La figura della donna nell’alpinismo tra luci e ombre8 min read

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alpinismo femminile

La donna nella storia dell’alpinismo ha sempre avuto un ruolo marginale essendo l’alpinismo un ambiente prettamente maschile ma negli ultimi anni si sta cercando di fare molto per la parità di genere.

L’alpinismo moderno così come lo intendiamo noi per moltissimi anni è stato territorio prettamente maschile. Basta guardare le varie imprese alpinistiche storiche come ad esempio la conquista degli 8000 (me montagne più alte del mondo che superano gli 8000 metri di altezza) oppure altre imprese leggendarie avvenute sulle Alpi e sulle Dolomiti difficilmente si leggerà il nome di qualche donna.

Anche i vari bivacchi e rifugi che di solito vengono dedicati a personaggi illustri che e meritevoli sono pochissimi quelli che portano il nome di una donna. Lo stesso vale nell’arrampicata sono molto di più i nomi maschili famosi rispetto a quelli femminili eppure le donne alpiniste ci sono e spesso sono anche più brave degli uomini.

L’alpinismo e la frequentazione della montagna in passato come oggi ha sempre richiesto sacrifici, impegno e per le varie condizioni ambientali e di fatica è sempre stata un’attività “più adatta” a un uomo rispetto a una donna.

In realtà la montagna non ha mai fatto alcuna distinzione fra uomini e donne e per fortuna oggi la divisione non è più così netta come un tempo e come vedremo di seguito sono di fatto molte le donne che hanno realizzato imprese alpinistiche degne di nota.

Alpinismo femminile

Come abbiamo visto l’alpinismo non è solo ed esclusivamente una questione maschile ma da sempre in realtà anche le donne si sono dedicate alla montagna. Gli inizi dell’alpinismo femminile si  può stabilire verso la fine dell’800: all’epoca infatti quando gli uomini si spostavano, alla ricerca di lavori stagionali, come l’allevamento e la pastorizia le donne svolgevano tutte le mansioni che riguardavo le attività domestiche e non come ad esempio raccogliere la legna e trasportarla dai boschi su serpeggianti sentieri montani, oppure la fienagione o la cura del bestiame. Tutte attività che richiedevano passo fermo e passaggi a volte non banali.

Le pioniere dell’alpinismo in Trentino e in Italia

Di seguito vediamo quelle che sono state le donne pioniere dell’alpinismo moderno così come lo intendiamo noi aprendo la strada alle donne che sono venute dopo di loro, attraverso un prezioso Grazie a un prezioso lavoro fatto dalla SAT di TrentoFa comunque un certo che vedere queste immagi in bianco e nero e vedere come erano vestite con vestiti ingombranti e l’attrezzatura che utilizzavano.

Regina Margherita di Savoia (1851-1926)

Una delle prime (e probabilmente la più famosa) pioniera dell’alpinismo femminile è la Regina Margherita di Savoia dove oltre ai suoi incarichi da regina amava andare in montagna. Personaggio carismatico ed elegante, la Regina Margherita di Savoia si può definire la prima influencer della storia curando molto la sua immagine avendo la passione per le auto e le montagne. Lei aveva sostanzialmente due vite: una da “first lady” moglie del re Umberto I e madre di Vittorio Emanuele III e la seconda vita era quella in montagna dove si sentiva veramente libera.

Durante il suo soggiorno a Courmayeur aveva cominciato “a salire”, in parte a dorso di mulo e in parte a piedi, al Mont de La Saxe (2348 m), al Col de la Seigne (2516 m), al Crammont (2736 m), al Colle del Gigante (3387 m) in un momento storico in cui la montagna era riservata esclusivamente solo agli uomini. Non a caso in Valle d’Aosta la regine fece costruire la sua residenza personale, Castel Savoia per essere vicina alle sue adorate montagne.

In onore della Regina l’assemblea dei soci del Club Alpino Italiano di Torino del 14 luglio 1889 decisero di costruire la capanna Regina Margherita il rifugio alpino più alto d’Europa sulla vetta della punta Gnifetti, nel gruppo del Monte Rosa, a quota 4.554 metri di altezza, inaugurato il 18 agosto 1893 proprio in presenza della regina Margherita di Savoia.

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La Regina Margherita di Savoia in gita con il cane

Beatrice Tomasson ( 1859- 1947)

Beatrice Tomasson è nata in Inghilterra e cresciuta in Irlanda e all’età di 25 anni ha cominciato a frequentare la montagna assieme all’alpinista Edwars Lisle Strutt nei pressi di Innsbruck. Successivamente assieme alla guida alpina Michele Bettega ha cominciato a dedicarsi all’esplorazione delle Dolomiti, realizzando centinaia di ascensioni.

Ma Beatrice Tomasson non si è fermata solamente a fare delle escursioni più o meno impegnative ma negli anni è riuscita a realizzare importanti scalate tra cui: una nuova via sul Campanile Alto, nelle Dolomiti di Brenta, la salita del Crozzon di Brenta, di Cima Tosa, del Campanile Basso passando al versante opposto con la salita dell’Ortles.

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Beatrice Tomasson e la sua Guida Arcangelo Siorpaes nel 1898

Vittorina “Vitty” Frismon (1933-2019)

Vittorina Frismon era una socia della sezione SAT di Trento, ed è stata la più forte alpinista trentina e sicuramente tra le migliori alpiniste italiane dell’epoca. La sua figura spicca per la sua grande forza di volontà e intraprendenza in quanto si ribellò a una società che non le permetteva di seguire le proprie passioni e il suo vero spirito.

Lei voleva far valere i suoi sogni e raggiungere i suoi obiettivi tanto che fu una delle prime donne ad arrampicare su vie di sesto grado assieme al marito Heinz Steinkötter. Fra le varie salite da lei compiute ricordiamo il Campanile Basso, la Cima Piccola delle Lavaredo, le Cinque Dita. Inoltre Vittorina apre la via Rovereto al Campanile Basso, nel 1963, prima via femminile.

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Vittorina Frismon

Margherita “Rita” Graffer (1911-1995)

Margherita Graffer inizia fin da bambina ad approcciarsi alla roccia e ad amare le montagne anche grazie ai fratelli Giorgio, Paolo e Renzo. Durante la sua attività in montagna ha aperto nuove vie di roccia sulle Dolomiti di Brenta come come quella sulla parete est del Crozzon di Brenta, di quarto grado, fino al Campanile Basso, sul famoso Spigolo Graffer.

Nel 1934 realizza la vera impresa alpinistica conquistando, da prima di cordata, la via Preuss, assieme al fratello Paolo. La figura di Margherita è stata elogiata anche da Tita Piaz, detta il “ Diavolo delle Dolomiti”, dedicandole uno spazio nel suo libro “ A tu per tu con le corde”. Dopo la morte del fratello Giorgio durante la Seconda Guerra Mondiale ha praticamente si è persa molta della sua attività.

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Margherita “Rita” Graffer

Anna “Annetta” Dalsass Stenico (1915-2005)

Volontaria presso  l’Archivio storico della SAT Anna Delsass nel 1942 effettua la prima salita femminile della diretta alla Paganella, e negli anni successivi affonda con tranquillità vie di quinto grado.

Ha arrampicato assieme al marito Marino Stenico e con alcuni degli alpinisti italiani più forti dell’epoca, come Ettore Castiglioni. Negli anni successivi poi ha gestito anche il Rifugio Peller, nelle Dolomiti di Brenta.

“Finalmente il 16 giugno 1943 con Marino ho fatto la “Via Preuss”, è stata una grande gioia per me. Certo che quel giorno che ho visto Emilio Comici salire la “Preuss” non avrei mai pensato che pochi anni dopo avrei percorso la stessa via” (cit. Anna Delsass).

Ma Anna Dalsass non si ferma qui e negli anni ’80 dopo la morte del marito raccoglie centinaia di documenti e fonda assieme a Quirino Bezzi e Bruno Angelini il Museo della SAT.

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Anna Dalsass Stenico

Nella Cristian Detassis (1909-2002)

Nella Cristian Detassis di origini triestine, era appassionata di sport e le sue passioni più grandi era il nuoto e lo sci tanto da diventare in assoluto la prima maestra di sci. Alle Olimpiadi del 1963, a Garmisch è una delle cinque atlete presenti e fa parte delle riserve della Nazionale italiana di sci.

Nella Cristian diventa moglie di Bruno Detassis e da Trieste si trasferirà a Madonna di Campiglio dove assieme a Bruno scopre il mondo dell’arrampicata. Nel 1949 si occupa della gestione e dell’accoglienza del rifugio Brentei mentre il marito Bruno Detassis si occupa a fare la Guida Alpina. lei però nel tempo libero continua ad arrampicare e accompagnerà il marito in molte salite fra cui la via sulla Corna Rossa, sempre nelle Dolomiti di Brenta.

Le donne alpiniste ai giorni nostri

Ieri come oggi sono molte le donne alpiniste che sono diventate famose in tutto il mondo, come ad esempio Tamara Lungher o Nives Meroi. L’alpinismo non è più solamente una questione maschile ma anche se sono aumentate non solo il numero di donne ma anche il fatto di essere famose in realtà c’è ancora molto da fare per la parità di genere.

La stessa Anna Torretta, alpinista, scrittrice e Guida Alpina afferma quanto segue: «Sono passati 70 anni, ma rimane ancora la sensazione di doversi far accettare dai propri compagni di cordata o colleghi uomini». 

Inoltre Torretta a seguito del dibattito afferma: «Per fare un esempio su 300 guide alpine in Val d’Aosta, solo 6 sono donne. Su scala nazionale sono circa 17 su 1200. Per svolgere questa professione vengono richiesti gli stessi requisiti, sia fisici che attitudinali, e questo può essere una discriminante e scoraggiare molte ragazze, che poi sul campo dimostrano le stesse capacità degli uomini»,

Di seguito voglio proporti il dibattito avvenuto l’8 Marzo 2021 in occasione della festa della donna, sul tema del rapporto tra le donne e la montagna pubblicato su “Lo Scarpone” (notiziario del Club Alpino Italiano) tenuto da Luca Calzolari, insieme alla giornalista e scrittrice Linda Cottino.

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2 pensieri su “La figura della donna nell’alpinismo tra luci e ombre

  1. I soliti luoghi comuni! Il sig.A Dianin vive sotto un cavolo. La donna oramai da molti anni sale le montagne con la stessa determinazione e perizia degli uomini e gli stessi uomini le considerano colleghe a tutti gli effetti e sono ovviamente felici d’intraprendere salite estreme assieme a loro. D’altronde, a titolo esclusivamente esemplificativo,, quale alpinista non sarebbe contento di salire un ottomila in compagnia d’una donna formidabile come Edurne Pasaban? Ma gli esempi sarebbero così tanti da non poterli qui citare tutti. Articoli di questo tono non scalfiscono minimamente l’intelligenza delle donne in genere e delle alpiniste in particolare, ed io sottolineo, fortunatamente!

    1. Salve, sinceramente mi dispiace che la pensa in questo modo (anche se rispetto la sua opinione) perchè ha travisato completamente il senso del mio articolo. Non volevo assolutamente minimizzare il ruolo della donna, ma anzi, al contrario elevarlo nella speranza che la parità di genere sia totale anche nel mondo dell’alpinismo.

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