Cosa fare se si mangiano funghi velenosi in montagna5 min read

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funghi velenosi

I funghi tossici o velenosi non esistono solamente in montagna ma ci sono ovunque, anche in campagna o collina. Mangiare funghi velenosi può essere molto pericoloso perciò è importante conoscerli e saper cosa fare.

Intossicazione alimentare da funghi: di cosa si tratta?

Quando si parla di intossicazione si fa riferimento a quel fenomeno che si sviluppa dopo il consumo di funghi velenosi, spesso raccolti in montagna. Pur considerando che in autunno il consumo è senza dubbio più frequente, questa problematica è ormai diffusa in tutte le stagioni.

Proprio per questa ragione, i casi di intossicazione sono sempre in aumento e dipendono dalla scelta errata della specie fungina raccolta, variando per sintomi e gravità. Nello specifico, molti non sanno che alcune specie pericolose sono molto simili a quelle innocue, consumate comunemente nei ristoranti e a livello casalingo. Pertanto, se non si consce approfonditamente la materie, è sempre buona norma non effettuare questa pratica, acquistando e mangiano solo prodotti sicuri.

Se si ha la passione della raccolta dei funghi è necessario frequentare un corso specifico che insegna a riconoscere i funghi domestici da quelli tossici e potenzialmente mortali. Nel caso invece non si conosca un determinato fungo nel dubbio non lo si raccoglie oppure lo si porta ad un centro micologico per farlo valutare.

Cosa fare se si sospetta un’intossicazione da funghi velenosi

Qualora, nei minuti o nelle ore immediatamente successiva all’assunzione dei funghi, si avvertissero malesseri o disturbi, è necessario recarsi immediatamente al Pronto Soccorso più vicino. Non solo, se il raccolto è stato distribuito tra parenti e conoscenti è indispensabile avvertirli tempestivamente evitando, se possibile, che anch’essi li mangino.

Per rendere più efficace il lavoro del personale medico si consiglia di portare con sè i residui dei funghi appena mangiati e, se possibile, gli scarti della pulizia. È essenziale effettuare questa operazione utilizzando guanti e contenitori sigillati. Occorre sottolineare che la medicina non dispone di alcun farmaco per l’intossicazione alimentare da funghi velenosi.

Dunque, il paziente verrà sottoposto a lavanda gastrica e alla somministrazione, se necessario, di lassativi. Un altro rimedio utilizzato è l’assunzione ad intervalli regolari di carbone vegetale che serve ad assorbire le tossine che verranno espulse attraverso le urine.

Non solo, questo tipo di disturbo può provocare una perdita consistente di liquidi, tramite diarrea o vomito, pertanto può rivelarsi necessaria l’infusione endovenosa al fine di riequilibrare i livelli di sali minerali. Infine, è importante sapere che dopo l’ingestione di funghi velenosi raccolti in montagna è possibile sviluppare sintomi, anche gravi, a breve e lunga latenza.

LEGGI ANCHE: Come cercare funghi in sicurezza: consigli pratici

Sintomi a breve latenza dell’intossicazione da funghi velenosi

Si classificano come sintomi a breve latenza quei disturbi che si manifestano tra i 30 minuti e le 6 ore successive al consumo dei funghi. Questi, svaniscono progressivamente entro le 48 ore successive e non rappresentano un problema effettivo per la salute. Infatti, i sintomi a breve latenza possono essere controllati attraverso l’utilizzo di farmaci indicati per le sintomatologie che si presentano.

Nello specifico essi sono:

  • gastroenterite;
  • sindrome Coprinica;
  • sindrome psicodisleptica;
  • sindrome panterinica;
  • sindrome muscarinica.

Quali sindromi si possono sviluppare nel lungo periodo?

Dopo l’ingestione di funghi velenosi possono altresì comparire le cosiddette sindromi a lunga latenza. Ciò che le differenzia è la comparsa ritardata (dalle 6 alle 12 ore dopo) rispetto all’assunzione di funghi velenosi ma soprattutto l’elevata incidenza di mortalità. Inoltre, poiché la sintomatologia iniziale può essere simile alla gastroenterite, spesso se ne sottovaluta il rischio.

Le principali sindromi a lunga latenza sono:

  • sindrome falloidea: causata da amatossine, determina gravi intossicazioni già con esigue quantità (20 g). I principali sintomi sono vomito e diarrea con conseguente disidratazione nonché squilibri elettrolitici. Il fegato è l’organo che maggiormente risente di tale sindrome poiché causa un arresto della sintesi delle proteine e la successiva necrosi cellulare. Tali danni all’organismo possono condurre alla morte o alla necessità di un trapianto;
  • sindrome orellanica: causata da funghi della specie Cortinarius orellanus e speciosissimus, può non produrre alcun sintomo ma causare, a distanza di 36 ore, cefalee, mal di testa, brividi e significativa riduzione della diuresi. Tale sindrome causa insufficienza renale (che può divenire irreversibile) con conseguente necessità di dialisi o trapianto.

Raccogliere funghi in montagna: cosa sapere

Quando si raccolgono funghi in montagna è opportuno essere prudenti e conoscere le varie specie. Tuttavia, spesso ci si affida a falsi miti o credenze che possono trarre in inganno e favorire il consumo di funghi velenosi.

In primo luogo, contrariamente a ciò che molti credono, non tutti i funghi che crescono sugli alberi possono essere mangiati, così come non è vero che tutti i funghi che crescono vicino a ferri arrugginiti diventano velenosi. Anche l’aspetto del fungo può trarre in inganno, pertanto è sempre buona norma rivolgesi ad esperti che conoscono le specie di funghi e ne dichiarino la commestibilità.

La sicurezza alimentare deve essere una priorità pertanto il consiglio del Ministero della Salute e delle autorità competenti è sempre quello di acquistare funghi controllati, di non accettare (o comunque non consumare) funghi donati da persone non esperte, di evitare il trasporto in sacchetti di plastica e infine di prestare particolare attenzione alla preparazione.

Alcuni consigli per evitare l’intossicazione da funghi velenosi

Prevenire le intossicazioni di funghi velenosi è fondamentale. Per questa ragione, il Ministero della Salute e il Centro Antiveleni di Milano hanno stilato una lista di suggerimenti al fine di evitarle.

Più in particolare, viene consigliato di:

  • evitare il consumo di funghi non controllati da un esperto (micologo);
  • non consumare elevate quantità di funghi;
  • non fare consumate i funghi ai bambini;
  • non consumare funghi in gravidanza;
  • consumare solo funghi perfettamente conservati;
  • consumare solo funghi cotti adeguatamente;
  • se si intende congelare i funghi, sbollentarli prima di riporli nel freezer e consumarli entro 6 mesi;
  • non raccogliere e consumare funghi cresciuti nei pressi di zone industriali o ai bordi delle strade;
  • non regalare funghi raccolti se questi non sono stati controllati da un esperto (micologo);
  • prestare particolare attenzione ai funghi conservati sott’olio poiché potrebbe svilupparsi la tossina botulinica.

Chi contattare se non si è sicuri di ciò che si è raccolto in montagna?

Quando si raccolgono dei funghi è sempre buona norma accertarsi che questi possano essere consumati senza rischi. Per questa ragione, è possibile rivolgersi all’Ispettorato Micologico della Asl più vicina. In questa sede, un esperto micologo controllerà i funghi e ne decreterà la commestibilità o velenosità. Non solo, l’esperto potrà consigliare le modalità di conservazione più adatte per ciascuna specie.

È infine opportuno ricordare che, se dopo l’ingestione di funghi dovessero manifestarsi sintomi o disturbi come nausea, diarrea, giramenti di testa, vertigini, sudorazione, ecc… è necessario rivolgersi immediatamente al Pronto Soccorso o al centro antiveleni della propria città per scongiurare gravi conseguenze.

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