato

Il nodo a otto infilato o delle guide con frizione infilato è praticamente lo stesso nodo di prima solo che differisce dal nodo a otto per la sola tecnica di esecuzione. Si andrà sempre a realizzare un nodo a otto che però va infilato e ripassato nei due ponti dell’imbracatura. Esso infatti è il nodo principale (ne esistono altri come ad esempio il nodo bulino) per legare la corda di cordata all’imbracatura e quindi all’alpinista/escursionista.

Dopo aver eseguito il nodo a otto semplice, lasciando circa 1,20 m di capo libero, si fa passare quest’ultimo in entrambi gli occhielli predisposti sull’imbrago, si porta in nodo a otto il più vicino possibile all’imbracatura e lo si “ripassa”, infilando il capo libero lungo le sue anse. Alla fine l’asola che passa dentro l’imbracatura deve risultare chiusa dal nodo a otto ripassato. Siccome i nodi non “dormono” mai e tendono a muoversi è buona norma quando si esegue questo nodo che il capo libero che fuoriesce dal nodo finito abbia una lunghezza di almeno 10 cm eventualmente chiuso con un nodino di sicurezza. L’esecuzione è semplice ma anche qui bisogna stare molto attenti a non accavallare le spire; il nodo deve essere bello da vedere, pulito e con le spire ordinate.

LEGGI ANCHE: Quali sono i pericoli lungo le vie ferrate

Nodi per Autoassicurazione e Assicurazione

In questa categoria rientrano due nodi importantissimi e fondamentali:

  • Nodo barcaiolo, serve per garantire la nostra sicurezza e autoassicurazione all’ancoraggio della sosta;
  • Nodo mezzo barcaiolo, serve per assicurare e mettere in sicurezza il compagno di cordata.

Nello specifico l’autoassicurazione è il vincolo che lega la cordata e l’alpinista alla parete mentre l’assicurazione al compagno è quella manovra che uno dei due compagni di cordata effettua per fermare l’eventuale caduta dell’altro componente della cordata. Con il nodo barcaiolo in caso di caduta la corda rimane bloccata senza che via sia scorrimento della stessa, mentre con il mezzo barcaiolo la corda può scorrere ma il nodo funziona come “freno” e consente un rapido bloccaggio senza sforzo.

Nodo Barcaiolo

Come anticipato il nodo barcaiolo è un nodo bloccante (bloccaggio statico della corda) che viene usato per fissare l’alpinista/escursionista ad un ancoraggio sulla parete. In questo modo una volta raggiunta la sosta o un punto sicuro l’escursionista può mettersi in sicurezza senza il pericolo di cadere. Questa è in assoluto la primissima cosa da fare quando si arriva in sosta, ovvero mettersi in sicurezza. Poi si allestisce la sosta e si fanno le altre manovre, ma solo dopo essersi autoassicurati.

Il nome probabilmente deriva dal fatto che questo nodo veniva utilizzato (ancora oggi in realtà) dai marinai per legare le cime delle barche agli ormeggi del molo e per questo viene chiamato anche “nodo paletto”.  Il nodo barcaiolo viene utilizzato assieme a un moschettone di sicurezza con ghiera per collegare l’alpinista all’ancoraggio.

Il nodo barcaiolo è di facile esecuzione e può essere sciolto senza particolari difficoltà anche in caso di corda bagnata o sottoposta a forte trazione. Questo nodo fondamentale permette inoltre di variare agevolmente la distanza tra l’alpinista e l’ancoraggio, senza sciogliere il nodo stesso una volta eseguito e quindi garantendo sempre la propria sicurezza e incolumità. In questo modo durante l’operazione di regolazione della distanza l’alpinista rimane sempre autoassicurato.

Quindi ricapitolando il nodo barcaiolo viene usato per l’autoassicurazione nelle soste e per il bloccaggio statico della corda. L’esecuzione di questo nodo può avvenire in due modi:

  • nel moschettone: si ripassa il capo di sinistra dietro quello di destra, costruendo un’asola e la si infila nel moschettone;
  • Libero: si costruiscono due asole contrapposte, si sormonta la seconda sulla prima e si infilano nel moschettone o sul fittone.

Nodo Mezzo Barcaiolo

Il nodo mezzo barcaiolo è un nodo che viene usato per assicurare il compagno di cordata, tramite uno scorrimento controllato della corda inserita in un moschettone vincolato alla parete, riducendo notevolmente gli eventuali traumi di una caduta dell’alpinista. Il mezzo barcaiolo è stato ufficialmente adottato come unico freno valido in alpinismo e promosso per l’utilizzo in montagna verso la fine degli anni ’60 dalla UIAA (Unione Internazionale Associazioni Alpinistiche) e dal CAI (Club Alpino Italiano) e in particolare dalla sua Commissione Centrale Materiali e Tecniche.

Se correttamente eseguita, la manovra di assicurazione garantisce un buon freno al capocordata ma anche al secondo di cordata. In nodo mezzo barcaiolo può essere considerato come un vero e proprio “freno” che assieme all’allungamento dinamico della corda riduce gli traumi di un’eventuale caduta. La “forza frenante” del mezzo barcaiolo è strettamente legata sia da un coefficiente di attrito sia da una capacità manuale che varia da persona a persona.

Una volta eseguito il nodo deve potersi ribaltare su se stesso all’interno del moschettone a seconda che si debba lasciare o recuperare corda senza pericolo di bloccaggio e per questo devono essere necessariamente utilizzati moschettoni con ghiera di sicurezza detti “a pera” marchiati HMS (dal tedesco: Halb Mastwurf Sicherung ovvero tecnica del mezzo barcaiolo).

Questo nodo deve essere costruito utilizzando il capo scarico della corda, poi si forma un’asola e la si ruota infilandola nel moschettone e chiudendo la ghiera.  Quando si fa questo nodo però bisogna avere l’accortezza di predisporre il nodo in modo che il ramo di corda eventualmente sottoposto a tensione si trovi sul lato “forte” del moschettone ovvero il lato opposto a quello dove è presente la leva di apertura con la ghiera.

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Asola e Contro Asola di bloccaggio

Il nodo mezzo barcaiolo va di pari passo con un altro nodo che è l’asola di bloccaggio e la contro asola di bloccaggio. Questa consente di “bloccare” il mezzo barcaiolo anche quando la corda è in tensione e di liberare entrambe le mani per eseguire altre manovre. A differenza del barcaiolo infatti, con il mezzo barcaiolo non bisogna mai lasciare la mano del capo libero per evitare la caduta del compagno.

L’asola di bloccaggio quindi viene utilizzata per bloccare la corda in tensione nelle manovre di corda o in caso di caduta del compagno assicurato con il mezzo barcaiolo. La contro asola di bloccaggio è un ulteriore nodo fatto subito a ridosso dell’asola appena eseguita per evitare scioglimenti involontari e dare maggiore sicurezza.

L’asola di bloccaggio si esegue in questo modo: tenendo fissa la corda di manovra con una mano, si costruisce con l’atra mano un’asola, si passa la corda libera  dietro alla corda in tensione, infilandola nell’asola e si mette in tiro il nodo così ottenuto, eseguendo la manovra il più possibile vicino al moschettone. Per la contro asola di bloccaggio si prende l’asola sufficientemente ampia e tenendo assieme i quattro capi si va a realizzare un nodo semplice, sempre vicino al moschettone.

Nodi di Unione

A questa categoria appartengono quei nodi che servono per unire i capi delle corde, siano essi capi di due corde diverse (per attrezzare ad esempio una calata in doppia) sia per realizzare un anello di cordino o di fettuccia. I nodi che andremo a vedere sono: il nodo fettuccia, il nodo a contrasto doppio o doppio inglese e il nodo galleggiante.

Nodo Fettuccia

Questo nodo viene utilizzato per realizzare anelli di fettuccia o di cordino. La sua esecuzione è piuttosto semplice in quanto si forma su un’estremità un nodo semplice senza chiuderlo e con l’altra estremità si seguono all’inverso tutti i giri del nodo. Anche in questo caso le spire del nodo non devono accavallarsi e i baffi (le code del nodo) devono essere sufficientemente lunghe (10 volte il diametro del cordino). Nel campo escursionistico ad esempio questo nodo viene anche utilizzato per unire la parte altra dell’imbracatura al kit EAS.

Nodo a contrasto doppio o Doppio Inglese

Il nodo doppio inglese è un nodo di giunzione che viene usato per creare un anello di cordino chiuso, partendo da un semplice spezzone di cordino nylon, kevlar o dyneema. Si tratta in realtà di un nodo composito formato cioè da due nodi diversi che lavorano tra loro in contrapposizione (a contrasto), facendo si che all’aumentare dell’eventuale forza di trazione sul cordino, aumenti anche di conseguenza il serraggio del nodo.

Questo nodo viene anche utilizzato per giuntar edue corde dello stesso diametro ad esempio nel caso di una discesa in corda doppia. Oggi però per questo utilizzo si preferisce utilizzare il nodo galleggiante. Anche qui i baffi che fuoriescono dal nodo devono essere lunghi 10 volte il diametro del cordino e le spire non si devono accavallare.

Nodo Galleggiante

Il nodo galleggiante è il nodo per eccellenza di giunzione di due corde anche di diametro diverso come potrebbe essere ad esempio per la calata in corda doppia. Questo nodo viene usato non solo per unire due corde per le doppie ma anche per creare anelli di cordino per le soste.

Questo nodo viene preferito al doppio inglese in quanto nella fase di recupero della corda tende a scivolare più facilmente (“galleggia”) su eventuali ostacoli e asperità della roccia. L’esecuzione del nodo galleggiante è semplice: basta prendere i capi delle corde da unire e realizzare un nodo semplice. L’accortezza fondamentale è quella di lasciare almeno 40 cm di corda oltre il nodo in quanto tende a girarsi su se stesso e questo potrebbe essere pericoloso.

Nodi Autobloccanti

Arriviamo alla quarta ed ultima categoria di nodi, ovvero i nodi autobloccanti che sono in grado di bloccarsi da soli. Questi nodi si realizzano utilizzando un anello di cordino (nylon o kevlar) chiuso con un doppio inglese che avvolto a spirale sulla corda, scorre se accompagnato con la mano, ma si blocca automaticamente se sottoposto a trazione. Quando si realizza un nodo di questo tipo, l’anello di cordino avvolge la corda che utilizziamo per una calata o per una risalita e forma un’asola che, collegata al nostro imbrago, permette di fermare un’eventuale caduta accidentale. 

Nodo Prusik

Il nodo prusik è un nodo autobloccante in entrambe le direzioni (“direzionale”) ed ha la caratteristica di scorrere se impugnato sui giri di cordino che lo formano. Introdotto nell’alpinismo da Karl Prusik, musicista e alpinista austriaco nel 1931, veniva utilizzato per tendere le corde di violino.

Per un suo funzionamento ottimale questo nodo dovrebbe essere effettuato con un cordino di diametro notevolmente inferiore rispetto a quello della corda su cui viene eseguito in quanto il principio del suo funzionamento si basa sull’attrito tra cordino e corda. In pratica tanto più simili sono i diametri delle due corde tanto maggiore deve essere il numero delle spire necessarie per far funzionare correttamente il nodo. Il bloccaggio avviene ortogonalmente alla direzione della corda e nel campo escursionistico viene utilizzato nella stesura della corda fissa.

Nodo Machard

Il nodo Machard viene utilizzato per l’autoassicurazione dell’alpinista ad esempio durante le discese in corda doppia o nel paranco semplice. Per eseguire il nodo Machard occorre avvolgere un anello di cordino attorno alla corda (o alle corde) sulle quali deve avvenire il bloccaggio. Esso può essere eseguito in maniera da essere bloccante in una sola direzione (machard chiuso) oppure in entrambe le direzioni (machard aperto). Nel primo caso le due asole che restano dopo l’avvolgimento vengono infilate l’una dentro l’altra, mentr enel secondo caso le due asole vengono lasciate appaiate. In ogni caso il nodo si considera concluso solo quando un moschettone a ghiera va ad agganciare l’asola o le asole.

Il funzionamento è simile al nodo Prusik, ovvero scorre con la pressione della mano e si blocca in caso di forte trazione. In questo caso il bloccaggio avviene parallelamente alla direzione della corda e il numero delle spire dipende dalla differenza di diametro tra cordino e corda: minore è la differenza di diametro e più numerose dovranno essere le spire.

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Principali manovre di corda

Questi che abbiamo visto in questo articolo sono i principali e basilari nodi che anche un escursionista che affronta una via ferrata o un sentiero attrezzato deve conoscere per affrontare questo tipo di percorsi in sicurezza. Troppo spesso infatti capita che persone poco esperte si cimentano in percorsi apparentemente semplici ma che poi si trovano in difficoltà.

Avere con se uno spezzone di corda e saper eseguire le manovre di corda basilari può aiutarci ad uscire dai pericoli evitando di chiamare il soccorso alpino oppure aiutare qualcuno in difficoltà. Per eseguire le manovre di corda occorre ovviamente conoscere e saper far ei nodi.

Può capitare di trovarci ad un punto della ferrata impegnativo o un tratto di sentiero attrezzato dissestato che ci impedisce di andare avanti ne tornare indietro. Eseguire queste manovre oltre ad esperienza e conoscenza richiede anche del materiale tecnico come cordini, moschettoni, piastrina gi-gi, etc.

Le tre manovre di corda utilizzate anche in escursionismo sono:

  • Calta in corda doppia: utilizzata per calarsi o calare un gruppo di persone;
  • Stesura della corda fissa: per affrontare un tratto di sentiero dove non vi è più il cavo;
  • Paranco semplice: quando il nostro compagno è in difficoltà e dobbiamo aiutarlo a fare un passaggio per lui difficile.

Libri e manuali

LEGGI ANCHE: Come scegliere la corda da arrampicata: Guida all’acquisto

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