Come fare l’autosoccorso in valanga

Come fare l’autosoccorso in valanga
CONDIVIDI SU:

Quando si frequenta l’ambiente innevato, con le ciaspole o con gli sci, è molto importante conoscere in maniera approfondita le condizioni ambientali e del manto nevoso, per evitare possibili incidenti. Purtroppo ogni anno assistiamo a un bollettino di morte: il pericolo principale viene infatti dalle valanghe. La regola principale quindi è la prudenza, la conoscenza e soprattutto saper fare l’autosoccorso in valanga prima di chiamare il soccorso organizzato.

autosoccorso valanga

Cos’è l’autosoccorso

Per autosoccorso in valanga si intendono tutte quelle azioni e procedure che si devono avviare immediatamente dai componenti del gruppo dopo essere stati travolti da una valanga. Le operazioni di autosoccorso sono fondamentali per salvare la vita a un travolto da valanga, il tempo a disposizione è pochissimo (18 minuti) e bisogna essere organizzati ed efficienti.

Quando si cammina sulla neve con le ciaspole o si va a sciare bisogna bisogna prevenire la possibilità di incorrere in qualche incidente e mettere in atto tutte le precauzioni del caso. Se nel caso si viene travolti da valanga bisogna essere in grado di effettuare l’autosoccorso ed effettuare la chiamata al soccorso alpino.

Come si fa l’autosoccorso in valanga

Quando decidiamo di intraprendere un’escursione invernale con le ciapole, oppure utilizziamo gli sci per fare sci alpinismo, è auspicabile andare sempre via in gruppo o quanto meno in due persone, questo perchè ci sia sempre qualcuno in grado di chiamare il soccorso organizzato ed effettuare l’autosoccorso.

Per effettuare l’autosoccorso in valanga è necessario avere e soprattutto saper utilizzare correttamente tre strumenti: artva (Apparecchio di Ricerca Travolto in Valanga), pala e sonda. L’artva è uno strumento elettronico che se utilizzato correttamente permette di localizzare il segnale del travolto in pochi minuti.

In caso di un gruppo di persone una persona (non necessariamente il più esperto) assume il ruolo di leader e dirige l’intera operazione di soccorso. Da quel momento nessuno deve contraddirlo e tutti devono fare seconde sue indicazioni.

L’autosoccorso in valanga viene svolto in 4 fasi. Diversa è la gestione se si è in due o si è un gruppo più o meno numeroso.

  1. ricerca vista e udito e chiamata soccorso alpino
  2. ricerca veloce (con artva, per captare il segnale)
  3. ricerca fine (con artva, per individuare il punto esatto)
  4. disseppellimento del ferito (con sonda e pala robusta)

Come funziona l’artva

L’artva (Apparecchio di Ricerca Travolti in Valanga) è un apparecchio elettronico con tre antenne che emana delle onde elettromagnetiche nelle tre direzioni nello spazio. Gli artva moderni sono molto affidabili, facili e intuitivi da usare grazie al display e ai suoni che emette, e hanno una portata di 20 o addirittura 25 metri.

L’artva quindi serve per la rapida localizzazione della persona travolta dalla valanga (il tempo utile per trovare viva una persona e prestare i soccorsi è di 15-18 minuti). La fase di localizzazione (ricerca veloce e ricerca fine) deve occupare 3-4 minuti al massimo perchè poi si perde molto più tempo a sondare con la sonda e a scavare con la pala, e in questi casi il tempo è davvero tiranno.

L’artva (assieme a pala e sonda) deve obbligatoriamente essere indossato da tutti i componenti del gruppo e tutti devono saperlo usare.  Va messo in trasmissione all’inizio dell’escursione (cioè emette il segnale) e in caso di valanga, chi va a fare la ricerca deve commutarlo appunto in ricerca. Chi non partecipa attivamente all’autosoccorso in valanga deve spegnere il suo apparecchio.

La curva della sopravvivenza

La curva della sopravvivenza è sostanzialmente un grafico che indica la durata del seppellimento in minuti, e la probabilità di sopravvivere sotto la neve in percentuale.

Il grafico individua 4 fasi:

  1. fase della sopravvivenza: entro i 18 minuti (90% di probabilità di essere vivi)
  2. fase dell’asfissia: dai 18 ai 35 minuti (25% di probabilità di essere vivi)
  3. fase della latenza: dai 35 ai 90 minuti (20-15% di probabilità di essere vivi)
  4. fase dell’ipotermia: dai 90 ai 180 minuti (morte certa)

E’ fondamentale, con l’autosoccorso in valanga, trovare e disseppellire la persona travolta entro il limite massimo di 18 minuti. Superata tale soglia la probabilità di trovare la persona morta aumenta in maniera esponenziale.

Quali sono le fasi operative dell’autosoccorso in valanga

Vediamo di elencare le fasi operative di un’operazione di autosoccorso in valanga per tirare fuori la persona o le persone che sino sotto una valanga:

all’inizio una persona prende in mano la situazione e comincia a dare ordini e indicazioni. Tutti devono eseguire le sue indicazioni senza discutere. Il leader da una posizione comoda osserva, gestisce e coordina dando indicazione a chi ricerca del passare del tempo.

Nella fase iniziale una o più persone (dipende dalla disponibilità) indicate dal leader, effettuano quella che si chiama ricerca vista e udito. In pratica ricercano possibili segnali che potrebbero indicare la presenza della persona sotto la neve, come ad esempio guanti, bastoncini, scarponi, etc. oppure sentire la voce. A volte capita che la persona rimanga in superficie e quindi facilmente individuabile. Se individuano il segnale avvisano il resto dei soccorritori.

Contemporaneamente un’altra persona, sempre indicata dal leader, si mette in un posto sicuro con segnale ed effettua la chiamata al soccorso alpino fornendo più indicazioni dettagliate possibili (luogo, versante, quota, tipo di neve, tipo di valanga, etc.)

A questo punto una seconda squadra inizia la “ricerca veloce”. Si procede velocemente con una greca o a zig-zag seguendo il display che indica direzione e distanza del segnale.

Individuato il segnale, si pianta un bastoncino e si procede più lentamente fino a giungere in prossimità della persona sotto la neve. Se si perde il segnale si ritorna al punto dove abbiamo piantato il bastoncino e ricominciamo a cercare il segnale.

Una volta individuato il segnale, la distanza sul display diminuisce e il segnale acustico diventa più intenso; sul display comparirà un segnale fatto a croce e significa che bisogna effettuare la “ricerca fine” fino ad individuare il punto esatto. Si appoggia l’artva radente al suolo e si procede a fare una croce molto lentamente muovendosi in senso verticale e orizzontale fino a trovare il punto esatto.

Ora è il momento di prendere la sonda e iniziare a sondare. Si pianta la sonda nel punto che abbiamo stabilito con la croce e si procede infilando la sonda nella neve ed eseguendo una spirale o un cerchio a distanza di 5-10 cm uno dall’altro. Una volta individuato la persona si pianta la sonda. Questa operazione va fatta con delicatezza e sensibilità.

A questo punto arriva la parte più impegnativa: si inizia a scavare con la pala in modo da tirare fuori il malcapitato. Se siamo in più persone l’ideale è utilizzare la tecnica a “V” che permette di scavare più velocemente ruotandosi e dandosi il cambio. Le persone al vertice scavano e quelli dietro tolgono l’accumulo di neve.

Una volta trovata la persona si procede a liberargli le vie aeree e aspettare l’arrivo dei soccorsi. In alcuni casi, se abbiamo le qualifiche e le capacità, potrebbe essere necessario applicare il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Se si tira fuori la persona dalla neve è bene coprirlo col telo termico senza dargli da bere nulla, altrimenti è meglio lasciarlo sotto la neve. La cosa importante è che abbia la testa fuori e che riesca a respirare.

valanga

Come si indossa l’artva

L’artva (Apparecchio di Ricerca Travolti in Valanga) va indossato sopra il primo strato che in genere è una maglia termica. Poi sopra metteremo il pile, la giacca, etc. Questo è molto importante perchè l’artva non deve mai staccarsi dal proprio corpo: sono successi casi in cui hanno trovato persone nude sotto la neve perchè la forza della valanga ha strappato via i vestiti. Quindi l’artva più è protetto e meglio è.

Consigli utili

  • L’artva deve avere sempre le batterie cariche e sul display deve segnare almeno 80-80% di batteria; è importante controllare sempre la sera prima di fare l’escursione sulla neve.
  • Portare sempre via anche le batterie di ricambio. Con il freddo tendono a scaricarsi più in fretta.
  • Quando avete l’artva acceso in trasmissione tenete cellulari e oggetti con calamite o oggetti metallici lontani perchè potrebbe far funzionare male l’apparecchio.
  • Spegnete l’artva quando siete in luoghi sicuri e fermi (ad esempio in rifugio o su un punto tranquillo a fare la pausa pranzo) per risparmiare batterie.

Come posso evitare un incidente sulla neve

L’escursionista o l’alpinista con gli sci che decide di svolgere un’escursione in ambiente innevato deve sapere e conoscere molto attentamente la neve e deve fare attenzione a queste cose:

  • conoscere tipologia del manto nevoso
  • conoscere la tipologia di valanghe
  • conoscere bollettino meteo e il bollettino valanghe
  • organizzare e pianificare a tavolino l’escursione
  • osservare e ascoltare l’ambiente circostante e captare eventuali segnali di pericolo
  • avere e saper utilizzare bene artva, pala e sonda
  • con le ciaspole non superare l’inclinazione di 27° del pendio
  • essere adeguatamente allenato e con l’abbigliamento giusto.

Conclusioni

Il pericolo principale per chi frequenta l’ambiente innevato è l’instabilità del manto nevoso e il pericolo delle valanghe. Purtroppo ogni anno muoiono moltissime persone, molto il più delle volte perchè non sono prudenti e sono troppo superficiali.

La montagna d’inverno può essere molto pericolosa e bisogna essere molto scrupolosi e adottare la massima precauzione e agire in modo preventivo. L’unica arma in nostro possesso è appunto la prevenzione e in caso di bisogno, saper fare correttamente l’autosoccorso in valanga utilizzando correttamente artva, pala e sonda. 

CONDIVIDI SU:
Andrea Dianin

Andrea Dianin

Mi chiamo Andrea, sono un architetto e da sempre, fin da ragazzino ho avuto la passione per la montagna. Inizialmente montagna per me significava sciare e fare una passeggiata ogni tanto, oggi è una passione viva più che mai oltre che uno stile di vita. Dieci anni fa ho deciso di iscrivermi al CAI di Padova dove ho seguito diversi corsi (Escursionismo e Alpinismo) e sto facendo un percorso per diventare Accompagnatore di Escursionismo. Frequento la montagna durante tutto l'anno, sia in estate che in inverno, facendo attività personale e all'interno del CAI.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *