Alberi e Cambiamento climatico4 min read

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alberi e cambiamento climatico

Gli alberi oltre ad essere fondamentali per l’ecosistema e la qualità dell’aria possono essere una sentinella di allarme per lo studio e l’osservazione dei cambiamenti climatici che stanno avvenendo sul nostro pianeta.

I primi a risentirne dei cambiamenti del clima sono gli alberi che che anticipano il risveglio primaverile e compromettono la dormienza invernale. Le piante e gli animali quindi vanno in confusione in quanto seguono l’andamento delle temperature.

Oltre a provocare uno stress alla pianta questo sfasamento poi si ripercuote su tutta la catena alimentare e non. Anche i boschi e le foreste delle montagne soffrono di queste variazioni improvvise ed elevate di temperatura. E’ chiaro ormai a tutti che i cambiamenti climatici sono in atto e siamo dentro a una spirale in cui rischiamo di non uscirne più se non interveniamo immediatamente a livello globale.

Alberi come sentinelle del clima

Gli alberi sono importantissimi per l’ecosistema naturale e sono estremamente sensibili alle variazioni dell’ambiente circostante come, ad esempio, percentuale di umidità, acqua, temperatura, stagione dell’anno, fattori che incidono sullo stato di salute dell’ecosistema. 

In virtù di questa caratteristica particolare degli alberi è stato avviato un progetto scientifico dal nome TRACE (Tree monitoring to support climate Adaptation and mitigation through PEFC Certification) promosso dal Gruppo Margaritelli e da PEFC Italia sotto la direzione del Segretario generale Antonio Brunori, con la collaborazione scientifica della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC Foundation). Il progetto prevedeva il monitoraggio della foresta umbra di Piegaro per quasi 800 giorni.

Questa ricerca scientifica unica in Italia (ne sono state fatte di simili anche in Cina, Russia e Spagna) è servita per conoscere e studiare lo stato di salute delle piante attraverso un’attenta osservazione effettuata direttamente nella foresta.

Scopo del progetto TRACE

Il progetto scientifico TRACE, certificato con il doppio protocollo PEFC e FSC, serve per avere una gestione forestale sostenibile, per studiare i cambiamenti climatici attraverso lo stato di salute delle piante e per vedere la capacità di reazione dei boschi in tempi di emergenza climatica come quella che purtroppo stiamo vivendo. Si vuole in questo modo monitorare gli ecosistemi forestali e migliorare la qualità della gestione forestale. Molto della vita in montagna passa anche e soprattutto attraverso i boschi e le foreste.

La foresta presa in esame si trova tra Città della Pieve e Piegaro, in Umbria ed è di proprietà della famiglia Margaritelli diventando un vero e proprio “laboratorio a cielo aperto”. Già in passato la famiglia Margaritelli aveva messo a disposizione l’area per altri studi e ricerche.

Cosa dicono i dati della ricerca

Durante la giornata nazionale degli alberi sono stati presentati i risultati della ricerca e i dati sulla salute della foresta grazie ai “Tree-Talker” che sono dei sensori posizionati sui tronchi degli alberi in grado di raccogliere dati e fare una sorta di check-up. I Tree-Talker  trasmettono a cadenza oraria via internet preziose informazioni come ad esempio:

  • quantità d’acqua assorbita dalle piante,
  • qualità e sul colore del fogliame,
  • stato di debolezza della pianta,
  • presenza di malattie all’interno degli organismi vegetali.

I dati che sono emersi dall’Ottobre del 2018 ad oggi hanno stabilito con certezza come le piante e gli alberi soffrano e siano disorientati perchè vi è una germogliazione anticipata e un ritardo nella senescenza autunnale al contrario di quanto dovrebbe avvenire in maniera naturale secondo il ciclo delle stagioni. Questa sfasatura del comportamento degli alberi della foresta è strettamente collegato ai cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo sempre di più i ritmi vitali degli esseri viventi, compreso l’uomo.

Nello specifico nella foresta di Piegaro, dove è stato fatto l’esperimento, la temperatura rispetto a 50 anni fa è aumentati di ben 1,64 gradi con inverni insolitamente caldi. Questo trend negativo degli ultimi anni incide in maniera negativa sulla salute generale degli alberi e delle piante compromettendo la capacità riproduttiva e la resistenza alle malattie.

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Conclusioni: Gli “alberi parlanti”

Secondo questa ricerca per monitorare gli ecosistemi forestali e la salute delle foreste sono emersi dei dati che indicano quanto i nostri boschi stiano soffrendo a causa dei cambiamenti climatici e degli inverni sempre più caldi.

Nello specifico si è notato come il pino nero e la douglasia hanno prolungato la loro fase attiva fotosintetica invernale, mentre il cerro e il ciliegio tendono a crescere molto più lentamente dovuto alla siccità estiva per periodi troppo prolungati.

Nel complesso quasi tutte le piante esaminate hanno allungato la propria stagione vegetativa di circa 20 giorni e questo determinerà un cambiamento nella distribuzione geografica delle piante nel lungo periodo. Questo per dire che gli alberi parlano e ci stanno dicendo di invertire la rotta al più presto prima che sia troppo tardi.

Letture consigliate

Ecco tre libri per approfondire la tematica del cambiamento climatico:

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