Everest, la montagna più alta del mondo13 min read

Everest, la montagna più alta del mondo13 min read

everest

Salire in cima all’Everest è stato da sempre il sogno e il mito per molti appassionati di montagna e alpinisti. Dall’alto dei suoi 8848 mt di altezza, il monte Everest è la montagna più alta della Terra: assieme ad altre vette che superano gli 8000 mt di altezza, l’Everest è parte della leggendaria catena montuosa dell’Himalaya e sorge proprio al confine tra il Nepal e la Cina. È stato il sovrintendente del “Survey of India” Andrew Waugh a scoprire questa montagna, la cui mole l’ha resa ben presto l’Eldorado per tutti gli alpinisti del mondo.

L’Everest fa parte dei 14 Ottomila (le montagne che superano gli 8000 metri di quota)  ma anche delle famose Sette Vette, ossia le più alte montagne di ogni continente e la sua formazione è relativamente recente, risalendo a circa 60 milioni di anni fa: gli studiosi hanno accertato come l’Everest ogni anno si innalzi di circa 4 mm in quanto le placche tettoniche euroasiatica e indiana, la cui collisione ha dato vita alla catena dell’Himalaya, ancora si scontrano tra loro.

L’Everest: la montagna più alta del mondo

Per i cinesi è Zhumulangma, per i tibetani è Chomolungma mentre in Nepal lo chiamano Sagaramāthā ovvero “Dio del Cielo”: oggi quella che un tempo era chiamata Cima XV è chiamata Everest e questo nome lo si deve a Andrew Waught che, una volta scoperta questa montagna, la battezzò col nome del suo predecessore George Everest.

La forma dell’Everest è inconfondibile: è una piramide caratterizzata da tre monumentali pareti: quella orientale guarda il ghiacciaio Kangshung, quella settentrionale si affaccia sul ghiacciaio Rongbuk mentre quella sud-occidentale domina il terribile ghiacciaio Khumbu. Famosa agli alpinisti e scalatori è la Cascata Khumbu, situata a 5486 mt di altezza: essendo un ghiaccio in perenne movimento, non fa altro che rivelare improvvisi crepacci o causare crolli di pinnacoli rocciosi, affermandosi una delle zone più pericolose per chi scala l’Everest dal Colle Sud, la cresta che collega l’Everest con la cima Lothse.

I percorsi per scalare l’Everest sono due, uno si sviluppa sul versante nepalese a sud-est mentre l’altro a nord inizia da quello cinese: quest’ultimo parte solitamente da Lhasa, passa dal Monastero di Rongbuk (il più alto al mondo) e poi fino al campo base dove sorge il più alto ufficio postale del pianeta. In ogni caso si deve raggiungere Kathmandu, la capitale del Nepal per poi volare nella cittadina di Lukla, atterrando nell’aeroporto più pericoloso al mondo sito a 2843 mt di altezza.

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Le difficoltà della scalata dell’Everest

Essendo la montagna più alta al mondo, si può ritenere che scalarla sia arduo ma in realtà, dal punto di vista puramente tecnico, è più difficile l’ascesa del K2. Ciò non significa che scalare l’Everest sia facile e lo dimostrano i 300 alpinisti morti negli ultimi 100 anni a causa delle condizioni climatiche, dell’assideramento e delle valanghe, frutto dei cambiamenti climatici. Negli ultimi anni le morti sono state causate anche dai troppi alpinisti che si sono ammassati in prossimità della vetta che, in attesa di raggiungere il loro turno di arrivare in cima, sono morti per mancanza di ossigeno.

La scalata dell’Everest richiede infatti un supplemento di ossigeno, senza il quale l’organismo va in tilt, con il rischio di incorrere in ictus, infarti o di annegare nel liquido che si accumula nei polmoni: la “Zona della Morte” sorge a 7600 mt di altezza ed è quella più dura per un alpinista. In passato gli scalatori sistemavano le loro tende il più vicino possibile alla vetta ma il risultato fu che si addormentavano in un gelido sonno mortale. Oggi la sosta avviene molto più in basso rispetto alla vetta, raggiunta poi in una “corsa” all’ultimo respiro.
In cima la temperatura si aggira sui -40°, raggiungendo i -60° quando il vento soffia forte, sibilando tanto da sembrare assordante e sferzando con il pulviscolo di neve e ghiaccio.

Scalando l’Everest, in prossimità della vetta, si incontrano centinaia di cadaveri, riconoscibili dalle loro tute sgargianti o dagli scarponi. Non sono in stato di decomposizione perché il freddo li rende imbalsamati: nessuno riesce purtroppo a trasportare i corpi a valle perché in cima si avanza per inerzia e a malapena si riesce a trasportare il proprio corpo fino agli 8848 mt.

L’ascesa dell’Everest: le prime salite 

Il primissimo tentativo di scalata dell’Everest avvenne nel maggio del 1921 da parte degli alpinisti Raeburn, Kellas, Bullock e George Mallory, affiancati da altrettanti scienziati e da ben 40 sherpa, i conoscitori dell’Everest appartenenti al popolo nomade originario del Tibet che ancora oggi affiancano gli alpinisti in procinto di scalare la montagna. Ottenuto nel 1920 il permesso del Dalai Lama in persona, in un periodo in cui il Nepal era vietato agli stranieri, la spedizione iniziò fino a quando, a circa 5000 mt di altezza, l’alpinista Kellas morì forse per infarto. Il resto della compagnia cercò di proseguire ma le condizioni meteorologiche proibitive arrestarono la spedizione.
Ci riprovò nel 1922 l’austriaco George Finch che, grazie alla prima bombola di ossigeno in acciaio della storia, riuscì a raggiungere gli 8326 mt di altezza.

Due anni dopo fu la volta di George Mallory e Andrew Irvine che però morirono durante una tormenta di neve, nel tentativo di scalare l’Everest: in realtà ancora oggi non si ha la certezza se siano riusciti o no a raggiungere la vetta. L’altro componente della tragica spedizione, Edward Norton, riuscì ad arrivare “solo” a 8326 mt di altezza.

Questa tragica spedizione per un po’ di tempo bloccò l’alpinismo sull’Everest anche se questa sosta accrebbe le conoscenze degli scalatori grazie alle nuove tecniche di scalata introdotte con la Seconda Guerra Mondiale. Ci fu anche un’evoluzione dei mezzi, con corde in nylon e non più in canapa e giacconi in piuma d’oca al posto del tweed.

Grazie a queste innovazione, nel 1952 lo svizzero Raymond toccò quota 8600 mt di altezza, con l’ausilio dello sherpa Tezing Norgay, il quale partecipò alla conquista dell’Everest un anno dopo, nel 1953, assieme a Edmund Hillary. Toccarono la vetta al mattino del 29 maggio, restando in vetta un quarto d’ora circa, piantandovi una croce e seppellendo qualche dolce.

Per la prima scalata invernale dell’Everest bisogna attendere il febbraio del 1980, con i polacchi Leszek Cichy e Krzysztof Wielicki che riuscirono nella proibitiva ascesa.

È invece un italiano, Reinhold Messner, ad aver scalato l’Everest senza l’ausilio di bombole di ossigeno nel maggio del 1978, per poi ripetere l’impresa due anni dopo in solitaria e sempre senza ossigeno.

Come si sale su un ottomila

Un ottomila è una montagna che supera appunto gli 8000 metri di quota. Nel mondo sono 14 le montagne che superano questa quota e sono (in ordine di altezza): Everest, K2, Kangchenjunga, Lhotse, Makalu, Cho Oyu, Dhaulagiri, Manaslu, Nanga Parbat, Annapurna, Gasherbrum I, Broad Peak, Gasherbrum II, Shisha Pangma.

Per salire un ottomila bisogna avere una conoscenza e una preparazione tecnica e fisica altissime e se non si è alpinisti professionisti pagare una guida alpina. I prezzi per salire sull’Everest sono molto elevati e si può tranquillamente arrivare ai 50.000 euro a persona. In ogni caso la salita su un ottomila prevede una fase di acclimatamento, per permettere al copro di abituarsi alla quota e alle temperature. Questa fase può durare anche settimane ed è fondamentale per l’esito positivo dell’impresa.

L’ascesa poi è spezzettata in vari campi: si parte dal campo base per arrivare al campi 1, campo 2, etc. L’ultimo campo di solito si trova a una distanza dalla vetta che permette di raggiungerla una volta usciti dalla tenda per poi scendere. Una volta raggiunta quota 7000 viene definita la “zona della morte” perchè l’aria diventa sempre più rarefatta e l’ossigeno scarseggia. Una volta arrivati in cima la cosa da fare è scendere in fretta per raggiungere i vari campi fino al campo base.

Per fare la salita ovviamente bisogna attendere quella che viene chiamata “finestra di bel tempo”, ovvero un lasso di tempo sufficientemente lungo di tempo bello e stabile che permette la salita. Normalmente si sale nel periodo estivo ma alcuni alpinisti famosi come Simone Moro sono riusciti a salire su un ottomila senza ossigeno anche in inverno arrivando a temperatura fino a – 70 gradi centigradi.

Le spedizioni commerciali

I due principali modi per accedere all’Everest è dal lato nepalese e da quello tibetano. La via d’accesso dal lato nepalese è considerata la via normale alla vetta, quella più facile e per questo maggiormente frequentata. Sono moltissime infatti le spedizioni commerciali che avvengono ogni anno fatte da alpinisti-turisti accompagnati dalle guide alpine e dagli sherpa. La via normale nepalese passa per il Colle Sud e prosegue lungo la cresta sud-est e ogni anno in primavera viene attrezzata con corde fisse e scalette dagli “Icefall Doctor” per facilitare i passaggi più ostici. Molti sottovalutano la pericolosità e la difficoltà di tale ascensione tanto da rimetterci purtroppo anche la vita.

E’ il caso della tragedia avvenuta nel 1996 dove una serie di avvenimenti dovuta all’eccessiva presenza di persone e di spedizioni commerciali, portarono alla morte di 8 persone. L’avvenimento è raccontato bene nel libro “Aria Sottile” di Jon Krakauer. Una situazione simile si è verificata nel 2019 dove successe un altro tragico evento che vide la morte di ben 11 persone.

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  • Krakauer, Jon (Author)

Vie alpinistiche sull’Everest

Nel precedente paragrafo abbiamo parlato della via normale nepalese che è quella dove avvengono la maggior parte delle ascensioni alla cima con le spedizioni commerciali. L’altra via normale sul lato tibetano invece è meno frequentata perchè è molto più tecnica e difficile dell’altra. Questa via è stata aperta da una spedizione cinese nel 1960, è più pericolosa e prevede l’ultimo campo a quota ottomila.

Vediamo ora un elenco delle principali altre vie alpinistiche aperte sul monte Everest:

  • Nel 1963 gli americani Tom Hornbein e Willi Unsoeld arrivano in cima all’Everest e sono i primi americani a farlo;
  • Nel 1975  la leggenda dell’alpinismo Doug Scott assieme a Dougal Haston sono i primi inglesi a realizzare la salita all’Everest dalla parete sud-ovest;
  • Nel 1979  la coppia di jugoslavi Nejc Zaplotnik e Andrej Stremfelj tracciano la via slovena lungo la cresta ovest;
  • Nel 1980 gli alpinisti giapponesi Tsuneo Shigehiro e Takashi Ozaki tracciano la prima che percorre la parete nord;
  • Nel 1980 i polacchi Jerzy Kukuczka e Andrzej Czok aprono una nuova via sul Pilastro sud;
  • Nel 1980 il leggendario Reinhold Messner compie una salita in solitaria e apre una variante della cresta nord che passa per il couloir Norton;
  • Nel 1982 gli alpinisti russi Eduard Myslovski and Volodya Balyberdin aprono una via sul Pilasto sud-ovest;
  • Nel 1983 i russi Louis Reichardt, Kim Momb e Carlos Buhler aprono “American Buttress” sulla parete est dell’Everest;
  • Nel 1984 gli alpinisti australiani Tim Macartney-Snape and Greg Mortimer salgono il Great Couloir sulla parete nord;
  • Nel 1988 invece una spedizione internazionale apre la nuova via lungo il versante Est (“Neverest Buttress”) che arriva al Colle Sud;
  • Nel 1996 tre alpinisti russi Valeri Kokhanov, Piotr Kuznetsov e Grigori Semikolenov salgono lungo il couloir nord-nordest;
  • Nel 2004 altri alpinisti russi Pasha Shabalin, Ilyas Tuhvatullin e Andrey Marie aprono la direttissima alla parete nord;
  • Nel 2009 i coreani Park Young-Seok, Jin Jae-Chang, Kang Ki-Seok and Shin Dong-Min aprono un nuovo percorso sulla Parete sud-ovest di sinistra.

Altre salite famose:

  • Nel 1973 avviene la prima spedizione italiana che raggiunge la vetta dell’Everest, guidata da Guido Monzino;
  • L’8 Maggio del 1978 gli alpinisti Reinhold Messner e Peter Habeler compiono un’impresa a dir poco incredibile consacrandoli nell’olimpo del  mondo alpinistico e non solo. I due alpinisti sono riusciti ad arrivare in cima all’Everest senza l’ausilio delle bombole di ossigeno, dimostrando al mondo intero che quello che era ritenuto scientificamente impossibile da quel momento è possibile. Da quel momento in poi l’alpinismo non sarà più lo stesso perchè l’uomo aveva superato i limiti dell’umanamente possibile;
  • Tra il 18 e il 20 Maggio del 1980 sempre Reinhold Messner si ripete e scala l’Everest in solitaria e senza utilizzare l’ossigeno, effettuando la salita dal versante tibetano;
  • Nel 1963 gli americani Tom Hornbein e Willi Unsoeld realizzano la prima traversata della montagna salendo lungo la cresta ovest, inviolata, e discendendo per la via dei primi salitori;
  • Nel 1975  la giapponese Junko Tabei è la prima donna ad arrivare in cima all’Everest;
  • Nel 1995 viene realizzata la prima salita integrale della cresta nord-est, ad opera di una spedizione giapponese;
  • Nel 2003 la fondista italiana Manuela Di Centa è la prima italiana ad arrivare in cima all’Everest;
  • Nel 2006 l’alpinista italiano Simone Moro compie la prima traversata in solitaria partendo dal Nepal e scendendo dal versante tibetano;
  • Nel 2011 Michael Horst realizza il primo concatenamento Everest-Lhotse;
  • Nel 2013  Kenton Cool è il primo a concatenare Nuptse, Everest e Lhotse senza passare da campo base.

Come raggiungere l’Everest: trekking al campo base

Finora abbiamo parlato dei tentativi di salita alla vetta dell’Everest, impresa ardua e difficile in quanto il rischio di morire è elevatissimo. Per salire in cima è obbligatorio essere alpinisti professionisti oppure appoggiarsi a guide alpine e sherpa. Per raggiungere l’Everest bisogna innanzitutto prendere un volo aereo fino la capitale del Nepal Kathmandu. Da qui bisogna arrivare fino a Lukla e per farlo ci sono tre modi:

  1. prendendo un volo aereo interno che dura circa 25 minuti ricco di emozioni. Volare a queste quote non è affatto semplice e scontato;
  2. prendere un altro volo interno verso Phaplu e da qui ci sono tre giorni di cammino verso Lukla;
  3. prendere un volo interno verso Jiri e da qui fare sette giorni di cammino fino a Lukla.

Dalla cittadina di Lukla parte il vero e proprio trekking al Campo Base dell’Everest che solitamente dura circa dieci giorni. Mentre per scalare l’Everest bisogna essere alpinisti e avere il permesso di scalata che costa circa 11 mila dollari, per fare il trekking basta avere una preparazione “normale” escursionistica. Il trekking è possibile farlo in autonomia organizzandosi per conto proprio oppure affidandosi a delle compagnie che organizzano tutto, comprese le varie assicurazioni, etc. come Tramundi. 

Il periodo migliore per fare un trekking al campo base dell’Everest va da inizio Marzo a metà Maggio e da inizio Settembre a metà Novembre. Sono questi infatti i periodi migliori, lontani cioè dalla stagione dei monsoni che avviene durante l’estate appunto. Fare il trekking del campo base dell’Everest è sicuramente una delle esperienze più belle che si possa fare e che è alla portata della stragrande maggioranza di escursionisti e amanti della montagna.

VEDI ANCHE: Everest: trekking al campo base

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Film

Vediamo quali sono i film che parlano dell’Everest:

  • Wings over Mt. Everest Wings Over Everest, 1935,  diretto da Geoffrey Barkas e Ivor Montagu
  • Mount Everest, 1953 di André Roch e Norman Dyhrenfurth
  • The Man Who Skied Down Everest, 1975, diretto da Bruce Nyznik e Lawrence Schiller
  • Everest Unmasked, 1978, diretto da Leo Dickinson
  • Everest – Sea to summit, 1993, di Michael Dillon
  • Into Thin Air: Death on Everest, 1997, diretto da Robert Markowitz
  • Everest, 1998, diretto da David Breashears, Stephen Judson e Greg MacGillivray
  • L’Everest à tout prix, 1999, diretto da Jean Afanassieff
  • Dispersi sull’Everest – Il mistero di Mallory e Irvine, 2000, di Peter Firstbrook
  • Everest. Una sfida lunga 50 anni, 2003, National Geographic
  • Flying over Everest, 2004, SD Cinematografica
  • Everest, 2007, diretto da Graeme Campbell
  • Everest, 2015, diretto da Baltasar Kormákur
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  • Clarke,Sherpa (Actor)
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Libri

Questi invece sono i libri che parlano dell’Everest

  • Everest, in La montagna. Grande enciclopedia illustrata, vol. 4, 1976, Istituto Geografico De Agostini
  • La spedizione italiana all’Everest 1973, di Guido Monzino, 1976, Stamperia Valdonega
  • Everest. 33 giorni di scalata sulla parete sudovest, Chris Bonington, 1977, Rusconi Editore
  • Everest, Reinhold Messner, 1979, Istituto Geografico De Agostini
  • Orizzonti di ghiaccio: dal Tibet all’Everest, Reinhold Messner, 1983, Istituto Geografico De Agostini
  • Everest 1996. Cronaca di un salvataggio impossibile, Anatolij Bukreev e G. Weston De Walt, 1997,  CDA & Vivalda
  • Everest, Walt Unsworth, 2000, Mursia
  • Everest, cresta ovest, Thomas Hornbein, 2003, CDA & Vivalda
  • Aria sottile, Jon Krakauer, 2007, TEA
  • Everest, Roberto Mantovani e Kurt Diemberger, 2007, Rizzoli.
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Everest solo. Orizzonti di ghiaccio
  • Messner, Reinhold (Author)
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