K2 l’ottomila conquistato dagli italiani9 min read

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La seconda montagna più alta di tutto il pianeta è il K2, dall’alto dei suoi 8611 mt di altezza: sono molti i soprannomi che le sono stati affibbiati, da Montagna degli Italiani, in virtù della prima scalata del 1954 a Montagna Selvaggia, perché la più difficile da scalare tra gli 8000.

Lo stesso alpinista Reinhold Messner l’ha definita a dir poco proibitiva, considerando il più alto Everest molto più facile da scalare: il motivo è legato ai moltissimi passaggi alpinistici, alle pendenze molto più marcate e alla pressoché totale assenza di luoghi adatti per installare un campo base sicuro.

k2

Il K2 chiamata anche “montagna degli italiani” con i suoi 8611 m è la seconda montagna più alta della terra e fu conquistata dagli italiani appunto nel 1954, l’unico Ottomila a essere stato violato da una spedizione guidata dal Club Alpino Italiano.

K2: la seconda vetta più alta al mondo

Il K2 fa parte del Karakorum, una sub catena montuosa situata nel nord-est del Pakistan, al confine tra la provincia autonoma cinese dello Tashkurgan e il Kashmir: sorge tra altre vette che sfiorano gli 8000 mt di altezza, tra le quali il Massiccio del Gasherbrum alto 8080 mt. Il K2 svetta all’interno dello spettacolare Central Karakorum National Park, una delle più vaste aree protette asiatiche che comprende anche più di 500 ghiacciai, affermandosi dunque come uno dei bacini idrici maggiori di tutta l’Asia.

Il K2 con i suoi 8611 metri è la seconda montagna più alta della Terra, secondo solo all’Everest, ma considerata più difficile da scalare, a causa delle sue elevatissime pendenze. Il K2 presenta una forma tipicamente piramidale, quasi nascosta agli occhi degli alpinisti tanto da non essere interamente visibile nemmeno dall’ultimo avamposto di Askole. Ha quattro pareti, quelle settentrionali sono sul versante cinese, mentre quelle meridionali sorgono in terra pakistana: a queste si aggiunge lo Sperone degli Abruzzi, dai cui piedi si aprono due lingue glaciali che vanno a formare poi il Ghiacciaio Baltoro.

La storia del K2 insegna che almeno uno scalatore su cinque muore nel tentativo di scalarlo: oltre alle difficoltà tecniche infatti, non bisogna tralasciare le temperature in quota, che mettono alla prova anche il fisico più allenato, incrementando il rischio di edema polmonare, edema cerebrale e addirittura morte.

Origini del nome

Il nome K2 significa Karakorum 2, ossia la seconda vetta più alta del massiccio montuoso: in realtà quando il geografo britannico Thomas George Montgomerie misurò nel 1856 il monte Masherbrum, sempre parte del Karakorum, lo individuò come più alto dell’attuale K2, tanto da chiamarlo K1. Il nome è però rimasto lo stesso, mentre i popoli locali come i Wakhi, i Kirghisi e gli Hunzakut, lo chiamano Ke-Tu, ossia picco elevato: queste popolazioni hanno sempre avuto un ruolo importante nelle scalate al K2 per via della loro profonda conoscenza della montagna, ricevendo in cambio un notevole benessere economico.

I tentativi di scalata del K2

I primi tentativi di scalata del K2 iniziarono sin dal 1892 con l’esperto Martin Conway, che però raggiunse solo il punto chiamato Circo Concordia, dove si incontrano i Ghiacciai Abruzzi, Baltoro e Godwin-Austen: è da qui che si ha la migliore prospettiva del K2 in tutta la sua imponenza.

Ci provarono 10 anni più tardi la spedizione formata da Oscar Eckenstein e Crowley e poi, nel 1909, il duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia: fu quest’ultimo a individuare una via alpinistica che passava per uno sperone ribattezzato poi Sperone degli Abruzzi. La spedizione arrivò però solo a 6200 mt di altezza fermato da una tempesta: Luigi Amedeo di Savoia dichiarò che il K2 era impossibile da scalare e spostò al sua attenzione sul Chogolisa. Bisogna attendere il 1954 per la prima ascesa del K2, peraltro ancora oggi molto discussa, avvenuta il 31 luglio da parte di Lino Lacedelli e Achille Compagnoni, una spedizione di tipo militare capitanata da Ardito Desio sotto la potestà del Club Alpino Italiano. All’epoca conquistare un ottomila equivaleva, a quello che avvenne negli anni successivi per la conquista dello spazio: c’era una “guerra” a chi arrivava primo per aggiudicarsi tutti i meriti. L’Italia per risollevarsi dalla Seconda Guerra Mondiale e ritrovare slancio investì denari e non solo per organizzare questa spedizione guidata appunto dal Club Alpino Italiano e da Ardito Desio che era un militare ben addestrato.

La prima scalata invernale invece porta il marchio del Nepal e si svolse nel gennaio del 2021 mentre la prima donna a scalare il K2 è stata Wanda Rutkiewicz, peraltro senza portare alcuna bombola d’ossigeno.

La travagliata e discussa spedizione italiana del 1954

La spedizione, guidata da Ardito Desio, decise di passare per lo Sperone degli Abruzzi e tutto filò liscio fino a 8200 mt di altezza. Compagnoni e Lacedelli però decisero di deviare dal piano iniziale e fissarono l’ultimo campo base a soli 250 mt dalla vetta, quindi a circa 8100 mt di altezza: i portatori di bombole di ossigeno, il pakistano Amir Mahdi e Walter Bonatti, si ritrovarono a vagare alla cieca sulla montagna, alla ricerca della nuova postazione.

I due furono costretti a bivaccare nella Zona della Morte a più di 8000 mt di altezza, su un piccolo terrazzino scavato nella neve con le piccozze, senza alcun sacco a pelo o tenda, col rischio di cadere nel vuoto per i deliri d’alta quota. All’alba rientrarono al campo base, con Mahdi che aveva i piedi completamente congelati (gli saranno poi amputati), lasciando però le bombole d’ossigeno ben visibili per Lacedelli e Compagnoni. I due alpinisti, secondo la loro versione, riuscirono quindi a raggiungere la vetta del K2 senza l’ausilio dell’ossigeno e piantarono su di essa le bandiere pakistana e italiana.

Solo 50 anni dopo, grazie al report commissionato dal CAI, venne fuori tutta la verità: la postazione fu spostata in alto perché Compagnoni temeva di essere estromesso dalla conquista del K2 e inoltre le bombole di ossigeno portate quasi in cima dal Bonatti e da Mahdi furono essenziali che completare l’impresa.

 

La principale via alpinistica per il K2

La principale via alpinistica per scalare il K2 è quella avvenuta ad opera degli italiani il 31 Luglio 1954, avvenuta solamente grazie al contributo fondamentale di Walter Bonatti e lo sherpa Hunza Amir Mahdi che portarono le bombole di ossigeno ad Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Questa via passa per lo Sperone degli Abruzzi, che vede alcuni tratti davvero ostici come la Zona della Morte e il Collo di Bottiglia, una specie di stretto canyon che si snoda all’ombra di mastodontici seracchi ghiacciati che da un momento all’altro possono staccarsi.

La prima salita invernale invece, dopo vari tentativi fatti nel corso degli anni a partire dal 1987, avvenne solamente il 16 Gennaio 2021 da una spedizione commerciale di Seven Summit, svolta da un gruppo di 10 alpinisti nepalesi (gruppo nato dall’unione di due squadre che fecero dei precedenti tentativi); la salita è stata fatta in parte con l’ossigeno e in parte senza.

Altre vie alpinistiche sul K2

Queste sono altre vie aperte sui versanti del K2 nel corso degli anni:

  • 1978 – Rick Ridgeway, John Roskelly, Louis Reichardt e Jim Wickwire aprono una nuova via lungo la cresta nordest;
  • 1981 – salita lungo l’instabile Cresta Ovest da parte di una spedizione giapponese;
  • 1982 – sempre una spedizione giapponese riesce a raggiungere il lato nord del K2, aprendo una via lungo la cresta che passa in centro alla parete;
  • 1986 – Gli alpinisti Peter Bożik, Przemysław Piasecki e Wojciech Wróż, sotto la guida di Janusz Majer completano la “Magic Line”, lungo il pilastro sud-ovest;
  • 1986 – Jerzy Kukuczka e Tadeusz Piotrowski aprono la via “Polacca” lungo la parete sud;
  • 1986 – Tomo Česen aprono la  via Cesen o via Basca, in solitaria lungo lo sperone sud-sudest;
  • 2007 – viene aperta una via estremamente difficile sulla parete Ovest ad opera di una spedizione russa.

Come raggiungere il K2

Per raggiungere comunque le falde del K2 bisogna percorrere una delle strade più spettacolari al mondo, ossia la Karakorum Highway che collega la Cina al Pakistan: si snoda a 4693 mt di altezza all’ombra di ben cinque 8000, tra cui appunto il K2, senza dimenticare che non fa altro che ripercorrere la leggendaria antica Via della Seta. Il trekking di avvicinamento è molto lungo e impegnativo per non parlare poi della scalata alla vetta.

Bisogna prendere un volo aereo fino a Islamabad (capitale pakistana) e poi prendere un secondo aereo per raggiungere Skardu e successivamente il villaggio di Askole situato a 3050 mt di altezza e distante 80 km circa dal primo campo base: quest’ultimo è raggiungibile però previo attraversamento del Ghiacciaio Baltoro e per molti è così arduo farlo che non riescono nemmeno ad arrivare al campo base. Una volta superato il ghiacciaio si arriva al famoso Circo Concordia, con vista magnifica sull’intero K2 e poi ecco il campo base, posto a 5050 mt di altezza.

Per chi fosse interessato a fare un trekking al campo base del K2 devono necessariamente pagare una guida e munirsi di un permesso. Se si vuole scalare il K2 bisogna ottenere anche un permesso di salita. In ogni caso per fare il trekking è vivamente consigliato rivolgersi ad agenzie specializzate che si occupano della logistica e della parte burocratica.

LEGGI ANCHE: Everest: Trekking al campo base

Film sul K2

Questi invece sono alcuni film che consiglio di guardare:

  • Italia K2, 1955, di Marcello Baldi (documentario ufficiale sull’impresa italiana)
  • K2 – L’ultima sfida, 1991, di Franc Roddan
  • Vertical Limit, 2001, di Martin Campbell
  • K2: Il sogno, l’incubo, 2007, di Marco Mazzocchi prodotto (documentario sulla spedizione “K2 freedom”)
  • K2 – La montagna degli italiani, 2012, di Robert Dornhelm
  • The Summit K2, 2012, di Nick Ryan (film sulla tragedia del 2008)
  • K2: The Impossible Descent, 2020, di Andrzej Bargiel (documentario sulla storica prima discesa con gli sci del K2)

Libri sul K2

Ecco alcuni libri che parlano del K2 per chi vuole leggere e approfondire:

  • La conquista del K2. Seconda cima del mondo, Ardito Desio, 1954, Garzanti
  • Processo al K2, W. Bonatti, 1985, Baldini
  • K2 1954, a cura di R. Mantovani, 1994, CAI – Museo Nazionale della Montagna
  • K2, una sfida ai confini del cielo, R. Mantovani, K. Diemberger, 2002, White Star
  • K2: conquista italiana tra storia e memoria, A. Compagnoni, 2004, Bolis
  • K2 il prezzo della conquista, L. Lacedelli e G. Cenacchi, 2004, Mondadori
  • K2 Chogori. La grande montagna, R. Messner, 2004, Corbaccio
  • K2 Uomini Esplorazioni Imprese, a cura di L. Bizzaro, 2004, Istituto Geografico De Agostini – CAI
  • K2. La verità – storia di un caso, W. Bonatti, 2005, Baldini Castoldi Dalai
  • K2. Una storia finita, F. Maraini, A. Monticone, L. Zanzi, 2007, Priuli&Verlucca
  • K2 il nodo infinito: sogno e destino, K. Diemberger, 2008, Corbaccio
  • Giorni di ghiaccio. Agosto 2008. La tragedia del K2, M. Confortola, 2008, Baldini Castoldi Dalai
  • No way down, G. Bowley, 2010, Mondadori
  • Tutti gli uomini del K2, M. Tenderini, 2014, Corbaccio
  • Destinazione K2, 2018, G. Gasca, Alpine Studio
  • K2. Storia della montagna impossibile, 2018, A. Boscarino, Rizzoli.
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K2. La verità. Storia di un caso
  • Bonatti, Walter (Autore)
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