Cos’è l’Artva e come si usa9 min read

Cos’è l’Artva e come si usa9 min read
artva
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Il coinvolgimento in un travolgimento da valanga è un’esperienza lacerante e disorientante. Poter fronteggiare una simile situazione implica saper controllare le proprie emozioni e mantenere un’elevata concentrazione, funzionale ad un efficace tentativo di salvataggio.

Premessa

Quando si pratica attività invernale in ambiente innevato come ad esempio lo scialpinismo, il freeride o le semplici escursioni con le ciaspole è necessario e obbligatorio avere, conoscere e saper utilizzare il kit APS (Artva, pala e Sonda) al fine di riuscire a salvare il malcapitato che dovesse essere travolto da una valanga. Occorre precisare che avere e utilizzare il kit APS è solamente l’ultima spiaggia e non è detto che si riesca nell’impresa.

Come vedremo tirare fuori vivo una persona travolta da una valanga è un’operazione complessa e delicata che richiede tempo, concentrazione, sangue freddo e una buona dose di fortuna. Purtroppo spesso accade che si trova la persona ma non più in vita. Detto questo prima di procedere con l’utilizzo di questo apparecchio è necessario lavorare di prevenzione fin dalla progettazione e pianificazione a casa “a tavolino” dell’escursione con la lettura del bollettino nivo-meteorologico al fine di ridurre il più possibile il rischio dal momento che quando siamo in ambiente innevato siamo esposti al pericolo.

LEGGI ANCHE: La pianificazione dell’escursione: come farla correttamente

Cenni storici

In origine non si chiamava Artva ma semplicemente Arva. Il termine ARVA fu coniato in Francia e deriva da: Appareil de Reserch e de Victimes an Avalanches. Lo stesso termine fu ripreso in Italia con il seguente significato: Apparecchio di Ricerca in Valanga. Il termine ARVA fu successivamente modificato in A.R.T.Va. (Apparecchio Ricerca Travolti in Valanga) a seguito della rivendicazione sul marchio da parte dell’omonima casa Francese ‘’ARVA’’.

Il primo studio sull’utilizzo di un dispositivo che permettesse di trovare qualcuno sotto una valanga risale al lontano 1940 mentre è solo nel 1999 che nasce il primo BARRIVOX digitale così come lo conosciamo oggi. Inizialmente i dispositivi erano solamente analogici mentre oggi gli analogici sono scomparsi a favori di quelli digitali di ultima generazione dotati di display e tre antenne posizionate sugli assi x, y, z. Questi apparecchi moderni facilitano non poco l’operatore in fase di ricerca accelerando molto le tempistiche. Bisogna ricordare infatti che il tempo utile massimo per trovare una persona travolta ancora viva è di 15 minuti (fase della sopravvivenza) che con le ultime disposizioni si sta abbassando a 12 minuti. Dai 15 ai 45 minuti subentra la fase dell’asfissia e poi dai 45 minuti in poi la fase della latenza.

Come potete capire il tempo a disposizione è veramente poco e quindi è necessario operare e agire nel più breve tempo possibile e in maniera organizzata ed efficace in attesa dell’arrivo del soccorso organizzato (es. Soccorso Alpino, unità cinofile GDF, rilevatore RECCO, ecc. ecc.),

curva di sopravvivenza
Probabilità di sopravvivenza in funzione del tempo

Cos’è l’artva

L’A.R.T.V.A. (Apparecchio di Ricerca per Travolti in Valanga) è un apparecchio ricetrasmittente in grado di emettere/ricevere onde radio su una frequenza fissa di 457 kHz stabilita dalla norma europea ETS 300 718. In pratica è un dispositivo di sicurezza utilizzato per localizzare persone sepolte sotto la neve in caso di valanga. È essenziale per gli sportivi che praticano attività in montagna, come sciatori e snowboarder, che si avventurano in aree a rischio di valanghe.

L’ARTVA funziona emettendo un segnale radio a una frequenza di 457 kHz che può essere captato da altri apparecchi di ricerca. In caso di sepoltura, il dispositivo di chi è travolto emette un segnale che può essere individuato da un altro ARTVA in modalità di ricerca. Gli utilizzatori devono essere formati su come utilizzare correttamente il dispositivo, poiché il tempo di reazione è cruciale in situazioni di emergenza. Oltre all’ARTVA, è consigliabile avere con sé anche una pala e una sonda per migliorare le possibilità di individuare e salvare una persona sepolta.

Quando si parla di Artva bisogna avere a mente tre concetti:

  • Portata massima: massima distanza alla quale l’apparecchio RX riceve con antenne parallele;
  • Portata minima: massima distanza alla quale il segnale è ancora percettibile con antenne ortogonali;
  • Portata utile (PU): valore CONVENZIONALE cautelativo stabilito in accordo tra i costruttori, che costituisce il parametro di riferimento durante le fasi di ricerca. Tiene in considerazione i vari fattori che possono influenzare negativamente la portata dell’apparecchio (stato batterie, posizione reciproca delle antenne, temperatura e umidità, sensibilità uditiva dell’utilizzatore , ostacoli ecc.). Tale valore è pari a 20 metri.

Come funziona

Il principio fisico alla base del funzionamento di un A.R.T.Va. è l’emissione e la ricezione di un segnale elettromagnetico operante ad una frequenza di 457KHz. Esso si comporta come una ricetrasmittente in grado di emettere/ricevere onde radio su una frequenza fissa. Il segnale emesso ha carattere intermittente (tipo acceso/spento). La motivazione dell’intermittenza e legata al risparmio di energia e conseguentemente maggior durata del segnale.

Le linee di forza che segnalano la presenza del campo elettromagnetico, sono curvilinee e chiuse che si diramano dalle due estremità dell’antenna (dipolo), distribuendosi nello spazio con una forma simile ad un fagiolo. Il segnale generato con l’ausilio di un quarzo viene diviso per formare i 457kHz passa attraverso un interruttore automatico che lo interrompe o meno secondo un preciso ritmo, arriva a un circuito che lo amplifica e lo manda in antenna. Il segnale amplificato (corrente elettrica) percorre il filo attorno alla bacchetta di ferrite (antenna) inducendo un campo elettromagnetico variabile a intermittenza che si espande nello spazio.

Il campo elettromagnetico ha intensità crescente via via che ci si avvicina al trasmettitore in quanto le linee di forza vanno
addensandosi in corrispondenza delle polarità (estremità) dell’antenna (dipolo), pertanto l’intensità del campo elettromagnetico aumenterà o diminuirà in funzione della distanza dal dipolo. l’intensità del campo elettromagnetico è costante in ogni punto della singola linea di forza

La variabile “tempo di seppellimento” impone pertanto di operare con un chiaro senso di urgenza e le più recenti statistiche in merito alla modalità di risoluzione degli incidenti da valanga, evidenziano come il maggior numero di persone ritrovate ancora in vita deve questo successo ai compagni d’azione.

Perchè è necessario usare l’artva

L’ARTVA (Apparecchio di Ricerca di Travolti in Valanga) è uno strumento fondamentale per la sicurezza in montagna, particolarmente per coloro che praticano sport invernali come lo sci fuoripista o lo snowboard. Ecco alcuni motivi per cui è importante utilizzare l’ARTVA:

  1. Sicurezza: L’ARTVA è progettato per localizzare rapidamente le persone sepolte sotto la neve in caso di valanga. In situazioni di emergenza, ogni secondo conta e un ARTVA può fare la differenza tra la vita e la morte.
  2. Facilità d’uso: Gli ARTVA moderni sono relativamente facili da usare, anche per chi non ha una formazione specifica. Sono dotati di istruzioni chiare e possono essere utilizzati anche in condizioni di stress.
  3. Prevenzione: L’uso dell’ARTVA incoraggia una maggiore consapevolezza dei rischi legati alle valanghe e promuove pratiche di sicurezza tra gli sciatori e gli snowboarder. È un elemento chiave di un equipaggiamento di sicurezza che dovrebbe includere anche una pala e un sonda.
  4. Formazione: Utilizzare l’ARTVA offre l’opportunità di familiarizzare con le tecniche di ricerca e salvataggio, che possono essere cruciali in situazioni di emergenza. Molti corsi di formazione sulla sicurezza in montagna includono sessioni pratiche sull’uso dell’ARTVA.
  5. Normativa: In molte aree montane, l’uso dell’ARTVA è obbligatorio per gli sportivi che si avventurano in zone a rischio di valanga. Non rispettare queste normative può comportare sanzioni e, più importante, può mettere in pericolo la vita degli altri.

In sintesi, l’ARTVA è uno strumento essenziale per la sicurezza in montagna che, insieme ad altre attrezzature e a un’adeguata preparazione, può contribuire a ridurre i rischi associati alle valanghe.

Quali sono le fasi di ricerca

Le fasi di ricerca sono sostanzialmente quattro:

  • PRIMA FASE: ricerca del primo segnale con l’artva assieme a una ricerca vista e udito
  • SECONDA FASE: Localizzazione (con l’Artva)
  • TERZA FASE: Ricerca di precisione (modulo a croce con l’Artva)
  • QUARTA FASE: sondaggio con la sonda e scavo con la pala.

Come accennato all’inizio è indispensabile che Artva, Pala e Sonda vengano portate con se tutte e tre assieme in perfetta efficienza, avendo buona conoscenza delle  modalità di corretto utilizzo e avendo svolto ripetutamente un addestramento all’utilizzo. Diversamente sono perfettamente INUTILI.

Attenzione che il funzionamento dell’ARTVA può essere disturbato da altri dispositivi elettronici (telefoni cellulari, radio, GPS) e oggetti metallici posti nelle vicinanze dello stesso. È bene tenere cellulari, ricetrasmittenti, oggetti metallici, distanti almeno 30 centimetri dall’apparecchio ARTVA in trasmissione. Tutti i dispositivi elettronici devono essere tenuti spenti durante le operazioni di autosoccorso, a meno del telefono cellulare con il quale è stato allertato il soccorso e che si dovrà trovare al di fuori dell’area della valanga.

Autosoccorso in valanga con Kit APS (Artva Pala e Sonda)

Per tirare fuori dalla neve e salvare una persona travolta da una valanga non è necessario avere solamente l’Artva ma assieme è obbligatorio avere anche la pala e la sonda che servono rispettivamente per scavare e per sondare. L’insieme di questi tre elementi artva, pala e sonda viene chiamato kit APS. L’artva ne abbiamo già parlato all’inizio, ora andremo a vedere un pò più nel dettaglio anche la pala e la sonda.

La pala per consentire di operare nel modo più efficiente deve essere in metallo, maneggevole anche con i guanti, dotata di impugnatura a T o D e con manico allungabile di facile assemblaggio. La dimensione della benna, che incide direttamente sulla quantità di neve asportata, deve essere proporzionata alla prestanza fisica del soccorritore, in modo da consentire il giusto compromesso tra rapidità di scavo e insorgenza dell’affaticamento.

La sonda è un’asta tubolare in lega leggera o materiale composito (es. resine polimeriche rinforzate con fibre in carbonio), che montata deve essere lunga almeno 2,2 metri e tale da garantire un’adeguata stabilità durante l’infissione. Essendo costituita da più pezzi che si innestano fra loro, il dispositivo di assemblaggio deve essere rigido ed affidabile, affinché non si verifichino allentamenti durante l’azione di estrazione dalla neve. La sonda deve essere introdotta per tutta la profondità consentita dal manto e dalla sua lunghezza; deve essere estratta solo dopo aver stabilito che non abbia urtato contro ostacoli ritenuti sospetti. Va sempre utilizzata con i guanti utilizzando entrambe le mani e infilando la sonda in maniera perpendicolare alla pendenza del pendio.

Per approfondire leggi qui: Sicurezza in ambiente innevato: utilizzo di ARTVA, Pala e Sonda

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