Come vengono classificati i ghiacciai4 min read

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I ghiacciai hanno sempre affascinato l’uomo e sono un’importante fonte di informazioni del passato. Purtroppo con i cambiamenti climatici sempre più ghiacciai sono destinati all’estinzione con gravi conseguenze per l’umanità.

Il ghiaccio sulla Terra

Di tutta l’acqua dolce del pianeta, che rappresenta circa il 3% delle acque terrestri, quasi l’80% è immobilizzato sotto forma di ghiaccio. Come l’idrosfera comprende tutte le acque allo stato liquido del pianeta, o la biosfera è costituita dall’insieme di tutti gli organismi viventi, così la criosfera comprende tutto il ghiaccio che si trova sulla Terra.

Il ghiaccio sulla Terra si trova in molte forme, a volte nascoste. Possiamo quindi avere il ghiaccio di ghiacciaio che comprende calotte, piattaforme e ghiacciai montani, oppure ghiaccio di congelamento, che comprende il ghiaccio marino e il permafrost, intrappolato nel terreno e nelle fratture delle rocce.

Di quest’ultimo è molto difficile calcolarne il volume e l’estensione in quanto non è direttamente visibile; anche le grotte possono contenere depositi di ghiaccio, ma si tratta di quantitativi abbastanza piccoli, anche se rappresentano un prezioso archivio di dati sul clima del passato.

I diversi tipi di ghiacciaio

Anche se sono fatti con il medesimo materiale, i ghiacciai terrestri in realtà sono molto diversi tra loro, per estensione, spessore del ghiaccio, posizione geografica e regime climatico, situazione topografica, forma, tutti fattori che determinano, oltre che un aspetto differente, anche un comportamento diverso. Si distinguono così le calotte glaciali e i ghiacciai montani.

Calotte glaciali

Le calotte glaciali, o ice sheet, chiamate anche inslandsis, sono estensioni di ghiaccio con una superficie superiore a 50.000 kmq, dove il ghiaccio seppellisce e maschera il rilievo sottostante, che non ne influenza l’andamento. La superficie è in genere blandamente convessa, come una cupola molto piatta, detta duomo, da cui possono emergere le cime più elevate del rilievo sottostante, che prendono il nome di nunatak. Simili alle calotte glaciali ma con dimensioni minori sono gli ice cap.

Dalle calotte si dipartono colate di ghiaccio che fluiscono radialmente in varie direzioni e prendono il nome di ghiacciai di sbocco. Questi sono veri e propri fiumi di ghiaccio, a volte di grandi dimensioni. Il più grande della Terra è il Ghiacciaio Lambert, che si stacca dalla calotta antartica, lungo 400 km e con una larghezza superiore ai 50 km.

La maggior parte dei ghiacciai di sbocco raggiunge il mare dove origina lingue di ghiaccio che si estendono galleggiando sulla superficie marina anche per chilometri, con un processo chiamato calving; è qui che si produce la maggior parte degli iceberg.

Ghiacciai montani

Molto diversi tra loro per dimensioni, forma, ubicazione geografica e comportamento, i ghiacciai montani sono stati le prime tipologie di ghiacciaio ad essere studiate. In particolare i ghiacciai delle Alpi (come il ghiacciaio delle Marmolada) sono stati la culla della glaciologia, nata come scienza nella seconda metà dell’Ottocento. In realtà le primissime osservazioni sullo studio dei ghiacciai risalgono alla fine del Settecento, mentre esplorazioni e studi a carattere scientifico cominciano sui ghiacciai svizzeri negli anni ’20 – ’30 dell’Ottocento.

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Classificazione dei ghiacciai montani

I ghiacciai montani sono corpi di ghiaccio che si trovano in ambiente montano, e possono essere classificati in diversi modi, considerando la posizione geografica, la forma, la temperatura e le loro caratteristiche.

Tra le varie classificazioni, una delle più usate classifica i ghiacciai in questo modo:

  • Ghiacciai vallivi: sono caratterizzati da una lingua glaciale che fluisce lungo una valle. Se la lingua è formata dalla confluenza di più ghiacciai, si parla di ghiacciai vallivi a bacini composti;
  • Ghiacciai di circo e ghiacciai di nicchia: sono piccoli corpi glaciali che occupano depressioni e concavità. Risultano in genere sospesi sui versanti, ai quali rimangono ancorati per il fatto che in genere la loro base è fredda, e sono spesso soggetti a crolli e instabilità;
  • Ghiacciai pedemontani: si tratta di grandi corpi glaciali che si espandono in zone di pianura fuoriuscendo dalle rispettive valli: erano di questo tipo i grandi ghiacciai che scendevano dalle Alpi verso la Pianura Padana durante le glaciazioni quaternarie.

Al contrario di quanto si possa pensare, le dimensioni non sono un criteri distintivo: si possono infatti avere ghiacciai piccolissimi, come quello appenninico del Calderone sul Gran Sasso d’Italia, poco più di un sottile lembo di neve vecchia (attualmente considerato estinto), oppure giganteschi “fiumi” di ghiaccio. lunghi diverse decine e centinaia di km, con spessori di ghiaccio di oltre 1.000 metri, come i grandi ghiacciai dell’Alaska.

Classificazione in base alla localizzazione geografica

A seconda della localizzazione geografica, variano anche le temperature all’interno del ghiacciaio e alla base e per questo si possono distinguere:

  • ghiacciai freddi o polari, con temperature costantemente e interamente al di sotto dello zero;
  • ghiacciai temperati, che possono presentare, in superficie e/o alla base, temperature più elevate, con fenomeni di fusione.

La presenza o meno di acqua allo stato liquido fa si che il comportamento dei ghiacciai e la risposta alle variazioni climatiche siano molto diversi nei due casi. I primi si trovano alle alte latitudini, i secondi a basse latitudini, ma in zone di alta quota. E’ il tipico caso dei nostri ghiacciai delle Alpi e Dolomiti, ma anche ghiacciai particolari, come quelli che si trovano in zone tropicali o equatoriali, come, ad esempio, i ghiacciai del Kilimangiaro o del M. Kenya in Africa, o quelli andini.

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