La pianificazione dell’escursione: come farla correttamente4 min read

La pianificazione dell’escursione: come farla correttamente4 min read
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pianificazione escursione

La pianificazione di un’escursione o di qualsiasi attività outdoor in montagna è fondamentale per la buona riuscita e per portare a casa una bella emozione. Attraverso la pianificazione si elimina il 70% del rischio e quindi si garantisce una maggiore sicurezza.

Per frequentare la montagna e l’ambiente alpino oltre alla motivazione e a una buona dose di entusiasmo occorrono preparazione fisica, tecnica, teorica e pratica oltre ovviamente a doti come prudenza e lucidità. Più l’attività che si va a fare è rischiosa o “pericolosa” e più queste caratteristiche sono fondamentali per portare a casa la pelle ed evitare incidenti di qualsiasi tipo. Essere lucidi significa avere la capacità di valutare la situazione evitando che fatica e stress emotivi pregiudichino la visione d’insieme.

E’ importante avere la consapevolezza che non è possibile eliminare totalmente i pericoli legati alla montagna e alla sua frequentazione ed è solo grazie a un’attenta pianificazione fatta a casa a tavolino che si può evitare certe situazioni e nel caso prevedere i possibili problemi e le possibili soluzioni. Spetta poi al singolo scegliere la giusta via tra audacia e prudenza.

Come si fa la pianificazione dell’escursione

Quando si progetta e pianifica l’uscita in montagna l’obiettivo è quello di adottare tutte le misure precauzionali in modo da arrivare ad avere un rischio residuo accettabile e per fare questo occorre essere prudenti anche se la prudenza è un margine di sicurezza che dipende dalle capacità e conoscenze dell’individuo e dal tipo di situazione. La regola fondamentale è conoscere i pericoli per poter meglio evitarli.

Il rischio residuo è difficile da valutare e dipende da molti fattori anche se quello che conta veramente è essere coscienti della propria capacità di valutazione del rischio assumendo un atteggiamento critico nei confronti delle proprie conoscenze e abilità.

Volevo soffermare la mia attenzione su un aspetto in particolare molto spesso sottovalutato: a volte purtroppo è necessario rinunciare e rinviare l’uscita perchè vengono a mancare le condizioni di sicurezza. La montagna rimane sempre la e non si sposta mentre noi possiamo andare da lei tutte le volte che vogliamo.

Schema riduzione del rischio

Sostanzialmente i passaggi per una buona pianificazione eliminando il più possibile errori di progettazione e attuazione sono tre:

  1. progettazione a casa;
  2. controllo alla vigilia;
  3. condotta durante l’escursione.

Per ciascuna fase si valutano tre fattori principali:

    • il terreno;
    • le condizioni meteo;
    • le caratteristiche dei compagni.

Lo schema di riduzione del rischio (regola di Munter 3 x 3) per progettare correttamente un’escursione avviene attraverso le seguenti tre fasi:

  1. Fase di progettazione: una notevole parte del rischio (il 70 %)si riduce progettando l’escursione a tavolino, a casa o in rifugio;
  2. Fase preliminare: i giorni precedenti l’uscita oppure una volta sul posto, un’altra quota di rischio (il 20 %) viene eliminata valutando il tempo, verificando la fattibilità del percorso scelto, controllando il numero dei partecipanti e l’equipaggiamento;
  3. Fase di conduzione: durante l’escursione o l’uscita il rischio rimanente (il 5 %) può venire ulteriormente ridotto valutando con buon senso le situazioni e gli imprevisti che si presentano (preparazione psico-fisica, tempo, terreno, compagni di gita, etc.) e saper modificare il percorso o addirittura rinunciare se le condizioni non sono favorevoli.

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La fase di progettazione

Come abbiamo detto la fase di progettazione è la fase più importante per il buon esito di un’uscita e oltre a leggere attentamente il bollettino meteo o il bollettino valanghe (nel caso di un’uscita invernale in ambiente innevato) occorre appunto valutare le condizioni del terreno e le caratteristiche dei partecipanti.

Condizioni del terreno

  • Scelta del tipo di percorso (gruppo montuoso, parete o cresta, neve, misto) in relazione a stagione, quota, temperatura, luoghi esposti a pericoli oggettivi;
  • Accesso al massiccio, avvicinamento al rifugio;
  • Caratteristiche dell’itinerario: difficoltà, dislivello, quota, orientamento dei versanti, percorso di salita e percorso di discesa;
  • Individuazione zone critiche: difficoltà alpinistiche, tratti esposti alla caduta di pietre, pendii ripidi da attraversare;
  • Carte topografiche 1: 25.000, bussola e altimetro (eventuale app su telefono);
  • Preparazione dello schizzo di rotta (marcia con scarsa visibilità, zona sconosciuta, nebbia, etc.);
  • Individuazione di itinerari alternativi.

Caratteristiche dei partecipanti

  • Responsabili di escursione: forma fisica e allenamento, preparazione tecnica, condizione psicologica;
  • Compagni di escursione: esperienze escursionistica e/o alpinistica e capacità psico-fisiche.
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Altri aspetti da considerare

Nella fase di progettazione dell’escursione avendo come obiettivo una corretta pianificazione è consigliabile informarsi sulla zona consultando guide, testi, relazioni, riviste di settore e siti web e blog per reperire informazioni dettagliate riguardo la marcia di avvicinamento, le difficoltà, il dislivello, la quota, l’orientamento, il ritorno, i tempi di percorrenza medi, l’esistenza di eventuali punti di appoggio. Potrebbe essere utile anche contattare i gestori dei rifugi oppure le sezioni CAI del posto o l’ufficio delle Guide Alpine per chiedere informazioni. Più informazioni si riescono a reperire e meglio è per una buona pianificazione.

Per quanto riguarda il rapporto itinerario scelto e compagni la regola fondamentale è questa: se si sceglie prima l’itinerario dobbiamo scegliere i nostri compagni che siano in grado di affrontare quel percorso, se invece si scelgono prima i nostri compagni si dovrà optare per un itinerario che abbia le caratteristiche adatte a quelle dei nostri compagni.

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