Monte Rosa, il massiccio montuoso più esteso delle Alpi5 min read

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monte rosa

Il Monte Rosa con i suoi 4634 m.s.l. è il massiccio montuoso più esteso delle Alpi, secondo per altezza solo al Monte Bianco.

Premessa

Il Monte Rosa è il massiccio delle Alpi più esteso e per altezza è secondo soltanto al Monte Bianco. Qui troviamo la vetta più alta del Piemonte e della Svizzera e nove delle prime venti vette delle Alpi. Per l’alpinismo una montagna grandiosa ed epica, la cui parete est è una vera e propria eccellenza per la storia di questa disciplina: la più grossa delle Alpi, con una larghezza di 4 chilometri e un dislivello di 2.600 metri.

In cima alla Punta Gnifetti, tra le più alte del massiccio, c’è il rifugio più alto di tutta l’Europa, un vero e proprio simbolo per tanti alpinisti: la Capanna Margherita. Il nome della montagna prende origine dal valdostano “rouése”, termine che letteralmente vuol dire “ghiacciaio”, e non dal colore che assumono le pareti del Monte Rosa all’alba e al tramonto. Vecchie testimonianze del passato segnalano altri nomi, in una mappa del lontano 1740 la montagna viene indicata infatti con il nome di Monte Bosa.

Monte Rosa: la sua geografia tra pareti, rifugi e ghiacciai

Il monte Rosa si trova al confine tra il Bel Paese e la Svizzera e fa parte delle Alpi Pennine. Nel territorio italiano la montagna si estende fra Piemonte, nei comuni di Macugnaga e di Alagna Valsesia, e la regione della Valle d’Aosta, nei comuni di Gressoney- La- Trinité, Valtournenche e Gressoney-Saint-Jean.

Punta Dufour (4634 metri) è la vetta più alta del Monte Rosa, mentre in cima alla Punta Gnifetti (4554 metri) troviamo il rifugio europeo più alto: Capanna Margherita. Le particolarità e le eccellenze del massiccio del Monte Rosa sono molte come anche la verticale parete est, affacciata sul comune di Macugnaga. Questa parete è la più alta delle Alpi e per gli alpinisti è un assoluto punto di riferimento.

Il Monte Rosa è caratterizzato pure da diversi ghiacciai, quelli più estesi sono presenti prevalentemente sul lato svizzero, come il ghiacciaio del Monte Rosa. Sul nostro versante sono invece da segnalare soprattutto i ghiacciai del Lys e di Verra. I mutamenti climatici hanno condizionato anche questi ghiacciai che, negli ultimi decenni, hanno subito grosse trasformazioni.

Monte Rosa: una grande storia alle spalle

La notorietà del massiccio risale a tantissimi anni fa, i suoi valichi sono stati usati già dal lontanissimo 1200. In quegli anni, infatti, nel corso della migrazione dal Canton Vallese, il popolo Walser attraversò il Colle del Lys. Le cime più alte del Monte Rosa sono state salite invece tra la fine del Settecento e dell’Ottocento.

Leonardo Da Vinci, verso la fine del 1400, è stato uno dei primi ad esplorare la montagna dal punto di vista geologico. Dopo due secoli è stato il turno del fondatore dell’alpinismo, Horace-Bénédict de Saussure.

Tra il 1801 e il 1842 vengono salite alcune delle principali vette del Monte Rosa, tra cui Punta Giordani (23 luglio 1801) e Punta Gnifetti (9 agosto 1842). Il primo agosto del 1855 è la volta della prima scalata alla Punta Dufour, da parte di una nutrita spedizione della quale hanno fatto parte tra gli altri John Birkbeck, Edward Stephenson, Charles Hudson e James G. Smyth. Queste sono ovviamente solo alcune delle spedizioni che hanno fatto la storia dell’alpinismo, in quanto il massiccio del Monte Rosa negli anni si è distinto per essere un’icona di questa disciplina.

capanna margherita-monte rosa
Rifugio capanna Regina Margherita a quota 4556 metri, sulla Punta Gnifetti del massiccio del Monte Rosa

Monte Rosa: le vie alpine del massiccio

Sulla Punta Gnifetti, la Capanna Margherita per gli alpinisti è la porta di accesso principale al Monte Rosa e anche il percorso più facile per raggiungere una delle vette più alte del massiccio. Un altro riferimento di altissimo profilo per gli alpinisti è la parete est, qui sono state scritte pagine storiche dell’alpinismo. Il 22 luglio 1872 la parete è stata salita per la prima volta dai fratelli Pendlebury, Charles Taylor e da alcune guide esperte.

Negli anni a seguire l’impresa è stata compiuta da altri scalatori di livello mondiale, che hanno voluto così lasciare il loro segno su questa iconica parete di roccia. Degna di nota anche la parete valsesiana, la cui prima strada di accesso è stata inaugurata l’11 luglio del 1872 da Adolphus Warburton Moore, insieme a M.Zumtaugwald, H.B.George e C.Almer. Pure da queste parti con il tempo sono stati realizzati diversi percorsi particolarmente difficili per arrivare a Punta Gnifetti, Punta Parrot e Corno Nero.

Purtroppo però queste due imponenti pareti del Monte Rosa hanno fatto registrare anche dei momenti drammatici per la storia dell’alpinismo. L’8 agosto del 1881 a perdere la vita per colpa di una valanga sulla parete est sono stati gli alpinisti Damiano Marinelli, Battista Pedranzini e Ferdinand Imseng. L’unico del gruppo a salvarsi è stato Alessandro Corsi, che velocemente ha poi raggiunto la valle per chiamare i soccorsi.

Anche il versante valsesiano purtroppo è stato oggetto di qualche tragedia, a settembre dello stesso anno qui vengono infatti ritrovati morti Marco Turcotti e Mario Barbonaglia. I due alpinisti appartenevano al CAI di Borgosesia e stavano effettuando l’ascesa del Balmenhorn.

Monte Rosa: come arrivare

Per arrivare nel bel mezzo del Monte Rosa la via più semplice è quella che porta alla Capanna Margherita, per gli alpinisti una grande ambizione visto che trattasi del rifugio europeo più alto. Innanzitutto, per raggiungerla, bisogna recarsi nel comune di Gressoney-La-Trinité o nel comune di Alagna Valsesia, per poi raggiungere attraverso gli appositi impianti Punta Indren e, dopo circa una paio di ore di marcia, la capanna Gnifetti.

Una volta da queste parti le escursioni possibili in alta montagna sono tante, ascese da fare soltanto con le competenze, l’esperienza e le attrezzature dovute. Improvvisare delle scalate ad alta quota privi di ogni preparazione, capacità ed equipaggiamento significa soltanto esporsi a dei seri rischi. Il Monte Rosa è fantastico e suggestivo, ma come tutte le grandi montagne presenta alcuni pericoli da non sottovalutare mai.

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