Marco Confortola5 min read

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marco confortola

Chi è Marco Confortola

Soprannominato Selvadek, Marco Confortola è una persona molto ambiziosa e determinata. Nato in Valtellina, Marco Confortola oltre ad essere un maestro di sci è anche una una guida alpina di fama internazionale e tecnico del soccorso alpino. Un uomo da sempre amante della montagna, Marco Confortola nel corso della sua straordinaria carriera alpinistica è diventato in grande alpinista himalayano con il suo sogno mai nascosto di raggiungere la vetta dei 14 Ottomila, le 14 montagne più alte del Mondo che superano gli 8000 metri di altitudine. Una sfida impegnativa preparata da anni e ormai prossima alla meta.

Il coraggio e l’orgoglio sono i principali segni distintivi del carattere di Marco Confortola, una persona che mai indietreggia quando si tratta di intervenire per fronteggiare situazioni di emergenze alpine. Un alpinista passionale ed esperto spesso interprete determinante di difficili soccorsi ad alta quota, nobili cause per le quali non si è mai risparmiato.

A volte penso che sia troppo pericoloso quello che facciamo, mi chiedo se abbia senso. Mi sembra che ci dimentichiamo troppo facilmente del dono più grande che abbiamo: la vita.” cit. Marco Confortola.

Una vita di imprese ad alta quota

Marco Confortola è nato 50 anni fa (22 maggio 1971) a Santa Caterina Valfurva, famosa località sciistica dove ancora oggi vive. Una terra che ha saputo trasmettergli la grande passione per la montagna e della quale conosce ogni angolo, anche il più nascosto.

Poco più che maggiorenne, a soli 19 anni, compie un primo passo importante: diventa aspirante guida alpina, per cinque anni il più giovane nel nostro Paese. A 22 anni corona il sogno di far parte della gloriosa famiglia delle guide, dando inizio alla sua professione in montagna. Muove i primi passi della sua nuova attività tra le vette della Valtellina, tra le sue montagne. Marco Confortola ci mette poco a farsi valere ed entrare così nel team del Soccorso Alpino, di cui ancora fa parte. Tuttavia non si accontenta perché, inoltre, Marco è tecnico di elisoccorso e istruttore del soccorso. Come se non bastasse, nel 1995 è diventato anche maestro di sci alpino.

La svolta per Marco Confortola arriva comunque con gli anni Duemila, quando in breve tempo è protagonista di diverse estreme imprese sui monti “amici” della Valtellina. Un trampolino di lancio prima della consacrazione nel panorama internazionale. Una successione incredibile di imprese sciistiche a partire dal 2001, anno in cui con gli sci scende la parete nord del Pizzo Tresero. Appena un anno dopo realizza il concatenamento delle cinque pareti nord: Pizzo Tresero, Pedranzini, Dosegu, San Matteo, Cadini.

Marco si ripete nel 2005 con il concatenamento le quattro pareti nord di Ortles, Gran Zebrù, Piccolo Zebrù e Pizzo Tresero. Un’impresa ad alta quota fatta in un solo giorno e in solitudine. Una fantastica performance impreziosita dalla dedica a Silvana Cortinovis, morta nel 2004 e moglie di Agostino Da Polenza. Una dedica dettata dal forte legame tra Marco e Da Potenza, l’uomo che ha dato per la prima volta allo scalatore della Valtellina la possibilità di testare l’aria rarefatta.

Un’altra grande soddisfazione per Marco Confortola arriva nel 2004 quando, con Tarcisio Bellò, realizza il sogno di raggiungere la cima dell’Everest dalla parte tibetana. Un traguardo raggiunto con l’impiego delle bombole di ossigeno negli ultimi 500 m, un utilizzo che nulla toglie all’impresa del valtellinese. Quattro anni dopo fa parte della spedizione EvK2CNR , sede dell’impianto meteorologico più alto al mondo.

Il sogno: la vetta del K2

Con la scalata sugli 8848 m dell’Everest, nel 2004 comincia il sogno himalayano dell’alpinista valtellinese. Appena un anno dopo raggiunge gli 8008 m della cima centrale dello Shisha Pangma e nel 2006 la vetta dell’Annapurna, insieme a Marco Camandona. Dopo Cho Oyu e la vetta del Broad Peak nel 2007, il 1° agosto del 2008 Marco Confortola corona il suo grande sogno himalayano: la vetta del K2, l’Ottomila che mai scorderà più.

Un’impresa ad altissima quota segnata da una delle esperienze più drammatiche, durante la quale lotta per sopravvivere. Dal campo 4, il 1° agosto del 2008, una trentina di alpinisti provano la cima andando incontro a diverse disavventure. I ritardi e gli affollamenti lungo la scalata sono solo il primo effetto di un tentativo alquanto massiccio.

Seguono, infatti, gli incidenti mortali e la caduta di un seracco nella parte più complicata del passaggio “il collo di bottiglia”. Il bilancio è tragico perché qui lasciano la vita 11 alpinisti, mentre Marco sopravvive e riesce ad arrivare al campo base situato a 8400 m. Il prezzo pagato da Marco Confortola è comunque pesante, all’alpinista italiano vengono amputate tutte le dita dei piedi. Non è difficile immaginare come per Marco inizi un periodo molto complicato, dopo la tragica conseguenza è costretto a imparare nuovamente a camminare.

Il coraggio, la testardaggine e le ambizioni mai nascoste favoriscono la sua rinascita nel 2010, anno in cui torna in Himalaya, anche se la sua esperienza sul Cho Oyu finisce a 7900 m circa per le serie problematiche ai piedi. Un ritardo di un solo anno, perché nel 2012 Marco torna in cima. Dopo qualche altro tentativo andato male a causa delle complicanze ai piedi e del terremoto in Nepal del 2015, Marco nel 2017 raggiunge la vetta del Dhaulagiri: il suo 10° Ottomila. Nel 2019, in compagnia di altri alpinisti, arriva anche l’11° montagna: Il Gasherbrum II.

Gran Zebrù e il fenomeno luminoso

Marco Confortola come abbiamo visto, oltre ad essere un grandissimo alpinista è anche un bravo fotografo. Tra le tante esperienze vissute in montagna e riprese con la Reflex, il 30 ottobre del 2021, nel corso della scalata al Gran Zerbù, Marco ha vissuto un misterioso fenomeno luminoso. Uno strano bagliore ripreso in uno scatto, che da subito ha destato un grosso interesse sui social. Nel giro di qualche giorno diverse poi sono state le foto pubblicate sui quotidiani e diventate virali sui social media, quale prova di un presunto fenomeno di aurora boreale. Dopo la pubblicazione dello scatto fotografico autorevoli astronomi, fisici e meteorologi sono costantemente impegnati nella ricerca di una spiegazione dell’insolito fenomeno immortalato dallo scatto di Marco.

Da parte sua, l’alpinista valtellinese non ha fatto riferimento a nessuna presunta aurora e successivamente è intervenuto con un post facebook per rispondere alle accuse di false notizie. Nel post facebook Marco Confortola ha esaltato soltanto la straordinarietà della natura, capace di pazzesche immagini. Una precisazione doverosa scritta a lettere cubitali e una chiara risposta a chi l’ha accusato di false notizie. Un fenomeno luminoso al quale Marco ha assistito durante la salita al Gran Zerbù e definito dallo stesso scalatore solamente un regalo della natura.

Libri di Marco Confortola

Ecco i libri scritti da Marco Confortola:

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